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	<title>Indice Istat &#187; Uncategorized</title>
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		<title>Privatizzazione e servizi pubblici (2°parte)</title>
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		<pubDate>Thu, 17 May 2012 22:41:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Salvatore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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Diverso appare nei due modelli il ruolo attribuito allo stato e alla regolazione pubblica. Nel primo modello lo stato ha il compito fondamentale di tutelare i l diritto di scelta dei cittadini, n o n c h é quello di stimolare e sostenere la domanda privata di servizi. L&#8217;intervento pubblico si concentra nel sostegno del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter" src="http://www.dongiorgio.it/img//Copia%20di%20bene%20comune%20o%20pubblico.jpg" alt="" width="461" height="459" /></p>
<p>Diverso appare nei due modelli il ruolo attribuito allo stato e alla regolazione pubblica. Nel primo modello lo stato ha il compito fondamentale di tutelare i l diritto di scelta dei cittadini, n o n c h é quello di stimolare e sostenere la domanda privata di servizi. L&#8217;intervento pubblico si concentra nel sostegno del potere d&#8217;acquisto dei cittadini (tramite</p>
<p>la concessione di detrazioni fiscali), nell&#8217;emissione di vouchers per i cittadini sprovvisti del necessario potere d&#8217;acquisto, nella promozione dell&#8217;informazione e della libertà di scelta del cittadino, nell&#8217;approntamento di una regolazione volta ad evitare la concorrenza sleale alcune organizzazioni nei confronti delle altre.</p>
<p>Nel secondo modello lo stato finanzia direttamente i fornitori di servizi e perciò può esercitare una funzione regolativa ancora rilevante nei confronti di questi. La responsabilità finanziaria dell&#8217;amministrazione pubblica, congiunta con quella di acquisto, <a href="http://www.indiceistat.it/la-crisi-ed-i-troppo-suicidi-in-italia2/">legittima</a>, più di quanto sia possibile nel primo modello, la definizione vincolante di parametri inerenti i contenuti e la qualità delle prestazioni fornite. Anche la <a href="http://www.indiceistat.it/privatizzazione-e-servizi-pubblici/">selezione </a>stessa dei fornitori privati da finanziare avviene sulla base di criteri più <a href="http://bancaofferte.it/i-casi-di-unicredit-e-banco-santander-sono-un-preludio-ai-crash/">rigorosi </a>e può essere cambiata nel tempo di fronte a risultati insoddisfacenti. Inoltre, lo stato mantiene in questo modello una funzione forte di controllo e di verifica dell&#8217;efficacia dei servizi finanziati.</p>
<p>Infine, i due modelli si differenziano anche rispetto al ruolo attribuito ai fornitori privati di servizi sociali. Il primo modello premia soprattutto la capacità di attrarre nuovi clienti e dunque la capacità dei fornitori di adattarsi all&#8217;evoluzione della domanda privata. Si tratta dunque di un sistema che sembra incoraggiare l&#8217;innovazione, anche se ciò espone a rilevanti fenomeni di cream skimming, ovvero alla tendenza da parte dei fornitori di abbandonare la clientela più problematica e che richiede trattamenti più costosi.</p>
<p><img class="aligncenter" src="http://entilocali.usb.it/uploads/pics/mucca_tagli_repubblica.jpg" alt="" width="464" height="295" /></p>
<p>Il secondo modello premia invece la capacità dei fornitori privati di assumersi responsabilità collettive e di condividere con lo stato gli obiettivi delle politiche pubbliche. Esso tuttavia li espone ad una diretta dipendenza finanziaria dall&#8217;amministrazione pubblica e favorisce lo sviluppo di legami collusivi con i funzionari pubblici. Oggi si osserva la crescita della commistione tra misure che si rifanno ad entrambi i modelli presentati. Ad esempio, il concetto di &#8220;quasi mercato&#8221; (Le Grand, 1990) è di un sistema misto in cui convivono l&#8217;idea di far dipendere il finanziamento dei fornitori privati dalle scelte dei cittadini e quella di mantenere un controllo pubblico diretto tramite forme di accreditamento. Diverse esperienze oggi in atto</p>
<p>nei paesi europei si fondano su modelli di concorrenza amministrata che combinano, secondo mix variabili, misure orientate alla privatizzazione dalla parte della domanda con misure finalizzate alla privatizzazione dalla parte dell&#8217;offerta. I due modelli di privatizzazione, in effetti, costituiscono prospettive diverse, ma non necessariamente</p>
<p>contraddittorie, di evoluzione delle politiche sociali. La prima intende sviluppare più il mercato privato dei servizi di pubblica utilità, mentre la seconda vuole creare un vero e proprio mercato pubblico dei servizi sociali. La seconda privatizza solo la fornitura dei servizi, mentre la prima privatizza l&#8217;acquisto e anche parte del finanziamento. Le politiche nazionali presentate in questo volume mostreranno, in effetti, come sul piano pratico vengono spesso costruiti assetti che combinano insieme elementi dei due approcci, secondo mix che enfatizzano più un modello dell&#8217;altro a seconda di quali siano i valori.<br />
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		<title>La crisi ed i troppo suicidi in Italia</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 21:49:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Salvatore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[
Ogni giorno un piccolo datore di lavoro e un lavoratore uccidere se stessi sopraffatti dai debiti e dalla mancanza di speranza per superare le difficoltà. Se c&#8217;è una parola vietata, quella è suicidio. Molto più a società come l&#8217;Italia, come gli spagnoli, che per secoli hanno vissuto in ombra l&#8217;etica e l&#8217;estetica della religione. Anche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://www.iljournal.it/wp-content/uploads/2012/04/suicidi-crisi-economica.jpg" alt="" width="306" height="208" /></p>
