Indice Istat http://www.indiceistat.it Just another WordPress weblog Thu, 17 May 2012 23:03:20 +0000 http://wordpress.org/?v=2.8.6 en hourly 1 Privatizzazione e servizi pubblici (4°parte) http://www.indiceistat.it/privatizzazione-e-servizi-pubblici-4%c2%b0parte/ http://www.indiceistat.it/privatizzazione-e-servizi-pubblici-4%c2%b0parte/#comments Thu, 17 May 2012 23:02:31 +0000 Salvatore http://www.indiceistat.it/?p=1677

La novità della privatizzazione consiste dunque nel fatto di introdurre massicciamente la regolazione di mercato in un assetto di rapporti tra stato e fornitori privati sino ad ora fortemente improntato ad una regolazione autoritaria dello stato oppure a forme di concertazione neo-corporative. Entrambi questi modelli di regolazione sono radicati, nel quadro europeo, in culture e reti di relazione tra soggetti pubblici e privati fortemente consolidati nel tempo e cristallizzati in specifici assetti istituzionali. Sono proprio questi assetti istituzionali ad essere messi in crisi dal tentativo massiccio di introdurre le regole della competizione economica in un campo di politiche e di assetti organizzativi che ne era precedentemente quasi del tutto sprovvisto. In crisi va innanzitutto il modello di welfare mix a dominanza pubblica, ovvero fondato su un forte potere regolativo dello stato sulle organizzazioni private e nonprofit adibite alla fornitura dei servizi.
Si tratta di un modello definito alcuni anni fa da Wolch come “stato ombra” {sbadata state) e particolarmente sviluppato in Gran Bretagna (almeno sino alla svolta introdotta dal governo Thatcher), nei paesi scandinavi, ma anche in alcuni paesi dell’Europa continentale (come la Francia, ad esempio). Secondo Wolch, lo stato ombra è «un insieme di agenzie ausiliarie, costituite separatamente dallo stato, che mantengono funzioni che sono caratteristiche dell’apparato statale» i l cui coinvolgimento nelle politiche di welfare conduce ad «un’estensione e differenziazione dell’intervento statale non riduce ma estende l’influenza e il controllo dell’amministrazione pubblica sulle organizzazioni nonprofit, che costituiscono “agenti pubblici” a tutti gli effetti. Nel modello dello “stato ombra” le organizzazioni private e del terzo settore sono generosamente sostenute da finanziamenti pubblici. Al sostegno finanziario dello stato si accompagna anche una forte regolazione pubblica, la cui finalità è quella di influenzare i contenuti

dei servizi offerti dai fornitori privati in modo da renderli coerenti con gli obiettivi della programmazione pubblica. Ciò tuttavia ha progressivamente assoggettato i fornitori privati di servizi ai fenomeni organizzativi tipici delle amministrazioni pubbliche, come la trasformazione dei fini e la burocratizzazione interna. Assumendo progressivamente le sembianze di un’agenzia pubblica, i fornitori privati hanno inoltre perso parte delle loro qualità tradizionali, come la flessibilità, l’autonomia, il carattere volontario, il radicamento nella comunità (. L’introduzione di meccanismi di mercato è stata allora considerata come il modo migliore per recuperare efficienza e superare l’immobilismo tipico di organizzazioni troppo burocratizzate.

La privatizzazione ha messo in crisi anche l’assetto neo-corporativo delle politiche sociali sviluppate in molti paesi dell’Europa continentale (come Germania e Olanda). Sebbene lo sviluppo di un regime misto fondato sul principio della sussidiarietà abbia comportato una certa frammentazione dell’autorità statale e lo sviluppo di logiche centrifughe, esso ha accresciuto nel tempo la strutturazione gerarchica delle organizzazioni nonprofit che gestiscono servizi entro organismi apicali coinvolti sempre più strettamente nei processi decisionali. Il concetto di “governo degli interessi privati” è stato esplicitamente proposto proprio allo scopo di descrivere la relazione particolare che si viene a creare in questo contesto tra stato ed associazioni. Tale relazione si sviluppa prevalentemente tramite concertazioni specifiche, riguardanti tematiche particolari, in cui nessuna delle parti in gioco assume definitivamente una posizione dominante.

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Privatizzazione e servizi pubblici (3°parte) http://www.indiceistat.it/privatizzazione-e-servizi-pubblici-3%c2%b0parte/ http://www.indiceistat.it/privatizzazione-e-servizi-pubblici-3%c2%b0parte/#comments Thu, 17 May 2012 22:55:57 +0000 Salvatore http://www.indiceistat.it/?p=1675

