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Indice Istat. Tutti i nostri post che parlano di: ‘Indice Istat’

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Indice Istat 2009

A continuazione analizzeremo un indice Istat 2009.

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L’indice nazionale Istat riguarda il mese di dicembre 2009, nonché i prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (FOI), al netto dei tabacchi; questo indice si usa anche per fare le rivalutazioni dei canoni di affitto e degli assegni di mantenimento. Possiamo osservare che nel dicembre 2009 tale indice è stato pari al 135,8 e la sua variazione era di:

* più 0,1 per cento rispetto a novembre 2009
* più 1,0 per cento rispetto a dicembre 2008
* più 3,0 per cento rispetto a dicembre 2007

La formula che è stata usata per il calcolo della variazione percentuale tra due indici è la seguente:

Var. % = [ ( Indice più recente / Indice più vecchio ) * Coefficiente di raccordo ] * 100 – 100

Inoltre si ricorda che:

- il coefficiente di raccordo si usa nel caso di calcolo di indici con basi diverse

- bisogna utilizzare i risultati intermedi a 4 decimali e arrotondare il risultato finale alla prima cifra decimale

In base a questo indice Istat 2009 (dicembre), se dobbiamo determinare il trattamento di fine rapporto (TFR) maturato sin ora, nel caso di cessazione del rapporto di lavoro fra il 15 dicembre 2009 e il 14 gennaio 2010, dobbiamo rivalutare la quota accantonata in data 31 dicembre 2008; tale rivalutazione corrisponde a +2,224907%.

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Istat Indice Affitti

Nella seguente tabella vedremmo l’indice Istat affitti 2009, mese per mese. L’indice di riferimento è il FOI (Famiglie Operai Impiegati).

Mese

Anno

Variazione annuale 100%

Variazione ridotta 75%

Variazione biennale 100%

Variazione ridotta 75%

Gazzetta Ufficiale n.

Dicembre

2009

1,0

0,750

3,0

2,250

22 del 28/1/10 pag. 94

Novembre

2009

0,7

0,525

3,3

2,475

302 del 30/12/09 pag. 109

Ottobre

2009

0,2

0,150

3,6

2,700

271 del 20/11/09 pag. 53

Settembre

2009

0,1

0,075

3,8

2,850

247 del 23/10/09 pag. 26

Agosto

2009

0,2

0,150

4,1

3,075

226 del 29/9/09 pag. 27

Luglio

2009

-0,1

-0,075

3,90

2,925

198 del 27/8/09 pag. 48

Giugno

2009

0,4

0,300

4,2

3,150

167 del 21/7/09 pag. 40

Maggio

2009

0,7

0,525

4,2

3,150

147 del 27/6/09 pag. 54

Aprile

2009

1,0

0,750

4,30

3,225

119 del 25/05/09 pag. 87

Marzo

2009

1,0

0,750

4,30

3,225

96 del 27/04/09 pag. 54

Febbraio

2009

1,50

1,125

4,40

3,300

68 del 23/03/09 pag. 56

Gennaio

2009

1,50

1,125

4,40

3,300

50 del 2/03/09 pag. 55

Coi dati di questa tabella, dove appunto possiamo vedere l’indice Istat affitti 2009 relativo al FOI, è possibile calcolare l’aggiornamento del canone di locazione “Patti in deroga”, in base alla variazione annuale dei prezzi rilevata dall’Istat al 75%.

Rivalutazione Istat

Calcolare on line e gratuitamente la rivalutazione monetaria secondo l’Istat e secondo l’indice FOI da un certo anno sino ad oggi è possibile grazie a degli strumenti gratuiti messi a disposizione da alcuni siti internet.

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Ad esempio, nel sito miolegale.it troverete una facile applicazione per poter fare detti calcoli e inoltre è molto aggiornato; pensate che gli indici relativi alla rivalutazione Istat e FOI vengono aggiornati mensilmente. Col calcolatore messo a disposizione dal sito, si può calcolare la rivalutazione monetaria a partire dall’anno 1996.

Dovete anche sapere che l’Istat produce ben tre indici diversi relativi ai prezzi al consumo; mentre il FOI (ovvero l’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati) quando parla di consumi lo fa riferendosi all’insieme delle famiglie che fanno capo a un lavoratore dipendente. L’indice FOI è usato per aggiornare con una certa cadenza i valori monetari (affitti, assegni dovuti al coniuge separato, ecc.); esso è pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale secondo i sensi dell’art. 81 della legge 27 luglio 1978, n. 392.