<p>Ogni giorno un piccolo datore di lavoro e un <a href="http://icicalcolo.it/prodi-propone-un-cambiamento-di-rotta-per-lunione-europea/">lavoratore</a> uccidere se stessi sopraffatti dai debiti e dalla mancanza di speranza per superare le difficoltà. Se c&#8217;è una parola vietata, quella è suicidio. Molto più a società come l&#8217;Italia, come gli spagnoli, che per secoli hanno vissuto in ombra l&#8217;etica e l&#8217;estetica della religione. Anche se i bombardieri sempre negato un posto in paradiso, nel cimitero e nei giornali, gli <a href="http://icicalcolo.it/la-crisi-non-smette-di-mentire-alla-senza-carta-in-francia-italia-e-portogallo/">italiani</a> stanno prendendo la vita per motivi economici. Ad una velocità di due al giorno. Un piccolo datore di lavoro e un lavoratore si sentono costretti ogni giorno per la ferrovia o la forca dalla disperazione che provoca la crisi.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://www.linkiesta.it/sites/default/files/imagecache/immagine_620_fixed/uploads/articolo/gallery/suicidi_istat_2.jpg" alt="" width="372" height="251" /></p>
<p>Non ancora raggiunto il record spaventoso dei Greci 1725 suicidi negli ultimi due anni, ma la progressione è così allarmante che anche il Primo Ministro Mario Monti , come cattolico, chiamato il diavolo per nome. &#8220;Ogni giorno ci sforziamo di evitare di cadere nella scogliera in Grecia, con molti posti di lavoro persi e tanti suicidi&#8221;, ha detto. Non parlava, per una volta, il premio al rischio felice o deficit nei conti pubblici. Ha parlato alla fine il costo <a href="http://cambiodollaroeuro.com/la-bce-sostiene-che-e-una-mera-consulenza/">umano</a>. De Vincenzo, 28, o Robert, 62 anni, che si sono impiccati sopraffatti dal debito. O Mario, 59 anni, fuggito la crisi sparandosi al petto.il suicidio sempre negato un posto in paradiso, nel cimitero e nei giornali, gli italiani stanno prendendo la vita per motivi economici. Ad una velocità di due al giorno. Un piccolo datore di lavoro e un lavoratore si sentono costretti ogni giorno per la ferrovia o la forca dalla disperazione che provoca la crisi. Non ancora raggiuntoRoberto , 62 anni, che si sono impiccati sopraffatti dal debito. O Mario, 59 anni, fuggito la crisi sparandosi al petto.</p>
<p>Il suicidio di un pensionato dalla crisi scatenata la rabbia in Grecia</p>
<p>La situazione è talmente drammatica che la notte del Mercoledì, piccoli imprenditori e lavoratori andati al Pantheon di tenere le candele in silenzio: &#8220;Non ci sono più suicidi&#8221;. Poche ore prima, lo stesso Monti aveva pubblicamente ammesso che la crisi sta imponendo &#8220;un alto prezzo per le famiglie, i giovani, i lavoratori &#8230; A volte con le esperienze che sono chiusi nella disperazione.&#8221; Negli ultimi mesi, quasi un giorno che i giornali italiani non portano la notizia di un piccolo imprenditore che si butta nei binari del treno, come lavoratore autonomo o un disoccupato impiccarsi sopraffatti dai debiti e la mancanza di uscita . Secondo Giuseppe Bortolussi, segretario generale della Cgia di Mestre, associazione di artigiani e piccole imprese, &#8220;per molti di coloro che scelgono di suicidarsi, il suicidio è un atto di ribellione contro un sistema che sordo e insensibile non riesce a capire il gravità della situazione. Si tratta di un vero e proprio grido d&#8217;allarme lanciato da chi può fare di più. &#8220;da debiti e la mancanza di output. Secondo Giuseppe Bortolussi, segretario generale della Cgia di Mestre, associazione di artigiani e piccole imprese, &#8220;per molti di coloro che scelgono di suicidarsi, il suicidio è un atto di ribellione contro un sistema che sordo e insensibile non riesce a capire il gravità della situazione. Si tratta di un vero e proprio grido d&#8217;allarme lanciato da chi può fare di più. &#8221;<br />
<object width="360" height="420"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/GuKaUAkxI9A?version=3&amp;hl=it_IT"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/GuKaUAkxI9A?version=3&amp;hl=it_IT" type="application/x-shockwave-flash" width="360" height="420" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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		<title>Paniere prezzi</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Apr 2012 22:46:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Salvatore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[paniere prezzi]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;indagine mensile sulla produzione industriale svolta su un campione di circa 4.300 imprese e 541 oggetti fornisce una panoramica delle dinamiche di produzione delle imprese italiane. L&#8217;indice misura la variazione nel tempo del volume di produzione industriale (escluse le costruzioni). I dati provvisori sono pubblicati ogni mese e sono soggette a revisione due volte per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;indagine mensile sulla produzione industriale svolta su un campione di <a href="http://icicalcolo.it/imu-e-fotovoltaico/">circa </a>4.300 imprese e 541 oggetti fornisce una panoramica delle dinamiche di produzione delle imprese italiane. L&#8217;indice misura la variazione nel tempo del volume di produzione industriale (escluse le costruzioni). I dati provvisori sono pubblicati ogni mese e sono soggette a revisione due volte per motivi diversi. La prima revisione avviene il mese successivo in base alle informazioni supplementari fornite dalle imprese, mentre la seconda viene eseguita su una base di sei mesi e per quanto riguarda le serie storiche. Dal gennaio 2009 gli indici sono calcolati rispetto all&#8217;anno base 2005 utilizzando la nuova classificazione Ateco 2007.</p>
<p>L&#8217;indice del fatturato dell&#8217;industria misura l&#8217;andamento mensile delle vendite delle imprese industriali a prezzi correnti. Invece, per quanto riguarda l&#8217;indice di dinamica del valore di ordini ricevuti dai clienti. Circa 7.000 imprese selezionate tra quelle con più di 20 dipendenti sono coinvolti nel sondaggio. I dati grezzi e destagionalizzati sono previste per entrambi gli indici. Dal gennaio 2009, l&#8217;indice è calcolato rispetto all&#8217;anno base 2005 con il 2007 classificazione delle attività economiche Ateco. Serie storiche sono state ricostruite dal gennaio 2005.</p>
<p><img class="aligncenter" src="http://1.bp.blogspot.com/_T49l0N5qCsE/SbKxSfnjxNI/AAAAAAAAAjA/K65hYImdr5g/s400/soldi.jpg" alt="" width="400" height="285" /></p>