È indubbio che la principale ragione portata generalmente a sostegno di una larga privatizzazione delle politiche sociali riguarda i guadagni in termini di efficienza economica che essa sembra offrire. C’è chi insiste soprattutto sull’utilità di fondare la fornitura di servizi di interesse pubblico sul pieno riconoscimento dei property rights dei fornitori. La privatizzazione della proprietà consentirebbe infatti di evitare una serie di inefficienze che affliggono inevitabilmente le agenzie pubbliche: la tendenza dei manager pubblici a massimizzare il budget disponibile per aumentare la loro influenza, la mancanza di una dipendenza stretta tra la remunerazione degli operatori pubblici e i profitti realizzati, le molteplici possibilità che emergano condotte di “azzardo morale” nei dipendenti delle agenzie pubbliche che forniscono servizi. Il trasferimento della proprietà delle agenzie che erogano servizi in mani private consentirebbe, in questa prospettiva, una gestione più attenta alle regole del gioco economico e più sensibile alle domande dei clienti. Gran parte dei vantaggi che vengono attribuiti alla privatizzazione nel campo dei servizi sociali dipendono tuttavia dalla possibilità di creare un mercato dei servizi, più che dalla semplice natura privata dei fornitori. Il trasferimento di responsabilità gestionali da fornitori pubblici a fornitori privati, infatti, viene considerato come un passaggio utile nella misura in cui esso consente che le leggi del mercato competitivo siano utilizzate per razionare e distribuire i benefici del welfare (Walker, 1984). Se il cambiamento di natura proprietaria dei fornitori mantenesse una condizione di monopolio o di oligopolio dell’offerta, esso non consentirebbe di raggiungere le condizioni di ottimalità che sono tipiche dei mercati concorrenziali. La sfida più profonda della privatizzazione riguarda dunque la possibilità di creare un nuovo meccanismo di coordinamento tra offerta e domanda fondato sulle leggi della concorrenza economica.

La privatizzazione implica dunque una certa commercializzazione dei servizi sociali (Savas, 1987). Essa diviene una strategia massimamente appetibile in contesti di crisi economica, quando il problema cruciale è quello di ridurre i costi ed aumentare al massimo grado l’efficienza del sistema dei servizi. In questa prospettiva, si deve osservare, non assume grande rilevanza che i fornitori privati dei servizi siano o meno sottoposti al vincolo di non distribuzione interna dei profitti. Secondo Hansmann (1987), come noto, sarebbe proprio la presenza di organizzazioni

nonprofit a consentire che mercati fortemente caratterizzati da asimmetrie informative (come quello dei servizi sociali) non siano dominati da comportamenti opportunistici e dalla conseguente perdita di efficienza. La speciale affidabilità delle organizzazioni nonprofit costituirebbe così la condizione perché anche nei mercati esposti all’asimmetria informativa sia possibile instaurare meccanismi competitivi con garanzia di efficienza. L’inclusione delle organizzazioni nonprofit nel

campo della fornitura di servizi sociali, o addirittura il loro accesso privilegiato o esclusivo a questo campo, non costituisce dunque che una precondizione per lo sviluppo di un mercato competitivo dei servizi: è infatti i l modello di coordinamento tra domanda ed offerta la condizione decisiva che rende possibili guadagni di efficienza. La novità della privatizzazione consiste dunque nel fatto di introdurre massicciamente la regolazione di mercato in un assetto di rapporti tra stato e fornitori privati sino ad ora fortemente improntato ad una regolazione autoritaria dello stato oppure a forme di concertazione neo-corporative.

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Privatizzazione e servizi pubblici (2°parte) http://www.indiceistat.it/privatizzazione-e-servizi-pubblici-2%c2%b0parte/ http://www.indiceistat.it/privatizzazione-e-servizi-pubblici-2%c2%b0parte/#comments Thu, 17 May 2012 22:41:42 +0000 Salvatore http://www.indiceistat.it/?p=1673

Diverso appare nei due modelli il ruolo attribuito allo stato e alla regolazione pubblica. Nel primo modello lo stato ha il compito fondamentale di tutelare i l diritto di scelta dei cittadini, n o n c h é quello di stimolare e sostenere la domanda privata di servizi. L’intervento pubblico si concentra nel sostegno del potere d’acquisto dei cittadini (tramite

la concessione di detrazioni fiscali), nell’emissione di vouchers per i cittadini sprovvisti del necessario potere d’acquisto, nella promozione dell’informazione e della libertà di scelta del cittadino, nell’approntamento di una regolazione volta ad evitare la concorrenza sleale alcune organizzazioni nei confronti delle altre.

Nel secondo modello lo stato finanzia direttamente i fornitori di servizi e perciò può esercitare una funzione regolativa ancora rilevante nei confronti di questi. La responsabilità finanziaria dell’amministrazione pubblica, congiunta con quella di acquisto, legittima, più di quanto sia possibile nel primo modello, la definizione vincolante di parametri inerenti i contenuti e la qualità delle prestazioni fornite. Anche la selezione stessa dei fornitori privati da finanziare avviene sulla base di criteri più rigorosi e può essere cambiata nel tempo di fronte a risultati insoddisfacenti. Inoltre, lo stato mantiene in questo modello una funzione forte di controllo e di verifica dell’efficacia dei servizi finanziati.

Infine, i due modelli si differenziano anche rispetto al ruolo attribuito ai fornitori privati di servizi sociali. Il primo modello premia soprattutto la capacità di attrarre nuovi clienti e dunque la capacità dei fornitori di adattarsi all’evoluzione della domanda privata. Si tratta dunque di un sistema che sembra incoraggiare l’innovazione, anche se ciò espone a rilevanti fenomeni di cream skimming, ovvero alla tendenza da parte dei fornitori di abbandonare la clientela più problematica e che richiede trattamenti più costosi.