Poi ci sono altri indici, ad es. il NIC calcola l’inflazione a livello dell’intero sistema economico; esso rappresenta il parametro di riferimento per gli organi di governo. Un altro dato è l’IPCA, esso assicura una misura dell’inflazione comparabile a livello europeo e si usa per controllare la convergenza delle economie dei paesi appartenenti all’Unione Europea.

Tutto questo non sarà necessario conoscerlo se si usano calcolatori on line, del tutto automatici.

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Indice Prezzi Istat

Il referente dell’indice prezzi Istat è il signor Giuseppe Certomà che risponde al seguente indirizzo:

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Statistiche dei Prezzi, Istituto Nazionale di Statistica ISTAT, Via Cesare Balbo 16, 00184, Roma, Italia
Tel.: 39 06 46734157
Fax.: 39 06 46734173
Internet e-mail:certoma@istat.it

La diffusione dei dati elaborati da detto ufficio avviene con cadenza mensile attraverso supporto elettronico (banca dati on-line, floppy disk, ConIstat on line).

Gli aspetti metodologici attraverso i quali vengono elaborati i dati relativi all’indice prezzi Istat sono molteplici e riguardano caratteristiche quali la copertura, la periodicità e la tempestività.

Per quanto riguarda la copertura, l’indice dei prezzi al consumo è del tipo Laspeyres 1995=100) e copre l’intero territorio nazionale. I prezzi, in linea di massima sono rilevati mensilmente; i beni durevoli, semi durevoli e gli affitti trimestralmente; i beni stagionali due volte al mese. La stessa metodologia viene applicata per l’elaborazione del FOI (indice relativo alle famiglie di operai ed impiegati) e del IPCA (indice armonizzato dei prezzi al consumo), secondo quanto dispone la UE; questi due indici, inoltre, sono elaborati anche in un’altra versione che esclude il calcolo dai tabacchi, secondo quanto disposto dalla Legge n. 81 del 1992.

La cadenza relativa all’apprendimento ed elaborazione dei dati è mensile.

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Istat 2009

Se dobbiamo fare un post riassuntivo che tratti dei dati Istat 2009, possiamo farlo iniziando a parlare di un dato esorbitante, ovvero del crollo del fatturato nell’industria italiana. Ricordando a tutti che nel 2009 stavamo in piena crisi finanziaria e che non sono pochi quelli che han dovuto “chiudere ditta”, “ridurre il personale” o peggio ancora “chiudere per fallimento”, troviamo un dato che riguarda il meno 18,7% di fatturato rispetto al 2008. Una cifra niente affatto insignificante, si tratta del peggior dato pervenuto dal 2000!

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Sembra, ad ogni modo, che tale crisi non abbia influenza sulla longevità degli italiani, effettivamente l’Istat 2009 registra una mortalità pari al 9,8 per mille, ovvero 588.000, una cifra mai registrata dal dopoguerra. Quindi se da una parte la “vita è dura”, dall’altra è anche “più lunga”, grazie soprattutto al miglioramento delle condizioni di sopravvivenza. Gli uomini possono sperare di raggiungere i 78,9 anni, mentre le donne 84,2, nonostante per taluni siano ritenute il sesso debole ma che stando ai dati statistici si rivela esattamente l’opposto.

Un’altra ovvia conseguenza della crisi è stato il crollo del turismo, rispetto al 2008, la diminuzione dei viaggi è stata pari all’8%.

E se il turismo non è andato molto, quelli che continuano ad arrivare sono gli stranieri, 360.000 ingressi nel 2009, persone che, lavorando in “nero” per “pochi soldi”, contribuiscono in maniera negativa all’economia del paese, e se già gli italiani stavano senza lavoro, ora devono adeguarsi e farsi pagare una “manciata di polvere in faccia”. Questo, ahimé, si riflette nella vita di tutti i giorni, anche con episodi spiacevoli che abbiamo potuto seguire alla tv.

Inflazione Istat

Ad aprile è salita l’inflazione italiana di un moderato 0,4% attestandosi a 1,5% secondo quanto pubblicato dall’Istat lo scorso venerdì. Un rialzo preoccupante per gli italiani visto che il panorama per l’euro continua ad essere nero fitto (leggia anche La Crisi dell’Euro) e le misure di austerità nei conti pubblici stanno per arrivare anche da noi. Il dato più preoccupante di venerdì scorso è stato –a nostro avviso- quello della voce “spesa di tutti i giorni” che cresce secondo l’Istat di un +2,2% ad aprile 2010.