<p>Il fatturato nel settore dei servizi si misura con indici trimestrali riferiti ai seguenti settori di attività economica: le tecnologie dell&#8217;informazione, manutenzione e riparazione di autoveicoli, servizi postali, trasporti marittimi, trasporti aerei, telecomunicazioni, commercio all&#8217;ingrosso e intermediari, e, come di giugno 2009, programmi televisivi e radiofonici, produzione cinematografica. I dati sono emessi fino a 90 giorni dopo la fine del periodo di riferimento. Dal giugno 2009 gli indicatori sono costruiti nel rispetto all&#8217;anno base 2005 con il 2007 classificazione delle attività economiche Ateco. La serie storiche sono state ricostruite dal 2000. L&#8217;indice del valore delle vendite al dettaglio fornisce un riepilogo mensile dei risultati di vendita conseguiti da imprese commerciali che operano alla fine della catena di fornitura. I dati, sia grezzi e destagionalizzati, si riferiscono al valore corrente delle vendite e, quindi, incorporare le dinamiche di entrambi i volumi e dei prezzi.<br />
<object width="460" height="320"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/rmSyH3iGJuE?version=3&amp;hl=it_IT"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/rmSyH3iGJuE?version=3&amp;hl=it_IT" type="application/x-shockwave-flash" width="460" height="320" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object><br />
Il campione dell&#8217;indagine è composto da circa 8.000 imprese appartenenti ai settori della grande distribuzione e piccoli negozi al dettaglio.L&#8217;informazione è suddivisa in settori merceologici, dimensione di impresa (numero di dipendenti) e aree geografiche. Dal gennaio 2009, gli indicatori sono costruiti in rispetto all&#8217;anno base 2005 con il 2007 classificazione delle attività economiche Ateco. Serie storiche sono state ricostruite dal gennaio 2005.</p>
<p>Del lavoro, salari e stipendi</p>
<p>L&#8217;indagine sulle forze di lavoro fornisce le stime ufficiali sul numero di persone occupate e disoccupati, nonché informazioni sui principali aggregati dell&#8217;offerta di lavoro (occupazione, settore di attività economica, ore lavorate, tipologia e durata del contratto, formazione). I dati sono pubblicati anche in forma destagionalizzata.La rilevazione campionaria trimestrale coinvolge circa 77.000 famiglie e 175.000 individui residenti in Italia. L&#8217;indagine è stata modificata all&#8217;inizio del 2004 in conformità alle disposizioni comunitarie in materia: le informazioni vengono ora raccolti 52 settimane all&#8217;anno e non solo la prima settimana di ciascun trimestre. I risultati sono ancora diffusi su base trimestrale, fatta eccezione per i dati <a href="http://icicalcolo.it/ici-2012-la-nuova-imu/">provinciali </a>che vengono diffusi ogni anno. Per confrontare nuove stime e dati riferiti agli anni precedenti, serie storiche sono state ricostruite dal quarto trimestre del 1992.<img class="aligncenter" src="http://sostenibileresponsabile.files.wordpress.com/2010/05/internet-sostenibile-istat-confservizi-veneto.jpg" alt="" width="457" height="317" /></p>
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		<title>Politiche del benessere per un sistema sociale</title>
		<link>http://www.indiceistat.it/politiche-del-benessere-per-un-sistema-sociale/</link>
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		<pubDate>Fri, 30 Mar 2012 21:51:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Salvatore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[
La fine degli anni novanta vede, in pressoché tutti i paesi dell&#8217;Unione Europea, la diffusione di nuovi rischi sociali, connessi alle profonde trasformazioni demografiche e ai cambiamenti avvenuti nella struttura occupazionale.                La crisi dell&#8217;organizzazione fordista del lavoro, l&#8217;allungamento della vita media e l&#8217;accresciuta instabilità delle famiglie hannoconcorso insieme [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter" src="http://www.greenreport.it/_new/immagini/big/2011_06_9_12_06_42.jpg" alt="" width="480" height="600" /></p>
<p>La fine degli anni novanta vede, in pressoché tutti i paesi dell&#8217;Unione Europea, la diffusione di nuovi rischi sociali, connessi alle profonde trasformazioni demografiche e ai <a href="http://italiaefinanza.it/regolamentazione-della-circolazione/">cambiamenti </a>avvenuti nella struttura occupazionale.                La crisi dell&#8217;organizzazione fordista del lavoro, l&#8217;allungamento della vita media e l&#8217;accresciuta instabilità delle famiglie hannoconcorso insieme ad approfondire le disuguaglianze <a href="http://icicalcolo.it/efsf-larea-delleuro-divisa/">sociali</a>, sino alla creazione di un&#8217;area dell&#8217;esclusione sociale mai precedentemente così diffusa. Contemporaneamente è cresciuta l&#8217;esposizione di buona parte della popolazione europea a rischi sociali precedentemente poco diffusi, oppure confinati dentro aree geografiche o sociali specifiche:</p>
<p>cresce il numero dei senza fissa dimora, crescono la violenza e l&#8217;insofferenza verso i soggetti più deboli, compaiono patologie sociali determinate meno dalla mancanza di reddito che dall&#8217;isolamento sociale e dal bisogno di cura e di accudimento. L&#8217;aumento della domanda di cura investe inoltre ceti sociali abituati sino a poco tempo fa a trovare risposta nel carattere generalmente espansivo e generoso dei programmi pubblici di welfare, e che oggi vedono ridurre l&#8217;accessibilità delle provvidenze del <a href="http://italiaefinanza.it/atti-vietati-sulle-strade-e-segnaletic">welfare </a>in seguito alle più convinte politiche di razionamento targeting  seguite dalle autorità pubbliche di molti paesi europei.</p>
<p><img class="aligncenter" src="http://www.albanesi.it/Societa/Imma/marxismo.jpg" alt="" width="293" height="360" /></p>
<p>La nuova configurazione dei rischi e dei correlati bisogni di protezione della popolazione trova scarsa rispondenza nell&#8217;assetto attuale dei sistemi europei di welfare. I rischi maggiormente tutelati dal welfare state, sia nella sua versione universalistica che in quella occupazionale, sono soprattutto quelli connessi alla perdita o alla scarsità di reddito, determinata dall&#8217;impossibilità di svolgere un&#8217;attività lavorativa continuativa. Oggi emergono invece da un lato carriere lavorative e  dall&#8217;altro bisogni la cui soddisfazione richiede più un&#8217;attività di cura che la percezione di un reddito, più un percorso di reinserimento sociale che un semplice sussidio. Si tratta, inoltre, di bisogni che sempre meno riguardano una popolazione residuale e sempre più investono la popolazione di classe media e che quindi assumono una</p>