Il secondo modello premia invece la capacità dei fornitori privati di assumersi responsabilità collettive e di condividere con lo stato gli obiettivi delle politiche pubbliche. Esso tuttavia li espone ad una diretta dipendenza finanziaria dall’amministrazione pubblica e favorisce lo sviluppo di legami collusivi con i funzionari pubblici. Oggi si osserva la crescita della commistione tra misure che si rifanno ad entrambi i modelli presentati. Ad esempio, il concetto di “quasi mercato” (Le Grand, 1990) è di un sistema misto in cui convivono l’idea di far dipendere il finanziamento dei fornitori privati dalle scelte dei cittadini e quella di mantenere un controllo pubblico diretto tramite forme di accreditamento. Diverse esperienze oggi in atto

nei paesi europei si fondano su modelli di concorrenza amministrata che combinano, secondo mix variabili, misure orientate alla privatizzazione dalla parte della domanda con misure finalizzate alla privatizzazione dalla parte dell’offerta. I due modelli di privatizzazione, in effetti, costituiscono prospettive diverse, ma non necessariamente

contraddittorie, di evoluzione delle politiche sociali. La prima intende sviluppare più il mercato privato dei servizi di pubblica utilità, mentre la seconda vuole creare un vero e proprio mercato pubblico dei servizi sociali. La seconda privatizza solo la fornitura dei servizi, mentre la prima privatizza l’acquisto e anche parte del finanziamento. Le politiche nazionali presentate in questo volume mostreranno, in effetti, come sul piano pratico vengono spesso costruiti assetti che combinano insieme elementi dei due approcci, secondo mix che enfatizzano più un modello dell’altro a seconda di quali siano i valori.

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Privatizzazione e servizi pubblici http://www.indiceistat.it/privatizzazione-e-servizi-pubblici/ http://www.indiceistat.it/privatizzazione-e-servizi-pubblici/#comments Thu, 17 May 2012 21:54:29 +0000 Salvatore http://www.indiceistat.it/?p=1671

La novità della privatizzazione guidata dall’offerta consiste nel tentativo di trasformare l’interdipendenza tra stato e fornitori privati, spesso fondata su legami fiduciari, in un rapporto di vero e proprio scambio, in cui lo stato assume il ruolo dell’acquirente dei servizi resi disponibili dai fornitori privati. L’introduzione di meccanismi competitivi nei

rapporti finanziari tra stato e fornitori privati dovrebbe consentire, nelle intenzioni dei policy makers che sostengono questa strategia, di superare le rigidità e i vincoli (Douglas, 1987) che caratterizzano la fornitura pubblica, senza tuttavia che ciò implichi un deciso ritiro dello stato.

Tuttavia anche l’adozione di questo modello solleva diverse perplessità. Innanzitutto esso non consente la mobilitazione di risorse economiche aggiuntive rispetto a quelle messe a disposizione dallo stato. In una fase caratterizzata da pesanti vincoli di bilancio, il miglioramento di efficienza che la privatizzazione dell’offerta sembra garantire potrebbe non essere sufficiente a far fronte all’aumento della domanda di servizi sociali. Anche la capacità dei fornitori privati (soprattutto le organizzazioni nonprofit) di mobilitare ulteriori finanziamenti sotto forma di donazioni e di lavoro volontario sembra nel complesso insufficiente a sostenere un aumento effettivo del volume di servizi sociali forniti alla popolazione. La privatizzazione guidata dall’offerta rischia così di apparire più una strategia di razionalizzazione dell’intervento già esistente, che una via capace di ampliare il sistema d’offerta. Inoltre, anche il secondo modello, come il primo, determina comunque una profonda modificazione nel sistema d’offerta. Esso espone infatti gran parte dei fornitori privati di servizi sociali ad un processo di burocratizzazione, che rischia di deprimere, anziché promuovere, la flessibilità e l’innovatività dell’offerta privata. L’introduzione di meccanismi competitivi e il passaggio deciso al contracting-out sembra infatti premiare quelle organizzazioni che si dimostrano più capaci di gestire in modo efficiente e professionale i servizi dati in appalto, piuttosto che le organizzazioni che sperimentano nuove forme di intervento. Questa politica potrebbe così determinare, nel medio termine, un paradosso: quello di sostenere un’offerta privata che va via via smarrendo gran parte delle caratteristiche che l’hanno fatta preferire ad una gestione direttamente pubblica (Evers, 1995).

