Pubblicato da Salvatore - 31/08/11 alle 08:08:31 pm
Il premio di rischio italiano è salito al di sopra di quello degli spagnoli dal 2010 con uno spread di 400 punti base per i 396 spagnoli. Ciò significa che l’Italia paga più interessi sul proprio titolo decennale che la Spagna e le prestazioni dei titoli di Stato italiani rispetto ai Bund tedeschi, che sono considerati più sicuri dai mercati, è 6,251% da 6,241 % degli spagnoli. Anche se durante diverse giornate il premio per il rischio italiano ha di nuovo superato quello Spagnolo, i dati indicano che i mercati iniziano a vedere l’economia italiana più vulnerabile di quanto gli spagnoli, ciò non significa che sia un successo per la Spagna ma piuttosto un pericolo per l’intera zona euro. L’Italia è la terza più grande economia dell’euro a sostenere un debito del 120% (1,9 miliardi di euro) rispetto al Prodotto Interno Lordo (PIL), solo in Europa dopo la Grecia. Mentre il deficit non è il più alto del vecchio continente, con una crescita economica pari al 4,5% di un decennio si è bloccato allo 0,1%. Si tratta di un cocktail letale, perché se il divario continua a crescere a questo ritmo e l’Italia non cresce, il debito si moltiplicheranno nei prossimi anni. Ieri, un rapporto pubblicato dal Centro per l’Economia e Business Research di Londra, ha affermato che in questa fase, il debito italiano e il PIL potrebbe raggiungere il 150% nel 2017, mettendola sull’orlo del fallimento.
Questa mattina, l’italiano Statistica (ISTAT) ha riferito che l’economia italiana è cresciuta dello 0,3% nell’ultimo trimestre. Secondo l’Istat, la crescita annua raggiungerà lo 0,7%, mentre il governo si aspetta che sia in grado di superare l’1%. La Spagna, però, ha un debito di 67,3% e la sua crescita negli ultimi anni è stata migliore nonostante il rallentamento nel quarto trimestre, che lo pone in una posizione migliore rispetto alla loro premio di rischio. Ma proprio perché è la terza più grande economia in Europa, l’UE non poteva permettersi un piano di salvataggio per l’Italia, che temevano in caso di default, prendendo il front-end per i paesi dell’euro diversi. Il governo italiano ha approvato lo scorso luglio, un pacchetto di regolazione di 48.000 milioni di euro, ma i tagli sono previsti sono forti per il 2012- 2013. Dopo che il governatore della Banca centrale europea Jean Claude Trichet, ha ammonito l’esecutivo di Silvio Berlusconi che sarebbe opportuno anticipare alcune misure per introdurre un mercato più rigorosa, quest’ultimo si è attivato facendo in modo che al più presto vengano attuate tutte le misure di cui il paese ha bisogno per raggiungere l’obiettivo entro il 2013 di portare debito allo 0%.
In termini di crescita economica, Berlusconi e il suo ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, dopo sono incontrati a Roma con le banche con i rappresentanti dei datori di lavoro e sindacati per sviluppare un piano per rilanciare l’economia non sono riusciti a trovare un punto d’incontro in quanto la manovre del governo non convince a tal punto da indurre la Cgil ad indire per il prossimo 6 settembre uno sciopero generale.
Pubblicato da Salvatore - 31/08/11 alle 02:08:17 pm
Secondo quanto viene riportato dall’Istituto nazionale di statistica, si registra nel nostro paese un aumento del tasso di motorizzazione nei comuni che sono capoluogo di provincia. Tale incremento, rispetto all’anno passato è dello 0,6%. Quindi, si è avuta una leggerissima crescita pari allo 0,1 in media nell’arco dei 10 anni a partire dall’anno 2000. Ma cosa misura tale indice? Esso serve per dare una determinazione quantitativa delle auto che sono presenti nelle città e questo calcolo viene effettuato per ogni 1000 abitanti.