<p>dimensione via via sempre più ampia. Se i programmi previdenziali offerti dal welfare state appaiono sempre meno capaci di rispondere in modo efficace a queste esigenze, si spiega allora perché sia cresciuta notevolmente, negli ultimi anni, l&#8217;attenzione verso i servizi sociali. Pur assorbendo una parte notevolmente più ridotta della spesa sociale, se confrontata con gli schemi previdenziali pubblici e i programmi di garanzia del reddito, i servizi sociali sono destinati ad assumere un ruolo centrale, tanto più le politiche sociali vanno spostandosi verso servizi a contenuto relazionale e sono finalizzate al reinserimento sociale: «i servizi sociali sono diventati ingredienti sempre più importanti nella configurazione del welfare state e sarà necessario riorientare la ricerca in questa direzione» (Alber, 1995, p. 132).         La crescita della domanda di servizi sociali pone tuttavia gran parte delle autorità pubbliche di fronte ad una situazione paradossale: se da un lato le politiche assistenziali diventano sempre più necessarie per contrastare i nuovi rischi sociali diffusi nella popolazione, dall&#8217;altro esse sembrano impossibilitate ad espandersi ed articolarsi più di quanto siano riuscite sino ad oggi se mantengono l&#8217;assetto organizzativo attuale. Alla crescita della domanda si contrappone infatti la difficoltà a sostenere un&#8217;ulteriore espansione ed articolazione dei programmi statali di assistenza sociale.<object width="460" height="320"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/iBgWtdwaMnM?version=3&amp;hl=it_IT"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/iBgWtdwaMnM?version=3&amp;hl=it_IT" type="application/x-shockwave-flash" width="460" height="320" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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		<title>Economie che stentano (2°parte)</title>
		<link>http://www.indiceistat.it/economie-che-stentano-2%c2%b0parte/</link>
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		<pubDate>Sun, 25 Mar 2012 10:20:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Salvatore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[
Risorse da utilizzare nella formazione dei docenti e anche, in via secondaria, nelle strutture tecniche, per rispondere alle esigenze dei tempi nuovi e per far trovare la Sicilia su posizioni di avanguardia in questa che è considerata come l&#8217;inizio di una seconda rivoluzione industriale che eserciterà un ruolo decisivo non solo nello sviluppo della produzione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter" src="http://3.bp.blogspot.com/-BqANQzteICQ/TqmNuj8uafI/AAAAAAAAEF0/2o34V_BOZVI/s320/319599_277175955655290_217374504968769_816322_1798244942_n.jpg" alt="" width="320" height="320" /></p>
<p>Risorse da utilizzare nella formazione dei docenti e anche, in via secondaria, nelle strutture tecniche, per rispondere alle esigenze dei tempi nuovi e per far trovare la Sicilia su posizioni di avanguardia in questa che è considerata come l&#8217;inizio di una seconda rivoluzione industriale che eserciterà un ruolo decisivo non solo nello sviluppo della produzione delle merci, ma anche nella ricerca scientifica e tecnica, nel governo della società, nell&#8217;apprendimento, nelle comunicazioni di massa.</p>
<p>La <a href="http://www.indiceistat.it/economie-che-stentano/">riforma </a>sanitaria costringe la regione, i suoi poteri e persino le sue risorse a misurarsi con i limiti imposti dal tesoro, con le deficienze della legge nazionale, con i l retaggio di un passato di particolarismi, di clientelismo e quindi di inefficienza e di sprechi, di prevaricazione del privato sul pubblico, tipici della gestione della sanità in Sicilia prima della riforma. Come fare pesare gli <a href="http://www.indiceistat.it/i-movimenti-del-68-69-2%C2%B0parte/">interessi </a>legittimi e vitali di circa centomila addetti alla sanità, di migliaia di giovani studenti che nell&#8217;esercizio della professione medica e paramedica vedono la soluzione dei loro problemi di vita e soprattutto l&#8217;esigenza di tutta la popolazione di ottenere un servizio pubblico di prevenzione e di cura all&#8217;altezza delle aspettative?<img class="aligncenter" src="http://eticando.ilcannocchiale.it/mediamanager/sys.user/45408/bread.jpg" alt="" width="500" height="334" /></p>
<p>Si tratta cioè di attuare tutti gli aspetti innovativi della riforma e di correggere, utilizzando gli strumenti dell&#8217;autonomia regionale, alcune deficienze specie in materia di controllo e gestione della riforma da parte dei malati e degli operatori. Si tratta infine di promuovere, essenzialmente senza ricorrere a modifiche statutarie, l&#8217;introduzione nella regione siciliana di istituti come quello del referendum; di apportare modifiche alla legge</p>
<p>elettorale che oggi, attraverso il sistema delle preferenze, mortifica il contenuto del voto; di accrescere i poteri dell&#8217;assemblea regionale in materia di nomina e controllo dell&#8217;amministrazione degli enti  regionali. Si tratta cioè di collegare il processo di riforma delle strutture amministrative e di governo della regione, di decentramento</p>
<p>di poteri a movimenti, piattaforme che mobilitino e liberino grande masse di lavoratori, utenti di servizi pubblici, nelle città e nelle campagne. Si tratta di costruire un vero e proprio programma di riforma della società e dell&#8217;economia dell&#8217;isola che individui forze motrici, progetti, <a href="http://www.indiceistat.it/i-movimenti-del-68-69/">schieramenti </a>capaci di realizzarla attraverso l&#8217;uso e la riconquista dell&#8217;autonomia siciliana. Questo programma non può essere elaborato e portato avanti senza una definizione nazionale di questioni fondamentali che in sostanza, viste globalmente, costituiscono gran parte di un programma di alternativa democratica. Ne elenchiamo alcune. In primo luogo quale deve essere i l ruolo delle autonomie regionali nella nuova società nazionale? Occorre continuare nel processo di omologazione, consociazione e coinvolgimento nelle decisioni — naturalmente a livello consultivo — che ha caratterizzato le azioni delle forze politiche anche della sinistra negli ultimi decenni, o bisogna stabilire una sfera di autonomia politica e legislativa in cui ogni regione possa riconoscere le sue diversità ambientali, sociali, culturali e anche politiche, e farvi fronte liberamente, con diritto all&#8217;innovazione, alla difformità, anche all&#8217;errore, ma con la possibilità di arricchire enormemente la dialettica democratica, la sperimentazione di strade nuove successivamente percorribili anche dalle altre regioni o dallo Stato? Ciò naturalmente non significa affatto rinunciare al principio della programmazione nazionale; significa invece basarla sulle grandi opzioni: moneta, credito, bilancio dello Stato, fisco (con riserva di un processo di autonomia, e in certi ambiti della finanza locale), rapporti con l&#8217;estero, manovra dei grandi enti economici nazionali, ecc.</p>