La differenza esistente tra una privatizzazione guidata dalla domanda ed una privatizzazione guidata dall’offerta consente di cogliere come dietro le politiche di privatizzazione stiano orientamenti di policy e concezioni dell’intervento pubblico notevolmente diverse. Alla base dei due modelli ritroviamo infatti valori e concezioni ideali e teoriche notevolmente lontani fra loro. Il primo modello – quello dalla parte della domanda -vede il principale vantaggio della privatizzazione nel conferimento al cittadino di una capacità di spesa e di un potere di scelta che i sistemi di welfare a dominanza statale hanno difficilmente riconosciuto. Alla base di questo modello stanno così i

valori del mercato, del pluralismo e del “consumerismo”. Il secondo modello – quello dalla parte dell’offerta – fonda la privatizzazione sul riconoscimento dell’esistenza di risorse private, mobilitate soprattutto dalle organizzazioni del terzo settore, che sono utilizzabili pienamente a scopo di utilità collettiva, a patto che esse vengano inscritte i n un sistema trasparente di regole competitive. Alla base di esso stanno così i valori della sussidiarietà e della responsabilità collettiva per la realizzazione del bene comune.

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La crisi ed i troppo suicidi in Italia2 http://www.indiceistat.it/la-crisi-ed-i-troppo-suicidi-in-italia2/ http://www.indiceistat.it/la-crisi-ed-i-troppo-suicidi-in-italia2/#comments Wed, 16 May 2012 22:21:09 +0000 Salvatore http://www.indiceistat.it/?p=1669

C’è un fatto che si ha bisogno rappresentante drammaticamente Bortolussi. Tra i 23 suicidi registrati piccole imprese dall’inizio del 2012, il 40% appartiene alla regione Veneto del nord est Italia è sempre stata un motore di sviluppo economico basato sulle piccole e medie imprese. Il cosiddetto “suicidio economico” sono causati da un cocktail fatale composto dai resti della vecchia Italia e la nuova crisi globale. “La lentezza della burocrazia, la difficoltà di rapporti con le banche e il governo”, come rivelato dal lato del Pantheon “, ora unire le imprese indebitate, i pagamenti sono in ritardo e non raggiungono mai … La piccola impresa è destinata a licenziare persone che hanno lavorato tutta la vita, gli amici veri, anche la famiglia … Prova a resistere, finché un giorno non può più resistere e … “Sembra che la situazione peggiorerà. Quindi, almeno cinque associazioni, dalla Caritas-business organizzazioni hanno già istituito servizi di consulenza agli imprenditori e lavoratori in difficoltà. Il più rappresentativo, che solo il titolo dice tutto, è stato realizzato lo scorso Lunedi a Vigonza, in provincia di Padova, 25 km a ovest di Venezia. Il tuo nome: “Associazione della famiglia di imprenditori suicidi”. L’orizzonte è molto scuro. Sul tavolo si affollano relazioni, più pessimistiche rispetto agli altri. Negli ultimi tre mesi, 146.000 aziende italiane chiusura cast. E la tempesta non è finita. Secondo l’associazione dei rivenditori, il 2012 sarà l’anno peggiore della crisi e, secondo il governo fino al 2013 non si rompe la tendenza. Dal punto di vista dei consumi, non era così male dagli anni del dopoguerra. Metà delle famiglie, detto da lui stesso Monti, faticano a tirare avanti. Se nel giugno 2011, il 28% degli italiani è ancora riuscita a risparmiare qualcosa ogni mese, ora solo il 9%. 87% ha già tagliato il cestello al supermercato e ci sono oltre un milione e mezzo di famiglia destinato in beneficenza. Non sarebbe sorprendente, quindi, che i dati suicidi generati dal recente studio, il portale europeo EURES della mobilità-composto viene raggiunto: nel 2010 si suicidò 336 e 362 imprenditori disoccupati o lavoratori autonomi.

E perché, allora, non così male l’economia non era ancora esistono in Italia una nuova classe di diseredati, quelli che chiamano qui esodati Vincenzo Sgroi è uno di loro. Il suo caso illustra particolarmente bene l’angoscia di molte famiglie. E ‘uno dei 500 prepensionati di La Posta, il servizio postale funge anche da cassa di risparmio. Ha accettato di rinunciare al risarcimento di 70.000 euro che li aiuterebbe ad arrivare al pensionamento in cambio di uno dei suoi figli ha avuto la possibilità di essere collocato, fissato nella società pubblica. Una fortemente contestata dai sindacati, che ritengono medievale. Nel frattempo, la crisi stava arrivando primo e il governo di Monti in seguito. Vincenzo scoperto che il sito fissa il bambino è solo lavoro a tempo parziale e 15 -15 giorni a casa, e che lo stipendio è inferiore a 700 euro. Ma più grave è che la riforma delle pensioni varato dal nuovo governo ha rimosso l’orizzonte del pensionamento. Quando ha accettato il prepensionamento, aveva solo un anno di tempo alla pensione, ora avete quattro … Tutto impotenza si riflette nel volto, nella sua domanda: “Cosa faccio adesso?” Lui e altri 65.000 350.000 pensionati precoci, secondo i sindacati erano convinti di aver finalmente raggiunto la riva della pace e ora sono tre o quattro anni del litorale in acque più fredde e più profondo che mai, incapaci di imparare nuoto, con la vita rovinata.