In tutto il territorio nazionale vi sono diverse province in cui si sono registrati degli aumenti del numero di macchine calcolando questo dato sempre su una scala di 1000 residenti ecco quali sono le città interessate: Olbia e Nuoro, Aosta, L’Aquila, Latina, Potenza, Catania. L’ Istituto nazionale di statistica ha dato comunicazione di tali facendo riferimento a degli indicatori che sono stati adoperati a livello urbano.
Inoltre, l’istituto di statistica sostiene che tale tasso che indica il livello di motorizzazione è parecchio alto anche in altre zone del paese, e addirittura in ben settantasette capoluoghi di provincia vi sono quasi 600 auto su una base di 1000 residenti. Chiaramente questi dati possono differire di città in città e bisogna tenere conto di alcuni fattori che fanno riferimento alla struttura urbana che presenta ogni singola realtà cittadina. Sono del 25% le città capoluogo di provincia che presentano un più basso indice di motorizzazione ecco alcune: Barletta, Genova e Venezia. Inoltre, poco cambia anche sul fronte dei motocicli. Infatti, secondo il rapporto pubblicato dall’Istituto nazionale di statistica si mette in evidenza come vi sia una preponderanza della quantità di motocicli in tutto il territorio.
L’indicatore a cui fa riferimento l’Istat indica che vi è stato un incremento nelle città capoluogo del 2,4% negli ultimi anni, se questo dato invece si confronta con quello che fa riferimento agli ultimi dieci anni, allora si scopre che addirittura l’aumento che si registrato è pari all’80%. Di certo non poco avranno inciso le modifiche della struttura dei centri urbani da parte delle amministrazioni locali che nel tempo hanno incrementato l’aumento di aree a traffico limitato e zone in cui le macchine non possono transitare oltreché la scarsità di aree adibite a parcheggio e zone dove il parcheggio è a pagamento orario. Questo disagio si avverte di più in quei centri che sono particolarmente sensibili al problema del traffico e i dati sembrano confermare ciò.
Pubblicato da Salvatore - 31/08/11 alle 01:08:28 pm
Nel 2010, l’Italia aveva 1.156.000 famiglie vivono in assoluta povertà: oltre tre milioni di persone. E 8.272.000 i residenti che vivono con meno di 500 euro al mese, secondo l’istituto di statistica, Istat. Un altro recente sondaggio indica che solo uno su cinque italiani ha fatto quest’anno una vacanza estiva. Di questi, il 62% sono andati solo per una settimana. Per capire ciò che sta accadendo oggi bisogna guardare al passato. Secondo gli esperti nel campo dell’economia, l’Italia ha vissuto per decenni una sorta di “guerra civile sotterranea”. La gente è abituata a diffidare dello Stato e non si aspetta nulla di buono dai loro politici. “Il vero problema è che il governo ha passato tre anni a mentire agli italiani”, ha detto Gianfranco Fini, presidente della Camera dei Deputati ed ex alleato di Silvio Berlusconi. Gran parte dei problemi attuali politici hanno avuto inizio con la sua epurazione dal Popolo della Libertà nel luglio 2010. Fini è stato bandito senza processo da parte del leader supremo. Berlusconi ha esaurito la materia grigia nelle mani di Tremonti, Umberto Bossi e alcuni colonnelli più fedeli scarsamente istruiti. Una delle ragioni dell’ espulsione di Fini risale al 2009 quando vennero fatte alcune dichiarazioni generali circa l’economia del paese che non erano giuste. Il 13 aprile 2008, Berlusconi ha vinto le elezioni con la maggioranza più ampia della storia della Repubblica. Poteva fare le riforme che il paese aveva bisogno, ma lui non lo fece. Ha preferito indulgere in propaganda e mistificare la realtà. La situazione è buona, siamo usciti dalla crisi meglio di altri, ha detto sia lui che Tremonti. Ora stiamo pagando questa miopia. Come puoi dire che tutto sta andando bene e improvvisamente tutti ci troviamo a viaggiare a bordo del Titanic?