<p><object width="460" height="320"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/UiillMQsulw?version=3&amp;hl=it_IT"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/UiillMQsulw?version=3&amp;hl=it_IT" type="application/x-shockwave-flash" width="460" height="73</p>
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		<title>I movimenti del &#8216;68-69</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Mar 2012 09:44:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Salvatore</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Politica Italiana]]></category>

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Innanzitutto, il popolo siciliano ha raggiunto una grande capacità democratica e un livello culturale infinitamente più avanzato di quello dei decenni precedenti e non inferiore alla media nazionale. I risultati del referendum sul divorzio e sull&#8217;aborto dimostrano una modifica profonda della coscienza popolare rispetto ai problemi più avanzati del nostro tempo e contemporaneamente la capacità [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter" src="http://contromaelstrom.files.wordpress.com/2011/06/69_milanosciopero.jpg" alt="" width="604" height="424" /></p>
<p>Innanzitutto, il popolo siciliano ha raggiunto una grande capacità democratica e un livello culturale infinitamente più avanzato di quello dei decenni precedenti e non inferiore alla media nazionale. I risultati del referendum sul divorzio e sull&#8217;aborto dimostrano una modifica profonda della coscienza popolare rispetto ai problemi più avanzati del nostro tempo e contemporaneamente la capacità del popolo siciliano di saper dare un contributo prezioso alle grandi battaglie nazionali di libertà. Non solo, ma i l popolo siciliano non è stato secondo a nessuno: come nella lotta del 1953 contro la legge truffa o nella lotta del 1960 contro il tentativo Tambroni, in occasione dei due referendum esso ha dato un contributo non inferiore a quello di regioni come la Lombardia, normalmente indicate come regioni di avanguardia. Per finire, le risposte recenti agli appelli alla lotta per la pace e contro la mafia dimostrano che la grande spinta verso i nuovi orientamenti democratici creati dai movimenti del &#8216;68-69 non si è arrestata ai confini dello stretto. Certo, la ripartizione del voto nelle elezioni politiche e amministrative non ha seguito l&#8217;andamento delle regioni più avanzate, anzi lo ha persino rovesciato. Ma qui dovrebbe essere posto l&#8217;accento non solo su elementi oggettivi, che pure esistono, ma soprattutto su un ripensamento critico delle varie esperienze delle forze di sinistra e democratiche della Sicilia. A questo grande processo di unificazione culturale in senso democratico che i referendum e il movimento della pace indicano va subito aggiunto un altro processo di unificazione sul terreno sociale ed economico rappresentato dall&#8217;estendersi e dall&#8217;approfondirsi, pur attraverso disfunzioni più gravi che nel resto del paese, delle istituzioni dello Stato sociale per quanto riguarda la scuola, la sanità e la <a href="http://bancaofferte.it/il-cambiamento-di-una-realta-sociale-nel-tempo-2%C2%B0parte/">previdenza</a>.</p>
<p><img class="aligncenter" src="http://www.buonmangiasito.it/public/adm/upload/p_black-block-violenza.jpg" alt="" width="680" height="380" /></p>
<p>Nella società siciliana di oggi i primi due settori, <a href="http://bancaofferte.it/un-progetto-speciale/">scuola </a>e sanità, per numero e qualità degli addetti sono molto più avanti delle istituzioni scolastiche e sanitarie degli anni cinquanta e sessanta, e per gli interessi totalizzanti che rappresentano costituiscono una novità strutturale della società siciliana, non solo dal punto di vista culturale ma economico e sociale. Se a ciò si aggiungono gli effetti del sistema previdenziale, dobbiamo dire che gli istituti propri dello Stato sociale hanno contribuito all&#8217;unificazione del <a href="http://contocorrentebanca.it/lo-svuotamento-delle-potesta-legislative/">paese </a>più che ogni altra politica cosiddetta meridionalistica o prò grammatica. In questi settori la distanza tra nord e sud, tra Sicilia e resto del paese, pur con i limiti posti dalle carenze ambientali e dalle influenze di un sistema di potere e di governo che anche di questi istituti cerca di fare uno strumento della propria azione, non è più quella che si riscontrava negli anni cinquanta e sessanta. Anzi, l&#8217;occupazione e la spesa di scuola, sanità e previdenza, parametrite come sono a standard nazionali, tende ad avere effetti superiori in regioni come la Sicilia che hanno un tessuto economico meno sviluppato di altri. Anche per quanto riguarda i due settori produttivi della agricoltura e dell&#8217;industria, pur in modo non omogeneo si sono verificati mutamenti notevoli e non tutti, anzi non in prevalenza, di segno negativo. Negli anni settanta si verificano nell&#8217;agricoltura grandi processi di trasformazione e di sviluppo.</p>
<p><object width="460" height="320"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/spgHq1VTqOw?version=3&amp;hl=it_IT"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/spgHq1VTqOw?version=3&amp;hl=it_IT" type="application/x-shockwave-flash" width="460" height="320" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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		<title>Indigenza e i rischi della società odierna (2°parte)</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Mar 2012 09:12:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Salvatore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[Welfare state]]></category>

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A questo punto del discorso, è opportuno farci una domanda, a cui è necessaria una risposta: è fondamentale, soprattutto per i risvolti empirici che tutto il discorso può avere, chi definisce che un individuo è povero?