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Hollande Merkel e cercare di mostrare un’immagine di unità contro Atene http://www.indiceistat.it/hollande-merkel-e-cercare-di-mostrare-unimmagine-di-unita-contro-atene/ http://www.indiceistat.it/hollande-merkel-e-cercare-di-mostrare-unimmagine-di-unita-contro-atene/#comments Wed, 16 May 2012 21:57:38 +0000 Salvatore http://www.indiceistat.it/?p=1667

Il nuovo presidente della Francia, François Hollande, ha incontrato a Berlino con il Cancelliere federale, Angela Merkel, che ha ricevuto la sua prima visita di Stato dopo il suo insediamento questa mattina. Il francese è stato ritardato per più di un’ora dopo che un fulmine ha raggiunto il suo aereo ufficiale. Dopo l’arrivo a Berlino, ha incontrato il capo del governo tedesco per affrontare i temi scottanti del suo nuovo mandato. E la situazione greca è diventato uno dei temi chiave . Nonostante le differenze in onda dalle loro rispettive squadre in questi giorni, entrambi i presidenti hanno convenuto che la Grecia dovrebbe seguire entro pienamente l’euro e ha promesso il loro sostegno per tornare al percorso di crescita. “Siamo consapevoli delle responsabilità dei nostri due paesi“, ha detto Merkel, aggiungendo: “. Animato da questo spirito, troveremo soluzioni”. La riunione è stata preceduta da tensioni tra il partito socialista Hollande e il governo tedesco. Portavoce socialisti questo fine settimana ha attaccato il governo per garantire che la Merkel a Berlino “non può da solo decidere il futuro dell’Europa”. Ieri questa recensione è stata ripetuta da parte del Ministero degli Esteri tedesco: “Noi abbiamo una moneta comune e una moneta comune hanno responsabilità comuni. Non è solo un progetto monetaria è un progetto congiunto “, ha sottolineato Merkel. Nel frattempo, il cancelliere aveva insistito nei giorni scorsi che il patto fiscale europea è politicamente “non negoziabile”. Merkel e la sua Unione cristiano-democratico di Domenica ha subito una severa sconfitta elettorale nello stato più popoloso e industrializzato del Paese , Nord Reno-Westfalia. La schiacciante vittoria del socialdemocratico SPD Merkel è servito a spostare il suo cammino europeo. Molti critici delle prescrizioni imposte dalla Merkel aspettiamo che il nuovo presidente francese è costretto a cambiare la sua strategia. A Berlino, i due leader si sono scontrati un paio di volte sul tappeto rosso bagnato dalla pioggia mentre passavano ispezionato la guardia d’onore presso la cancelleria. In Germania si prevede che i duri attacchi dei socialisti per dare modo al Cancelliere post-elettorale calma.

Tuttavia, Hollande attendono le elezioni di giugno. L’opposizione alla proposta di austerità da Merkel e Sarkozy è stato uno dei suoi trucchi per vincere le elezioni presidenziali, in modo che nessuno si aspetta un approccio drastico Merkel prima di questi nuovi sondaggi. Hollande viaggiò a Berlino con la promessa di rinegoziare con Merkel patto fiscale o, almeno, aggiungere un nuovo patto per la crescita. Il suo arrivo è stato preceduto da una violenta tempesta che lo costringe a interrompere il suo volo e turbolenza dei mercati causata dal fallimento dei negoziati di Atene per formare un nuovo governo dopo le elezioni il 6 maggio. Merkel lo ha accolto alla vettura ufficiale sotto la pioggia di Berlino. Non c’erano abbracci amichevoli come si usava mettere in scena il ministro degli Esteri e Sarkozy, ma una stretta di mano sobria nel cortile della Cancelleria risparmio. Né il bacio sulla mano di Jacques Chirac e dei baci sulla guancia di Sarkozy. L’asse franco-tedesco è stato per decenni il motore della Unione europea e l’architetto degli accordi che hanno spinto la sua graduale integrazione. Sarkozy e Merkel, i leader del centro nei loro rispettivi paesi, hanno superato le loro differenze gravi iniziali e formano un tandem che è stato chiamato Merkozy. Ieri, Hollande ha dedicato il primo viaggio del suo mandato, la sera del suo insediamento, per incontrarsi con Merkel per cercare una posizione comune. Sarkozy aveva fatto lo stesso quando è stato eletto nel 2007 per il loro unico mandato.

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La crisi ed i troppo suicidi in Italia http://www.indiceistat.it/la-crisi-ed-i-troppo-suicidi-in-italia/ http://www.indiceistat.it/la-crisi-ed-i-troppo-suicidi-in-italia/#comments Wed, 16 May 2012 21:49:59 +0000 Salvatore http://www.indiceistat.it/?p=1664

Ogni giorno un piccolo datore di lavoro e un lavoratore uccidere se stessi sopraffatti dai debiti e dalla mancanza di speranza per superare le difficoltà. Se c’è una parola vietata, quella è suicidio. Molto più a società come l’Italia, come gli spagnoli, che per secoli hanno vissuto in ombra l’etica e l’estetica della religione. Anche se i bombardieri sempre negato un posto in paradiso, nel cimitero e nei giornali, gli italiani stanno prendendo la vita per motivi economici. Ad una velocità di due al giorno. Un piccolo datore di lavoro e un lavoratore si sentono costretti ogni giorno per la ferrovia o la forca dalla disperazione che provoca la crisi.