Nelle ultime settimane, come abbiamo potuto vedere i mercati finanziari hanno registrato più giornate nere in cui si sono bruciati tanti milioni di euro ed il panico viene condiviso anche da Madrid e si estende verso l’Europa. La Consob che è l’organo di vigilanza per la borsa, ha cercato di limitare la speculazione anche se ciò solo in parte è stato possibile. Ci si chiede che cosa può far cambiare le sorti di questo e se veramente risulterà essere efficace una manovra, quale quella del governo che sembra ancora una volta strozzare i ceti medio alti, senza toccare privilegi di sorta che rimangono prerogativa di pochi.
Quando parliamo di indice dei prezzi al consumo, ci riferiamo ad una determinazione quantitativa di natura statistica che interessa il livello generale dei prezzi di beni e/o servizi che un corrispondono da un determinato paniere.
Quest’ultimo, com’è noto, è rappresentato dalle abitudini dei consumatori medi che orientano i loro acquisti verso una certa tipologia di prodotti. Uno degli indici più adoperati è senz’altro quello che individua la variazione della media ponderata del livello dei prezzi che riguardano tutte le transazioni economiche che si realizzano tra i diversi operatori commerciali, partendo dal produttore che per arrivare fino al consumatore finale.
Tale indice adoperato, dall’ISTAT, vale a dire l’Istituto di Statistica Italiano cerca di dare una determinazione quantitativa espressa in percentuale della variazione aumentativa del livello generale dei prezzi di beni e servizi che formano oggetto delle transazioni eseguite dagli operatori commerciali che interagiscono sul mercato nazionale.
Gli indici Istat che riguardano il livello generale dei prezzi di beni e servizi variano nel tempo e si differenziano, sia rispetto alla popolazione dei consumatori che prendono come riferimento, sia per quanto concerne il territorio interessato, sia per le caratteristiche del paniere che viene preso in considerazione che per i prezzi relativi a quest’ultimo.
L’Istat dispone di tre differenti indici dei prezzi al consumo:
1) L’indice NIC: esso rappresenta l’indice che prende come riferimento la collettiva intera. Di conseguenze viene determinato in relazione alla presenza della popolazione per intero in tutto il territorio dello stato che esegue le transazioni economiche che riguardano tutti i beni e servizi presenti sul mercato ad un determinato prezzo praticato sul mercato stesso.
2)L’indice FOI: questo, misura i consumi delle famiglie che sono strettamente correlati ad un lavoratore dipendente. Tale indice è adoperato come riferimento per adeguare gli affitti o al vitalizio che in caso di separazione bisognerà corrispondere al coniuge.
3) L’indice (IPCA): questo indice consente di ottenere delle comparazioni tra il livello generale dei prezzi di beni e servizi interni con quello dei 27 paesi membro dell’Unione Europea.
Leggendo la circolare dell’INPS numero 18 del 05/02/2010 possiamo notare sin da subito che l’INPS stesso ha aggiornato i valori dei massimali per la cassa integrazione guadagni, la mobilità e l’indennità di disoccupazione; rivalutazione ottenuta secondo l’indice Istat.
E citiamo subito una novità:Dal primo gennaio 2010 anche la rivalutazione annuale dei trattamenti di disoccupazione per l’edilizia si fa secondo quanto indica l’art. 1, comma 27, della legge n. 247 del 24 dicembre 2007.
Un’altra estensione comunicata riguarda la finanziaria 2010.
Nella circolare si citano anche gli importi massimi mensili e la retribuzione mensile di riferimento, oltre questa si può attribuire il massimale più alto. Detto importo, per i lavoratori aventi diritto al trattamento speciale di disoccupazione per l’edilizia (secondo la Legge del 6 agosto 1975, n. 427), per l’anno 2010 ammonta a 583,84 euro lordi, ovvero sia 549,74 euro netti (al netto della riduzione del 5,84 per cento). Per chi ha diritto all’indennità ordinaria di disoccupazione non agricola con requisiti normali e, sempre se non usa la riduzione citata nell’articolo 26 della Legge 41/86, detti importi per l’anno in corso sono pari ad euro 892,96 e ad euro 1073,25.