Se la povertà è ancora oggi una realtà che stenta a trovare una definizione esaustiva, e che dunque si cerca [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter" src="http://4.bp.blogspot.com/-D8w9CcvjqyQ/TyfPm9S_03I/AAAAAAAAWRc/8_Q9XAn41YM/s1600/bracciante.jpg" alt="" width="396" height="448" /></p>
<p>A questo punto del discorso, è opportuno farci una domanda, a cui è necessaria una risposta: è fondamentale, soprattutto per i risvolti empirici che tutto il discorso può avere, chi definisce che un individuo è povero?</p>
<p>Se la povertà è ancora oggi una realtà che stenta a trovare una definizione esaustiva, e che dunque si cerca di definire attraverso criteri che vogliono essere il più possibile oggettivi, il <a href="http://www.indiceistat.it/indigenza-e-i-rischi-della-societa-odierna/">problema </a>è che tali criteri devono venire individuati da chi deve farsi carico di questa realtà. Dovranno cioè essere i policy makers, i sindacalisti, i partiti, l&#8217;opinione pubblica a cercare di cercare di <a href="http://www.indiceistat.it/aspetti-negativi-dell%E2%80%99economia-di-un-territorio/">determinarne </a>i confini perchè dovrà essere lo Stato, nella sua funzione di regolatore di conflitti attraverso la definizione e l&#8217;applicazione delle politiche <a href="http://www.indiceistat.it/indigenza-come-prodotto-di-una-diversificata-strutturazione-sociale/">redistributive</a>, a sancire in ultima analisi chi è povero e chi non lo è. In ultima analisi dunque bisogna rendere centrale il ruolo dello Stato nella definizione delle povertà perché possa attivarsi e applicare politiche di redistribuzione che mitighino la crescente incertezza intervenuta negli ultimi anni, da quando cioè i l sistema di welfare è entrato in una fase di declino, attaccato da più parti. Come abbiamo già avuto modo di vedere, nel 2004 le famiglie residenti in Italia che vivono in condizione di povertà relativa sono 2 milioni 674 mila, pari all&#8217;11,7% delle famiglie residenti, per un totale di 7 milioni 588 mila individui, i l 13,2% dell&#8217;intera popolazione. Per poter commentare questi dati, li dobbiamo confrontare con la situazione povertà al 2003, quando il numero complessivo dei &#8220;poveri relativi&#8221;, è stato stimato in 2 milioni 360 mila famiglie (10,6% sul totale italiano) vada stabilizzandosi, mentre nel 2002 le famiglie erano 2456000 (11% sul totale italiano).</p>
<p><img class="aligncenter" src="http://www.fidindustria.eu/System/15499/standard_poors_web--400x300.jpg" alt="" width="400" height="300" /></p>
<p>Possiamo dire che i l volume della povertà in Italia, pur non subendo grossissimi variazioi, e pur decrescendo tra i l 2002 e i l 2003, è tornato a crescere quasi di un punto percentuale nel 2004, leggendo i dati, possiamo notare come in Italia ci sia una sostanziale cristallizzazione su alcune categorie a rischio, come gli anziani (13,9% sul totale delle famiglie con almeno un anziano) e le famiglie monogenitoriali (11,4% sul totale della stessa tipologia), che affiancano le famiglie molto numerose, storicamente al centro del problema. Si tratta di nuclei che sono presenti con una diversa incidenza nei contesti territoriali e con una forte differenziazione tra le varie aree del Paese, per esempio, al Sud prevalgono le famiglie il cui nodo critico è rappresentato dalla mancanza di lavoro, mentre al Centro e al Nord si tratta di nuclei con storie più articolate, multiproblematiche, e che beneficiano di un quadro di sostegno e  di interventi da parte delle Istituzioni nel complesso disorganici. La situazione del paese è dunque preoccupante, con più di 400.000 poveri in più rispetto al 2002 e con una povertà che va cristallizzandosi sempre più, a fronte di una sempre maggiore precarizzazione del mondo del<br />
lavoro e di sempre maggiori difficoltà finanziarie dei sistemi previdenziali.</p>
<p>A tutto ciò va sommato un dato rilevante riportato dal CENSIS, e cioè che la capacità programmatoria individuale è minata dall&#8217;incertezza, visto che i l 57% degli italiani afferma di non riuscire ad influenzare quello che gli succede intorno, contro un dato europeo del 47%; e inoltre, mentre la maggioranza degli italiani (65%) esprime una valutazione negativa del sistema di welfare, quasi 600 mila famiglie a reddito medio e medio-alto in un biennio hanno vissuto un sostanziale ridimensionamento economico.</p>
<p><object width="360" height="315"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/pc8zoYFmqPc?version=3&amp;hl=it_IT"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/pc8zoYFmqPc?version=3&amp;hl=it_IT" type="application/x-shockwave-flash" width="560" height="315" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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		<title>Aspetti negativi dell’economia di un territorio</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Mar 2012 09:03:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Salvatore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[Welfare state]]></category>

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La situazione della Sicilia, che numerosi dati statistici mostrano essere catastrofica, sopratutto in zone agricole colpite da una profonda crisi che rischia provocare un effetto domino su tutte le attività produttive dell&#8217;isola. E&#8217; quindi naturale, in un&#8217;epoca di grandi e sempre più crescenti incertezze, cercare di studiare i problemi crescenti della marginalità, del degrado e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter" src="http://www.iltaccoditalia.info/public/fotovoltaico2.jpg" alt="" width="450" height="338" /></p>
<p>La situazione della Sicilia, che numerosi dati statistici mostrano essere catastrofica, sopratutto in zone agricole colpite da una profonda crisi che rischia provocare un effetto domino su tutte le attività produttive dell&#8217;isola. E&#8217; quindi naturale, in un&#8217;epoca di grandi e sempre più crescenti incertezze, cercare di studiare i problemi crescenti della marginalità, del degrado e dell&#8217;impoverimento. Come da tempo molti sociologi vanno evidenziando, le realtà urbane vanno sempre più trasformandosi in situazioni al limite, per cui la città, da luogo di speranza, si è andato trasformando in &#8220;territorio dell&#8217;incertezza e della negatività&#8221;. La città è strutturalmente mutata negli ultimi anni, divenendo un ambiente di intensa rappresentazione e <a href="http://www.ilmutuocasa.com/benessere-e-territorio/">produzione </a>di tensioni, dalle disfunzioni nei servizi collettivi e individuali agli elevati indici di disoccupazione con conseguente disagio <a href="http://www.ilmutuocasa.com/benessere-e-territorio-2%C2%B0parte/">economico </a>oltre che esistenziale, dalle punte acute di devianza, alla violenza e alla criminalità. Il fenomeno è molto articolato, e numerose sono le ricerche empiriche che hanno posto in evidenza questo aspetto di una realtà in un costante degrado. Molto interessanti sono infatti, sotto questo profilo, alcune indagini condotte nella seconda metà degli anni ottanta in alcune aree metropolitane, particolarmente significative per le contraddittorie dinamiche economiche e sociali in atto.                                                              La povertà non si configura come una situazione statica, ma molto spesso è una sindrome che si aggrava nel tempo, degenerando in diversi percorsi di vita regressivi, lungo i quali, alle originarie cause di deprivazione ed esclusione, si aggiungono dei comportamenti degli individui che portano ad un rafforzamento di tali cause e che cumulano nuove condizioni di disagio. Ad una naturale ricerca di equilibrio sembra sostituirsi una sorta di fuga e di rinuncia che portano a situazioni di un progressivo sradicamento, stati di accettazione e di rassegnazione che creano una serie di circoli viziosi che portano la situazione di malessere quasi a diventare <a href="http://www.indiceistat.it/indigenza-come-prodotto-di-una-diversificata-strutturazione-sociale/">irreversibile</a>.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://marcocamedda.blog.tiscali.it/files/2010/07/siniscola-pano2.jpg" alt="" width="510" height="239" /></p>