Non ancora raggiunto il record spaventoso dei Greci 1725 suicidi negli ultimi due anni, ma la progressione è così allarmante che anche il Primo Ministro Mario Monti , come cattolico, chiamato il diavolo per nome. “Ogni giorno ci sforziamo di evitare di cadere nella scogliera in Grecia, con molti posti di lavoro persi e tanti suicidi”, ha detto. Non parlava, per una volta, il premio al rischio felice o deficit nei conti pubblici. Ha parlato alla fine il costo umano. De Vincenzo, 28, o Robert, 62 anni, che si sono impiccati sopraffatti dal debito. O Mario, 59 anni, fuggito la crisi sparandosi al petto.il suicidio sempre negato un posto in paradiso, nel cimitero e nei giornali, gli italiani stanno prendendo la vita per motivi economici. Ad una velocità di due al giorno. Un piccolo datore di lavoro e un lavoratore si sentono costretti ogni giorno per la ferrovia o la forca dalla disperazione che provoca la crisi. Non ancora raggiuntoRoberto , 62 anni, che si sono impiccati sopraffatti dal debito. O Mario, 59 anni, fuggito la crisi sparandosi al petto.

Il suicidio di un pensionato dalla crisi scatenata la rabbia in Grecia

La situazione è talmente drammatica che la notte del Mercoledì, piccoli imprenditori e lavoratori andati al Pantheon di tenere le candele in silenzio: “Non ci sono più suicidi”. Poche ore prima, lo stesso Monti aveva pubblicamente ammesso che la crisi sta imponendo “un alto prezzo per le famiglie, i giovani, i lavoratori … A volte con le esperienze che sono chiusi nella disperazione.” Negli ultimi mesi, quasi un giorno che i giornali italiani non portano la notizia di un piccolo imprenditore che si butta nei binari del treno, come lavoratore autonomo o un disoccupato impiccarsi sopraffatti dai debiti e la mancanza di uscita . Secondo Giuseppe Bortolussi, segretario generale della Cgia di Mestre, associazione di artigiani e piccole imprese, “per molti di coloro che scelgono di suicidarsi, il suicidio è un atto di ribellione contro un sistema che sordo e insensibile non riesce a capire il gravità della situazione. Si tratta di un vero e proprio grido d’allarme lanciato da chi può fare di più. “da debiti e la mancanza di output. Secondo Giuseppe Bortolussi, segretario generale della Cgia di Mestre, associazione di artigiani e piccole imprese, “per molti di coloro che scelgono di suicidarsi, il suicidio è un atto di ribellione contro un sistema che sordo e insensibile non riesce a capire il gravità della situazione. Si tratta di un vero e proprio grido d’allarme lanciato da chi può fare di più. ”

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Paniere 2013 http://www.indiceistat.it/paniere-2013/ http://www.indiceistat.it/paniere-2013/#comments Sat, 28 Apr 2012 01:04:15 +0000 Salvatore http://www.indiceistat.it/?p=1662

Il Cancelliere Angela Merkel , probabilmente lo ignorano, ma ha sempre aderito al proverbio castigliano “quando si vede la barba della striscia vicina …”. In questo caso, due vicini: Nicolas Sarkozy, che ha perso il primo round Domenica di elezioni presidenziali francesi , e primo ministro del Paesi Bassi Mark Rutte, il cui governo ha definitivamente bloccato nel suo programma di tagli . Entrambi gli alleati conservatori sono stati critici del Cancelliere democratico (CDU) e sostenitori di prescrizioni di austerità. La preoccupazione politica a Berlino in questi giorni è trapelato nelle dichiarazioni stesse Merkel e il Ministero delle Finanze, in cui il Segretario di Stato Thomas Steffen dice che il suo governo non è composto di “consolidamento dei talebani”, “vediamo anche che l’Europa ha bisogno di più crescita “. Quando il Mercoledì Merkel ha ammesso la necessità di una “crescita attraverso riforme strutturali” era immergendo le barbe cristiano-democratici. Per ora, solo parole. Il dibattito ha raggiunto i media mainstream esattamente nel paese e il Giovedi la copertura influente copaba sul sito web del Der Spiegel.