Le stime per i mesi prossimi sono di una sostenuta crescita di questo indice e dell’inflazione in generale. Mentre i prezzi salgono però, non cresce il potere di acquisto degli italiani e uscire dalla crisi diventerà sempre più una corsa agonistica (nell’arco del periodo 2009-2012) piuttosto che uno srpint di un solo anno (2010) come si era annunciato.

La fragilità della Bilancia Italiana. Pic: The Economist

La fragilità della Bilancia Italiana. Pic: The Economist

In Italia non si tratta comunque di un caso di tagli come quello della crisi spagnola, tuttavia i tagli sono alle porte e il continuo crescere dell’inflazione, sommato al fatto che la nostra moneta è sempre più debole e in che in aggiunta dovremo compiere con normative europee di controllo del deficit e tagliare di sana pianta la spesa pubblica potrebbero portarci ad incrementare i nostri problemi per arrivare alla fine del mese con qualcosa in tasca.

Sul fronte europeo abbiamo ricevuto le parole di conforto della Banca Centrale Europea che sabato assicurava di “non essere disposta a tollerare una forte l’inflazione in Europa”. Lo diceva Jean Claude Trichet presidente della BCE che spiegava che « verranno effettuati correttivi appropriati per evitare che dal programma recentemente lanciato di acquisti di titoli di Stato dell’area euro derivino effetti distorsivi sulla linea di politica monetaria».

Cioè che i prezzi non saliranno. Al meno non al di fuori del ratio che la BCE sarà disposta a tollerare. Tuttavia Trichet ha dovuto aggiungere a queste parole di conforto le brutte notizie con queste altre parole: «richiamo solennemente i paesi a operare programmi idonei a ristabilire situazioni di bilancio solide. Non è vero che la disciplina di bilancio danneggia la crescita: è esattamente l’opposto. Senza un bilancio solido non c’è fiducia nell’economia, e senza fiducia non c’è ripresa».

Santa ragione. Soltanto che la ripresa con misure di taglio come quelle proposte dalla BCE per la Spagna sarà molto più lenta e dolorosa che senza; per non parlare del calvario che spetta a quella povera gente in Grecia che per arrivare a fine mese non riceverà dallo stato neanche un quattrino per molti anni. E noi siamo i prossimi.

Produzione Industriale Zona Euro

I prezzi della Produzione Industriale Zona Euro mostrano –questo mese di marzo 2010- un rialzo dello 0,6% rispetto a febbraio e dello 0,9% su base annua. In febbraio l’indice mostrava un rialzo dello 0,1% su gennaio e un calo dello 0,4% su anno. Un aumento dunque dello 0,5% rispetto all’aumento del mese scorso. Questi dati preceduti da uno 0 possono indurre a equivoco sulla valutazione della loro portata a livello economico. In effetti l’aumento dei prezzi mese su mese si è dimostrato molto alto rispetto a quello del mese precedente. Un dato, quello dell’inflazione dei prezzi per la produzione industriale nella Zona Euro, che ci porta a due conclusioni sullo stato dell’economia europea. La prima, che si tratterebbe di un segno evidente di recupero dalla crisi che ha colpito i mercati durante il 2009. I prezzi sono in aumento perché l’attività industriale si sta riprendendo. La seconda invece –tenuto conto che sappiamo che i dati di attività industriale sono ancora deboli- che l’euro zona starebbe accusando il rincaro di determinate importazioni dovuto principalmente alla svalutazione dell’euro. Questo sarebbe un motivo di perso per il rincaro della produzione industriale. Perciò torna impellente controllare i prezzi delle materie prime.

Grafica Prezzi Produzione Industriale. Fonte: Eurostat

Grafica Prezzi Produzione Industriale. Fonte: Eurostat

Indice Istat, le stime di Bankitalia sull’inflazione italiana 2010

Banca d’Italia diffonde i risultati dell’inchiesta sull’Inflazione Italiana:

I principali risultati

Aspettative di inflazione in Italia e variazione dei prezzi di vendita delle imprese. Le attese sul tasso d’inflazione al consumo per i prossimi dodici mesi sono cresciute all’1,4 per cento, dallo 0,8 della rilevazione di dicembre (tav. 1 e fig. 3), sostanzialmente in linea con le previsioni degli analisti professionali sullo stesso orizzonte temporale. Quelle a 24 mesi sono rimaste stabili poco sotto il 2 per cento. In marzo il ritmo di crescita tendenziale dell’indice armonizzato dei prezzi al consumo è stato dell’1,4 per cento1, in linea con le aspettative delle imprese rilevate dodici mesi fa. Le imprese hanno dichiarato di aver ridotto i propri prezzi di vendita dello 0,4 per cento nell’ultimo anno (tav. 2), a fronte del leggero aumento (0,1 per cento) registrato nella rilevazione dello scorso dicembre. La diminuzione risulta particolarmente marcata per quelle residenti nelle regioni meridionali (–0,8 per cento) mentre non si riscontrano divari apprezzabili tra settori e classi dimensionali.

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Per i prossimi dodici mesi le imprese anticipano una revisione al rialzo dei propri listini dell’1,1 per cento (tav. 2), come nel sondaggio precedente. Nei giudizi delle imprese le spinte al ribasso sui prezzi proverrebbero principalmente dalle politiche seguite dai concorrenti e, in misura minore, dalla debolezza della domanda (tav. 3), mentre, rispetto a tre mesi fa, si intensificherebbero le pressioni al rialzo esercitate dal costo del lavoro e delle materie prime.

Valutazioni sulla situazione economica generale

Nel complesso l’indagine conferma per il primo trimestre del 2010 il ridimensionamento

delle valutazioni positive sull’attuale quadro congiunturale, già rilevato in dicembre a interruzione del parziale recupero nei mesi estivi. Rispetto allo scorcio del 2009, è aumentata la quota di imprese che riportano un peggioramento delle condizioni economiche generali (al 21,8 per cento da 15,8; tav. 4); tenendo conto di quelle che hanno invece espresso valutazioni di miglioramento (17,7 per cento, da 18,9 di dicembre), il saldo delle opinioni è tornato in territorio negativo per la prima volta dalla scorsa estate (–4,1 punti percentuali da 3,1). Il quadro appare meno favorevole anche per le aspettative sull’evoluzione della situazione economica generale: la percentuale di aziende che esclude la possibilità di un miglioramento  per il prossimo trimestre è salita al 33,3 per cento (dal 30,7 di dicembre; tav. 5). Attese cautamente più positive provengono dale imprese medie e grandi, da quelle localizzate nel Nord Ovest e da quelle che realizzano all’estero più di un terzo del proprio fatturato.

L’inflazione eurozona:+’1,5% annuo

L’inflazione italiana a marzo sale dello 0,3% su base mensile e cresce dell’1,4% sull’anno.

Per l’eurozona i dati sono :

Il tasso di inflazione nei sedici paesi dell’euro: +’1,5% annuo, portandosi al massimo da dicembre 2008 e superando le previsioni degli analisti.

In febbraio il tasso tendenziale d’inflazione si attestava allo 0,9%

Inflazione Italiana

Inflazione Italiana

Indice Istat Fatturato di alcuni servizi 4° trimestre 2009

Come osserviamo nella grafica pubblicata dall’Istat in un documento rilasciato oggi il settore servizi italiano offre dati contrastanti. Nel quarto trimestre del 2009 l’indice trimestrale del fatturato del commercio all’ingrosso ha registrato un calo del 5,3 per cento rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente. Quello del settore della manutenzione e riparazione di autoveicoli ha, invece, segnato un incremento tendenziale dello 0,2 per cento.

Servizi Istat IV trimestre 2009. Fonte: Istat.it

Servizi Istat IV trimestre 2009. Fonte: Istat.it

Gli indici del fatturato del trasporto marittimo e del trasporto aereo hanno registrato, rispettivamente, una diminuzione del 5,8 per cento e un aumento dell’1,3 per cento.
Infine, il fatturato del comparto dei servizi postali e attività di corriere è diminuito del 5,1 per cento e quello dei servizi di informazione e comunicazione del 4,0 per cento.

Nel confronto tra la media del 2009 e quella dell’anno precedente gli indici grezzi del fatturato hanno registrato variazioni negative per tutte le attività economiche. Le riduzioni più significative hanno riguardato il trasporto aereo (meno 20,9 per centro), il trasporto marittimo (meno 12,6 per cento) e il commercio all’ingrosso (meno 11,1 per cento)

Indice Istat, tutto quello che devi sapere su statistiche economiche italiane e gli effetti che avranno sulla nostra economia personale.

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