<p>Naturalmente le cause che possono provocare tali circoli viziosi sono molto varie, come abbiamo avuto modo di mostrare nel paragrafo precedente, ma ciò che è sicuro è che percorsi di povertà possono riscontrarsi sia sopra che sotto i l livello delle linee ufficiali della povertà economica: la concettualizzazione del fenomeno &#8216;povertà&#8217; è infatti mutato nel tempo e oggi gli indicatori usati per misurarla sono diversi rispetto al passato. Ad una concezione di povertà &#8216;assoluta&#8221;, fatta coincidere essenzialmente con un livello minimo di sussistenza e misurata tramite una soglia o linea della povertà molto rigida che tracciava il confine tra povero e non povero basandosi unicamente sul livello di deprivazione economica, si è passati ad un approccio sempre più flessibile, atto a cogliere la molteplicità e la diversità delle situazioni, sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo, in cui la povertà all&#8217;interno della società del benessere, è in costante differenziazione e trasformazione. Per spiegare la povertà non basta dunque considerare le privazioni in alcune risorse fondamentali, ovvero i beni principali, i primary good, considerati come le componenti del paniere che delle persone possono accettare come ciò di cui hanno bisogno, in generale, come cittadini di una società giusta. In realtà, la capacità e la possibilità di convertirei beni principali in varie cose di cui l&#8217;individuo ha bisogno per non essere povero dipende da circostanze che non sono pienamente caratterizzati dai beni primari medesimi.</p>
<p><object width="460" height="315"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/M_sXj1cftAs?version=3&amp;hl=it_IT"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/M_sXj1cftAs?version=3&amp;hl=it_IT" type="application/x-shockwave-flash" width="560" height="315" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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		<title>Quali tipi di licenziamento posso presentare domanda adesso?</title>
		<link>http://www.indiceistat.it/quali-tipi-di-licenziamento-posso-presentare-domanda-adesso/</link>
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		<pubDate>Sun, 26 Feb 2012 14:37:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Salvatore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[
Dipende se il licenziamento sia ritenuto opportuno o inopportuno. Se è opportuno (perché l&#8217;azienda può beneficiare di cause economiche, organizzative, ecc) la compensazione è di 20 giorni per anno lavorato fino a un massimo di 12 mesi. Se il licenziamento è considerato ingiusto o colpisce un accordo con la vostra azienda , può addebitare 45 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://www.pressagency.it/v2/wp-content/uploads/2012/02/licenziato.jpg" alt="" width="180" height="180" /></p>
<p style="text-align: left;">Dipende se il licenziamento sia ritenuto opportuno o inopportuno. Se è opportuno (perché l&#8217;azienda può beneficiare di cause economiche, organizzative, ecc) la compensazione è di 20 giorni per anno lavorato fino a un massimo di 12 mesi. Se il licenziamento è considerato ingiusto o colpisce un accordo con la vostra azienda , può addebitare 45 giorni all&#8217;anno (massimo di 42 mesi) per gli anni ha lavorato fino ad oggi e da domani si accumulano 33 giorni per anno lavorato per arrestare 24 mesi. Se il contratto di locazione inizia domani e finisce per essere licenziato in futuro in modo ingiusto, raccolte 33 giorni per anno lavorato fino a 24 mesi. Posso collegare una società temporanea? Un massimo di 24 mesi. Al 31 dicembre, sarà vietato di avere un lavoratore più di due anni con contratti temporanei. Quali sono i vantaggi saranno i giovani nella realizzazione dei contratti? <img class="aligncenter" src="http://www.politikos.it/wp-content/uploads/2008/09/licenziato.jpg" alt="" width="450" height="300" />La riforma significa che le imprese piccole e medie imprese sono giovane . Quindi, essere permesso di avere più giovani dipendenti con un periodo di prova di un anno. Inoltre, la società ha diritto ad una detrazione sulla vostra fattura fiscale di 3.000 dollari all&#8217;atto dell&#8217;assunzione il primo dipendente, purché si disponga di meno di 30 anni. Se questo è un nuovo datore di lavoro che assume il suo primo dipendente. Le aziende (di qualsiasi dimensione) che assumono giovani sotto i 30 anni , hanno anche parti bonus pagati sicurezza sociale per loro. 1.000 euro nel primo anno di contratto, 1.100 euro nel secondo e 1.200 euro nel suo terzo anno di contratto. C&#8217;è il supporto per l&#8217;assunzione di disoccupati di oltre 45 anni? Ci sono riduzioni dei pagamenti di sicurezza sociale se sono disoccupati di lungo termine. La società farà risparmiare 1.300 euro l&#8217;anno i primi tre anni di noleggio. Che le imprese dovranno fare per ridurre la giornata lavorativa me? La società può effettuare una registrazione del regolamento sull&#8217;occupazione (ERE) che ha comportato la riduzione dell&#8217;orario di lavoro senza andare a lavoro l&#8217;Autorità, come era stato necessario fino ad ora. Oltre a tutto ciò che è negoziato a un livello superiore, i rappresentanti dei datori di lavoro e lavoratore possono accordarsi su un accordo che si adatta alle loro peculiarità. Se sto in piedi con una disposizione, a cui sono legato?           La nuova normativa prevede che i disoccupati che fanno parte delle liste e sono in carica benefici INEM in grado di &#8221; svolgere servizi di interesse generale in servizio alla comunità attraverso accordi con il governo &#8220;. Grazie a questa lacuna, il sindaco di Madrid, Ana Botella, gettare i disoccupati a lavorare in biblioteche o di altri servizi pubblici. Bottiglia aveva chiesto volontari per questi compiti. Il governo cerca di controllare le disabilità bassi ingiustificati e temporaneo attraverso il lavoro reciproco.</p>
<p style="text-align: left;">Non ho il diritto all&#8217;istruzione?</p>
<p style="text-align: left;">Tutti i dipendenti hanno diritto a 20 ore di formazione all&#8217;anno versata dalla società. È estesa a 30 anni la formazione e l&#8217;apprendimento del contratto, fino a quando il tasso di disoccupazione inferiore del 15%.</p>
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;">
<p><object width="420" height="315"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/HZjhTU7XBw0?version=3&amp;hl=it_IT"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/HZjhTU7XBw0?version=3&amp;hl=it_IT" type="application/x-shockwave-flash" width="420" height="315" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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		</item>
		<item>
		<title>Il sistema finanziario degli enti pubblici (2°parte)</title>
		<link>http://www.indiceistat.it/il-sistema-finanziario-degli-enti-pubblici-2%c2%b0parte/</link>
		<comments>http://www.indiceistat.it/il-sistema-finanziario-degli-enti-pubblici-2%c2%b0parte/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 12 Feb 2012 11:14:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Salvatore</dc:creator>
				<category><![CDATA[PA Italiana]]></category>
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[
Per essi non sono previsti i limiti propri .della proprietà privata e il godimento da parte dei cittadini è consentito tramite l&#8217;emanazione di provvedimenti di diversa natura (ammissioni, autorizzazioni, concessioni).