L’articolo sottolinea, tuttavia, che l ‘”improvvisa accordo” retorica tra il presidente della Banca centrale europea (BCE) Mario Draghi, il candidato socialista Francois Hollande e il Cancelliere Merkel pro-crescita “comporta il problema che tutti vogliono dire qualcosa di diverso “con le stesse parole. I fatti sono altrimenti e, finora, solo ha confermato la “sottile cambiamento di tono” di Berlino che rileva un analista al British agenzia Reuters. Ma nessun dubbio che i democratici cristiani tedeschi si stanno preparando per la possibilità che il primo partner europeo presto un governo socialista. Il candidato Hollande ha già annunciato che il suo primo viaggio sarebbe “a Berlino, Angela Merkel per confermare che i francesi hanno votato per un’Europa diversa”. Come si riceve? Hollande proposte per una tassa sulle transazioni finanziarie nella zona euro, il ruolo rafforzato della Banca europea per gli investimenti (BEI) e la razionalizzazione dei fondi strutturali non sono ben viste nel governo Merkel. Ogni volta che la tassa sulle transazioni è una condizione del Partito Socialdemocratico (SPD) per dare il loro voto a patto fiscale in parlamento (Bundestag), il mese successivo. I partiti di centro-destra che formano il governo di Merkel (CDU / CSU e liberale FDP) bisogno dei voti della SPD per il Patto fiscale successo. I socialdemocratici guardano con sospetto in Francia e mi chiedo se ci sarà tempo per prendere coraggio e fare pressione sui Merkel con più condizioni. Il partito del presidente Sigmar Gabriel sta mostrando i segni in questa direzione e assicura che Hollande “ha tutto il diritto di chiedere un patto per la crescita e l’occupazione”. Gradini del terreno Hollande robusti, quando ha proposto “obbligazioni europee” per finanziare le infrastrutture in Europa. Ha detto che c’è un debito “mutualizzazione”, ma pagare per progetti industriali, ma gli economisti che stabilire la rotta della Banca centrale tedesca (Bundesbank) e garantire l’ortodossia finanziaria (a suo parere, e violato) della BCE darà un inizio ogni volta che qualcuno pronuncia la parola “Eurobond”. Anche se non è esattamente questo, questo quarto punto della proposta di Hollande trovare resistenza accanita qui. Coalizione di Merkel è indebolito dal crollo del FDP alle elezioni regionali negli ultimi anni. Eurobonds sono molto impopolari con i tedeschi, che vedono gli sforzi della crisi come un carico di tempo accettabile per le loro tasche. È dubbio se il governo attuale sarebbe sopravvissuta alla decisione di emettere congiunta del debito europeo.Nonostante le preoccupazioni, Merkel CDU si basa sul ruolo didattico dei mercati, dicono, non avrebbe permesso Hollande via gran parte della direzione impostata dal presidente Sarkozy.

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Paniere 2012 http://www.indiceistat.it/paniere-2012/ http://www.indiceistat.it/paniere-2012/#comments Sat, 28 Apr 2012 00:59:14 +0000 Salvatore http://www.indiceistat.it/?p=1660

In tutta la zona euro sarebbe coerente stimolo immediato decisioni per la credibilità degli obiettivi di risanamento delle finanze pubbliche a medio termine Dalla base di articoli di ricerca di tutto rispetto, alcuni discussi in questo integratore (revisionismo macroeconomico , 28 febbraio 2010), il FMI ha fatto le sue raccomandazioni di politica in modo esplicito. Il rapporto di prospettive economiche dello scorso anno (WEO, ottobre 2010, capitolo 3) ha lasciato poco spazio a dubbi circa i pericoli derivanti dall’applicazione al momento delle decisioni di risanamento del bilancio. Nella sua ultima relazione sull’Europa (Europa Navigazione Stormy Waters , ottobre 2011) avverte che “il deficit nominale non obiettivi da raggiungere a scapito di correre il rischio di una contrazione dell’attività economica.” Il significato di questi requisiti è il contrasto più significativa quanto più alla tradizione dell’istituzione: sua sigla in inglese, Fondo Monetario Internazionale, riferendosi ironicamente al è soprattutto fiscale coerente con l’ossessione del passato mediante l’applicazione di terapie di consolidamento fiscale in modo indipendente dalla natura della crisi.

Gli elementi di prova circa la potenziale espansione degli investimenti pubblici, neutralizzare il peso di una recessione, è stata estesa da numerosi studi. Uno di loro, riassunte in VoxEu (Almunia, Michael S. Agostino Bénétrix, Barry Eichengreen, Kevin H. O’Rourke, Gisela Rua, L’efficacia di stimolo fiscale e monetario in depressioni , VoxEU.org, 18 novembre 2009) analizza storicamente gli effetti degli stimoli in ambienti caratterizzati dalla presenza di tassi di interesse vicino allo zero, i sistemi bancari disfunzionali e avversione al rischio elevato. La conclusione è che la politica fiscale è efficace. L’efficacia di attivismo fiscali durante una recessione ha trovato la prova più recente nelle indagini di Alan J. Auerbach e Y. Gorodnichenko (moltiplicatori fiscali in recessione e di espansione , NBER, settembre 2011), che conferma il notevole valore dei moltiplicatori di PIL di spesa pubblica in periodi di recessione. Si conclude anche che gli effetti potenzialmente negativi di questi incentivi fiscali, quali l’aumento dell’inflazione, sono molto meno probabile che in tali circostanze. Contributi aggiuntivi come Paul de Grauwe, molto rispettato accademico, MP belga liberale per dieci anni, anche sconsigliano radicata in posizioni fondamentaliste in relazione alle finanze pubbliche in tali circostanze eccezionali, come il presente. Ricapitoliamo. Sobrietà, eliminando il superfluo, sempre il benvenuto. La sua pratica in tutte le organizzazioni, pubbliche o private, è esemplare e sano. L’austerità è colui che frainteso costretto a subire sanzioni inutili. Questo vale per il processo di consolidamento fiscale applicata alle economie depresse della zona euro. Il suo impatto positivo sulla fiducia degli operatori economici, compresi gli investitori obbligazionari sono stati compromessi. Collapse investimenti pubblici indistintamente e contemporaneamente in tutti i paesi della zona euro è un errore, maggiore è la minore è la crescita economica, aumento della disoccupazione e ridotto il magazzino del capitale che rafforza la competitività delle economie. Supponendo che la capacità e la volontà politica di adottarli, in tutta la zona euro sarebbe coerente stimolo immediato decisioni per la credibilità degli obiettivi di consolidamento delle finanze pubbliche nel medio termine. In caso contrario, una nuova recessione o di stagnazione prolungata, aumentare la corrente del componente strutturale della disoccupazione continuano ad erodere, mentre il potenziale di crescita delle economie danneggiate.