Queste sono dunque le novità che ci fa conoscere l’INPS in base alla rivalutazione indice Istat.
L’Istituto Nazionale di Statistica, italiano (Istat) nasce nel 1926 con il nome di Istituto Centrale di Statistica ed è diventato Istat soltanto nel 1989 sotto il Sistema Statistico.
L’Istat è il principale produttore di statistica ufficiale a supporto dei cittadini e dei decisori pubblici. Per statuto, la realizzazione di indagini, studi e analisi è finalizzata alla produzione di statistica ufficiale e a soddisfare il bisogno informativo espresso dalla collettività. Le rilevazioni di pubblico interesse sono stabilite dal Programma statistico nazionale, il documento che regola l’attività di produzione statistica.
L’Istat svolge un ruolo di indirizzo, coordinamento, assistenza tecnica e formazione all’interno del Sistema statistico nazionale (Sistan). Il Sistema è stato istituito con il decreto legislativo 322/89 per razionalizzare la produzione e diffusione delle informazioni e ottimizzare le risorse destinate alla statistica ufficiale. Del Sistan fanno parte l’Istat, gli uffici di statistica centrali e periferici delle amministrazioni dello Stato, degli enti locali e territoriali, delle Camere di Commercio, di altri enti e amministrazioni pubbliche, e altri enti e organismi pubblici di informazione statistica. Il lavoro di preparazione del Programma statistico nazionale viene effettuato da circoli di qualità composti da esperti provenienti dagli uffici statistici di tutto il Sistan.
L’Istituto è pienamente coinvolto nella costruzione del Sistema statistico europeo (regolamento CE 322/97) e produce informazioni che dovrebbero ispirarsi ai principi fondamentali della statistica ufficiale: imparzialità, affidabilità, pertinenza, efficienza, riservatezza e trasparenza[1]. Per garantirne la qualità, nel 2005 la Commissione europea ha adottato il Codice delle statistiche europee che fissa 15 principi chiave cui gli istituti di statistica devono attenersi nella produzione e diffusione dell’informazione statistica. Oltre i confini dell’Europa, l’Istat partecipa ai processi di standardizzazione e sviluppo della statistica internazionale.
Istat Casa è un aiuto per calcolare la rivalutazione del nostro immobile. Come sappiamo l’inflazione italiananon è ai livelli più alti degli ultimi anni, ma il pericolo di un rialzo dell’inflazione ed una crescita sproporzionata dei prezzi durante quella che ormai è definita più che come crisi finanziaria come crisi dell’euro esiste. Dunque il prezzo del nostro immobile potrebbe continuare a crescere o il prezzo dell’affitto superare i limiti che avevamo in mente, mentre il nostro potere acquisitivo cala.
È un po’ presto per parlare dell’indice Istat 2010, ma quello che sì possiamo fare è avvicinare il lettore a un quadro generale riguardante le principali novità del paniere su cui si basano i calcoli dell’inflazione, secondo le note rilasciate dallo stesso Istituto Nazionale di Statistica.
Il primo indice Istat 2010 riguarda le spese per le badanti e per gli interventi medici privati; questi entrano nel paniere, mentre escono i fiammiferi, le lampadine a incandescenza e le riparazioni degli orologi.
Ora però, ci troviamo di fronte a nuove categorie e rilevazioni; effettivamente il paniere dell’anno 2010 avrà ben 521 categorie rappresentative, con 1206 beni e servizi. Ogni mese si faranno 565mila rilevazioni delle quotazioni di prezzo, 500mila delle quali sul territorio italiano e inviate all’Istat attraverso i vari uffici comunali di statistica; le rimanenti 65mila, invece, saranno fatte in maniera centralizzata dall’Istituto stesso. Per quanto riguarda le indagini, queste verranno fatte su un totale di 41.000 punti vendita distribuiti su tutto il territorio italiano; mentre per i canoni di affitto, le abitazioni prese in considerazione saranno circa 8200.