All&#8217;interno della categoria dei beni patrimoniali si distinguono i beni patrimoniali indisponibili caratterizzati anch&#8217;essi dalla indisponibilità fino a che siano destinati ad un pubblico servizio e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-1562" title="01-pubblica-amministrazione" src="http://www.indiceistat.it/wp-content/uploads/01-pubblica-amministrazione.png" alt="01-pubblica-amministrazione" width="500" height="320" /></p>
<p>Per essi non sono previsti i limiti propri .della proprietà privata e il godimento da parte dei cittadini è consentito tramite l&#8217;emanazione di provvedimenti di diversa natura (ammissioni, autorizzazioni, concessioni).</p>
<p>All&#8217;interno della categoria dei beni patrimoniali si distinguono i beni patrimoniali indisponibili caratterizzati anch&#8217;essi dalla indisponibilità fino a che siano destinati ad un pubblico servizio e i beni disponibili destinati ad un uso prevalentemente redditizio ed esenti da una finalizzazione al pubblico servizio.</p>
<p>Rientrano fra i primi: le miniere, foreste, reperti di interesse culturale, caserme, edifici destinati a sede di uffici, fauna selvatica, patrimonio naturale. I beni patrimoniali disponibili hanno un valore prevalentemente economico e di essi l&#8217;amministrazione si avvale in quanto producono un reddito. Di questi possono farne parte anche beni mobili quali l&#8217;azionariato di Stato (titoli, azioni, partecipazioni) e il denaro presente.<img class="aligncenter size-medium wp-image-1563" title="trasparenza, valutazione e merito" src="http://www.indiceistat.it/wp-content/uploads/trasparenza-valutazione-e-merito1-300x188.jpg" alt="trasparenza, valutazione e merito" width="300" height="188" /></p>
<p>Ci si è occupati fin&#8217;ora del potere amministrativo, nei suo aspetto statico proprio dell&#8217;organizzazione. Ma ciò che di essa è rilevante nei suoi rapporti con i cittadini è l&#8217;attività, un&#8217;azione articolata e complessa, posta in essere da una pluralità di uffici e organi amministrativi. E&#8217; comune l&#8217;affermazione che il potere amministrativo si esercita attraverso(un procedimento: una serie coordinata e collegata di fatti e imputata ad organi e soggetti diversi tendenti alla produzione di un effetto giuridico.</p>
<p>L&#8217;atto finale, conclusivo t della serie procedimentale, il ed, provvedimento, presenta un particolare rilievo in quanto oggetto di impugnazione da pane degli interessati; ma già nella ricostruzione dottrinale precedente alla regolamentazione legislativa, l&#8217;azione amministrativa è stata vista come una azione funzionalizzata o funzione organizzativa in senso dinamico, in essa ognfatto o fatto tendente al  risultato finale diventa giuridicamente rilevante.</p>
<p>Il procedimento rappresenta un principio qualificante dell&#8217;azione amministrativa giacché la fondamentale esigenza che essa sia preordinata alla cura di interessi pubblici, non è garantita a sufficienza dalle regeie della discrezionalità. L&#8217;autorità amministrativa, nel determinare l&#8217;assetto degli interessi end convergono nella sua attività, ha una possibilità di scelta circa i diversi aspetti delle misure da adottare. L&#8217;esercizio del potere è vincolato nel fine, ma l&#8217;agire amministrativo è dotato, con quello che possiamo definire un termine ambiguo, di discrezionalità.</p>
<p>Con questa nozione intendiamo la possibilità che ha la pubblica amministrazione, di valutare secondo le regole cella bucr. amministrazione, le esigenze del pubblico interesse.Questo concetto di stato tratto dalla giurisprudenza attraverso l&#8217;elaborazione del vizio eccesso di potere come vizio degli atti amministrativi.</p>
<p>A l l a base della costruzione della teoria della discrezionalità c&#8217;è problema di evitare l&#8217;arbitrio nelle scelte dell&#8217;autorità, sempre possibili pur nel rispetto formale della legge, per cui l a . discrezionalità può definire  il margine di <a href="http://italiaefinanza.it/il-personale-non-professionale-della-pa-italiana-2%C2%B0parte/">appezzamento </a>o la libertà di scelta che la legge impone alla determinazione dell&#8217;autorità <a href="http://www.indiceistat.it/il-sistema-finanziario-degli-enti-pubblici/">amministrativa</a>.</p>
<p>Un al principio rappresentato nel procedimento è quello del &#8220;giusto che può essere inteso nel senso che ogni_ esercizio del potere amministrativo, al di là di specifiche previsioni di legge, debba essere preceduto da adempimenti che consentano ai soggetti portatori di interessi incisi dal <a href="http://italiaefinanza.it/il-personale-non-professionale-della-pa-italiana/">procedimento</a>, di partecipare, avanzando istanze, osservazioni, proposte  a tutela degli interessi. Si tenterà adesso di rifare il percorso che ha portato alla regolamentazione del procedimento con la 1. 7 agosto 1990 n. 241.<br />
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