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Paniere prezzi 2012 http://www.indiceistat.it/paniere-prezzi-2012/ http://www.indiceistat.it/paniere-prezzi-2012/#comments Tue, 10 Apr 2012 22:50:17 +0000 Salvatore http://www.indiceistat.it/?p=1657

L’indagine mensile su occupazione e retribuzioni nelle grandi imprese (fabbriche e società di servizi con più di 500 dipendenti) fornisce informazioni in materia di occupazione, ore lavorate, straordinari, indennità di breve durata, ore di sciopero, i pagamenti effettivi e il costo medio del lavoro per dipendente. Dal gennaio 2009, gli indicatori sono costruiti in rispetto all’anno base 2005 con il 2007 classificazione delle attività economiche Ateco. Serie storiche sono state ricostruite dal 2005.

I risultati di un sondaggio mensile su contratti collettivi e retribuzioni contrattuali e stipendi vengono elaborati in base a contratti di lavoro nazionali e sono pubblicati mensilmente con riferimento ai principali settori di attività economica. Ogni mese, essi rappresentano il risarcimento dovuto ai dipendenti in base al loro contratto più di un anno. Gli aggiornamenti sono forniti anche sui rinnovi contrattuali e le ore perdute per conflitti di lavoro. Dal gennaio 2009, gli indicatori sono stati costruiti in relazione a dicembre dell’anno base 2005. Serie storiche sono state ricostruite dal 2005. Tuttavia, dal gennaio 2009 la serie storica dell’indice costruito in relazione alla nuova base ha gli stessi effetti giuridici riconosciuti dalla legislazione italiana specifici indicatori ISTAT.Gli indici trimestrali delle retribuzioni lorde, oneri sociali e costo del lavoro nei settori dell’industria e dei servizi derivano dalla rilevazione OROS (acronimo di Occupazione, Retribuzioni, Oneri Sociali – Occupazione, salari e stipendi e contributi sociali) e considera tutte le imprese che i salari e stipendi a pagamento soggetti a contributi per almeno un dipendente. ‘Dipendente’ il termine si riferisce ai lavoratori blu e colletti bianchi ei tirocinanti indipendentemente dal tipo di contratto (a tempo indeterminato, a tempo determinato, stagionale, lavoro-formazione) e il tipo di lavoro (a tempo pieno, part-time) . I gestori non sono inclusi. Dati sono diffusi in forma grezza e destagionalizzati. Dopo la pubblicazione dei dati relativi ai primi tre mesi del 2009, gli indici sono stati costruiti nel rispetto all’anno base 2005 con il 2007 classificazione delle attività economiche Ateco (l’equivalente italiano del Parlamento europeo e NACE Rev. 2). Serie storiche sono state ricostruite dal 2000.

Commercio estero

Le statistiche sul commercio con l’estero forniscono informazioni mensili sulle importazioni, esportazioni e saldi del commercio. I valori sono suddivisi per settore di attività economica, tipo di prodotti e aree geo-economiche. I dati sono distribuiti anche in forma destagionalizzata. Statistiche sul commercio estero sono ottenuti da due indagini distinte, rispettivamente di scambi con Stati membri dell’Unione europea e con i Paesi al di fuori dell’UE. Poiché i dati di base vengono acquisiti in tempi diversi, i risultati vengono rilasciate separatamente: dati sul commercio al di fuori dell’UE vengono rilasciate meno di un mese dopo il mese di riferimento e dopo circa due mesi, con riguardo agli scambi all’interno dell’Unione europea. Mensile informazioni serie temporale è anche rilasciato il valore medio unitario e commerciali indici di volume del flusso con l’estero in relazione all’anno di riferimento 2005, e, come dei dati rilasciati per marzo 2009, utilizzando la nuova classificazione Ateco 2007. La serie storiche sono state ricostruite a partire dal 1996 e può essere consultato nel database www.coeweb.istat.it Ogni trimestre vengono rilasciati i dati sulle esportazioni da parte delle regioni italiane con una ripartizione di origine geografica, geo-economica di destinazione e settore di attività. I dati sono distribuiti in forma grezza e destagionalizzati.

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