Non ci resta che pazientare qualche mese per poter valutare e confrontare i vari grafici dei prezzi, sia nei mesi relativi al presente anno che in confronto ai mesi dell’anno 2009 e 2008.La crescita dell’economia italiana ha accelerato nel secondo trimestre al 0,3% dopo essere stato particolarmente lento nel primo trimestre, secondo le stime preliminari Venerdì rilasciato dall’Istituto di statistica ISTAT. La crescita dell’economia italiana ha accelerato nel secondo trimestre al 0,3% dopo essere stato particolarmente lento nel primo trimestre, secondo le stime preliminari Venerdì rilasciato dall’Istituto di statistica ISTAT.
L’Italia aveva la fine del 2010 più di otto milioni di persone vivono in povertà, ha annunciato oggi l’Istituto Nazionale di Statistica (Istat), mentre il Parlamento deve adottare un piano di austerità che interesserà ancora di più il della popolazione. Gli ultimi dati, 8.272.000 persone pari al 13,8% della popolazione sono considerate “relativamente poveri”, vale a dire avere un reddito inferiore a € 992,46 al mese per due persone, in crescita rispetto ai 7.810 mila persone, pari al 13,1% della popolazione considerata povera e la fine del 2009. povertà relativa è aumentata, tra le altre cose, tra le famiglie con cinque o più membri, dal 24,9% al 29 , il 9% e tra le famiglie monoparentali dal 11,8% al 14,1%. Si verifica anche tra le famiglie con tre o più figli minori, così come nelle case per anziani in cui un solo membro ha una pensione.
Anche l’Italia ha 3.129 mila persone, pari al 5,2% della popolazione che vive in “povertà assoluta”, una figura relativamente immutato dal 2009, quando questi individui sono stati 3,074 milioni. La “povertà assoluta” si caratterizza per l’incapacità di pagare beni e servizi considerati “essenziali” per un “minimo accettabile” viva e varia a seconda della località italiane, la vita è più conveniente rispetto al sud nel nord, o la tipologia della famiglia. Istat rilasciato i suoi dati, mentre la Camera dei Rappresentanti si appresta a dare il via libera definitivo a un piano di austerità di quasi € 48000000000 in quattro anni. Tra le misure impopolari del piano per ridurre il deficit comprendono l’introduzione di canoni di utenza, congelamento salari e l’assunzione di personale, una grave riduzione degli ammortamenti delle misure locali e stringendo sulle pensioni.
Esportazioniitaliane in drastico calo nel 2009: 21,4. Annata nera -secondo l’Istat- per i prodotti italiani venduti all’estero il cui flusso cala soprattutto nell’area dell’UnioneEuropea dove la flessione arriva addirittura al -23,7%. Minore ma altrettanto preoccupante il dato delle esportazioni verso i paesi non europei: -18,1%. Tutte le ripartizioni territoriali fanno rilevare flessioni nelle esportazioni, con diminuzioni superiori a quella media nazionale per l’Italia insulare (meno 39,5 per cento, dovuta alla forte riduzione del valore delle vendite all’estero di prodotti petroliferi raffinati), per quella meridionale (meno 23,5 per cento) e per quella nord-orientale (meno 22,6 per cento); flessioni inferiori alla media nazionale si registrano, invece, per la ripartizione nord-occidentale (meno 20,4 per cento) e per quella centrale (meno 15,2 per cento).
Ecco l’agenda del 2010 di tutti i comunicati previsti dall’Istat. Nel nostro sito troverete il commento e le notizie pià aggiornate riguardo alle statistiche dell’Istituto.