Il rapporto di ufficio (2°parte)
Pubblicato da Salvatore - 05/02/12 alle 12:02:17 am
Per contenere tale pressione il Parlamento disciplina con legge l’organizzazione, e attribuisce agli uffici un organico, ovvero un numero di posti prefissati.
Il regime del rapporto così com’è attualmente non regolamenta più soltanto i termini essenziali dei diritti e dei doveri delle parti ma anche le modalità di conferimento degli uffici, i criteri per la determinazione delle qualifiche e dei profili professionali. I principi che regolano il rapporto tra l’ufficio e il suo titolare da individuare in alcune categorie:
1) Uno riguarda la continuità dell’ufficio per cui anche in assenza del titolare si provvede con la supplenza,la reggenza “ad interim”, che è la prorogatio. Della prorogatio si è abusato, lasciando permanere titolari di ufficio oltre la durata della carica. La Corte Cost. con sentenza 4 maggio 1992 n. 208 ha stabilito che non è possibile prevedere la prorogatio di organi amministrativi scaduti con pieni poteri e a tempo indefinito, per cui anche il legislatore ha provveduto (1. 15 luglio 1994 n. 444).
2) Il secondo principio è quello della libertà ed eguaglianza di accesso; esso è garantito dall’art. 51 della Cost. e adesso è consentito anche a cittadini facenti parte della U.E.
3) L’art. 54 Cost. stabilisce, in maniera un pò generica che i cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche debbano assolverle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge.
4) Un altro principiò riguarda la separazione tra interesse dell’ufficio e interesse del titolare, questo della neutralità ha una storia originata secondo presupposti diversi. All ‘ inizio i titolari dell’ufficio erano considerati proprietari di esso. Oggi, la separazione è rafforzata da norme del codice penale che prevedono la concussione e la corruzione. La neutralità è assicurata da regole precise. In Inghilterra è vietato ai dipendenti svolgere attività politica a livello nazionale.
5) Il quinto principio è quello della separazione tra il patrimonio dell’ufficio e patrimonio del titolare, chi gestisce il patrimonio dell’ufficio non può usarlo a fini personali. Gli ultimi tre principi sono rafforzati dal “Codice di comportamento dei dipendenti della P.A.”, con decreto del Ministro della funzione pubblica del 31 marzo 1994. Il codice dopo aver ribadito i principi di indipendenza e neutralità, vieta la percezione di regali, regola la partecipazione ad associazioni, detta principi sui rapporti con il pubblico e con i fornitori della P.A.
Vista l’evoluzione storica dell’impiego pubblico c’è da chiedersi se i amministrazione siano diversi da quelli del lavoro privato. Il tratto distintivo sarebbe che. l’uno trova la sua disciplina nella legge piuttosto che nel contratto. L’atto normativo disciplina unilateralmente la scelta delle persone, la nomina, gli eventi estintivi del rapporto. Con questo sistema si tutela il dipendente dall’amministrazione e si controlla quest’ultima. La scelta viene fatta per concorso. Nel lavoro privato vi sono vincoli altrettanto forti come le leggi sul collocamento e le assunzioni obbligatorie. L’atto di nomina non ha le caratteristiche di un provvedimento amministrativo, ma la giurisprudenza, nella sua competenza esclusiva, la ha ritenuto tale nel tentativo anche di evitare l’inserimento di personale incontrollato nei ruoli dell’amministrazione. E anche la subordinazione del dipendente pubblico come la soggezione del lavoratore all’imprenditore ha lo scopo di assolvere all’adempimento dell’obbligazione.






