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	<title>Indice Istat &#187; Disoccupazione</title>
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		<title>Istat: aumenta la forbice tra Nord e Sud Italia</title>
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		<pubDate>Sat, 23 Jul 2011 13:55:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Salvatore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Disoccupazione]]></category>

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		<description><![CDATA[
Purtroppo non arrivano notizie confortanti dall’Istituto nazionale di statistica, ancora un volta, infatti, si allunga il divario socioeconomico che intercorre tra Il mezzogiorno italiano ed il Nord.
Anche se non sappiamo quanto abbia inciso il periodo di crisi economica e finanziaria, un dato allarmante riguarda il tasso di disoccupazione che in alcune regione del sud e, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-1403" title="cattura" src="http://www.indiceistat.it/wp-content/uploads/cattura.jpg" alt="cattura" width="257" height="90" /></p>
<p>Purtroppo non arrivano notizie confortanti dall’<a href="http://www.indiceistat.it/variazione-degli-indici-istat/">Istituto nazionale di statistica</a>, ancora un volta, infatti, si allunga il divario socioeconomico che intercorre tra Il mezzogiorno italiano ed il Nord.</p>
<p>Anche se non sappiamo quanto abbia inciso il periodo di crisi economica e finanziaria, un dato allarmante riguarda il tasso di disoccupazione che in alcune regione del sud e, in particolar modo, interessa la Sicilia.</p>
<p>Infatti, in Sicilia si tocca il 15 per cento del tasso di <a href="http://www.indiceistat.it/disoccupazione-italiana-ed-eurozona/"> disoccupazione</a>, il dato riguarda anche la regione Campania che si attesta al  15,6 per cento. Sono questi i dati <a href="http://www.indiceistat.it/variazione-istat-per-calcolare-l%E2%80%99equo-canone/">Istat </a>del primo trimestre del 2011. La dimensione di tali dati  è alquanto preoccupante se si considera che  è quasi il doppio della media nazionale, metà dei quali è equivalente a 8,6 per cento.</p>
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		<title>Retribuzione ccnl</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Feb 2011 10:36:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giacomo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Disoccupazione]]></category>
		<category><![CDATA[contratto nazionale]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro a chiamata]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro autonomo]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro irregolare]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro nero]]></category>
		<category><![CDATA[mercato del lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[retribuzione contratti]]></category>

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		<description><![CDATA[La retribuzione cnnl (contratti collettivi nazionali di Lavoro) in vigore per la sola parte economica, interessa il 63,8% degli occupati dipendenti rilevati per il periodo di riferimento degli indici (dicembre 2005); a essi corrisponde una quota del 60,7% del monte retributivo osservato a luglio 2010. Secondo l’Istat le retribuzioni contrattuali orarie e&#8217; aumentato dello 0,1% [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>La retribuzione</strong> <strong>cnnl</strong> (<strong>contratti</strong> <strong>collettivi</strong> <strong>nazionali</strong> <strong>di</strong> <strong>Lavoro</strong>) in vigore per la sola parte economica, interessa il 63,8% degli occupati dipendenti rilevati per il periodo di riferimento degli indici (dicembre 2005); a essi corrisponde una quota del 60,7% del monte retributivo osservato a luglio 2010. Secondo l’Istat le retribuzioni contrattuali orarie e&#8217; aumentato dello 0,1% rispetto al mese precedente e del 2,4% rispetto a luglio 2009. Non sapate cosa sono le retribuzioni cnnl?</p>
<p>“<em>Nel diritto italiano, il contratto collettivo nazionale di lavoro (CCNL) è il contratto stipulato a livello nazionale con cui le organizzazioni rappresentative dei lavoratori e le associazioni dei datori di lavoro (o un singolo datore) predeterminano congiuntamente la disciplina dei rapporti individuali di lavoro (c.d. parte normativa) ed alcuni aspetti dei loro rapporti reciproci (c.d. parte obbligatoria)</em>…<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Contratto_Collettivo_Nazionale_di_Lavoro">continua a leggere sul wikipost</a>.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-1008" title="precari" src="http://www.indiceistat.it/wp-content/uploads/precari.jpg" alt="precari" width="400" height="400" /></p>
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		<title>Lavoro Autonomo</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Feb 2011 12:52:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giacomo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Disoccupazione]]></category>
		<category><![CDATA[Statistiche Italiane]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>
		<category><![CDATA[la crisi]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro autonomo]]></category>

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		<description><![CDATA[Il lavoro autonomo ha subito durissimi colpi dalla crisi finanziaria e la posteriore crisi economica globale. Già nel 2008 la media dello stipendio di chi lavorava nei settori dei servizi, del commercio, delle manifatture o delle professioni ha perso circa l&#8217;1% del suo reddito. Del 2,8 per cento in Emilia Romagna. Ma ancora una volta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>lavoro autonomo</strong> ha subito durissimi colpi dalla crisi finanziaria e la posteriore <strong><a href="http://italiaefinanza.it/la-crisi-deuropa/">crisi economica globale</a></strong>. Già nel <strong>2008</strong> la media dello stipendio di chi lavorava nei settori dei servizi, del commercio, delle manifatture o delle professioni ha perso circa l&#8217;1% del suo reddito. Del 2,8 per cento in<strong> Emilia Romagna</strong>. Ma ancora una volta esistono grosse differenze tra le diverse aree <strong>d&#8217;Italia</strong>. La provincia di Reggio risulta tra quelle in cui, già due anni fa, la flessione dei guadagni risultava più significativa, con un reddito medio di 34mila e 800 euro, in calo del 4,1 per cento rispetto ai dodici mesi precedenti. Pur lontani dal meno 8,5 per cento di <strong>Prato</strong> (dove la crisi del tessile ha compromesso un intero sistema economico e sociale) e da alcune province del nordest (dove il calo si è attestato tra il 5 e il 7 per cento), <strong>Reggio</strong> è tra le prime 15 province in questa classifica negativa. E terza in <strong>Emilia</strong> dopo <strong>Modena </strong>(-5,5) e <strong>Ferrara </strong>(-4,2) e prima di<strong> Bologna</strong> (- 3,1). Meno sensibile la flessione per Piacenza, per <strong>Parma</strong> e per le province romagnole. Il reddito medio offre il dato più immediato di una crisi esplosa nel 2009 e nel 2010. Ma questi sono dati di due anni fa. Per centinaia di piccole imprese e attività non si può nemmeno più parlare di guadagni risicati perchè, nel frattempo, hanno letteralmente chiuso i battenti.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-850" title="jobless" src="http://www.indiceistat.it/wp-content/uploads/jobless.JPG" alt="jobless" width="542" height="500" /></p>
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		<title>Disoccupazione Italiana ed Eurozona</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Jan 2011 10:07:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giacomo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Disoccupazione]]></category>
		<category><![CDATA[Statistiche Europa]]></category>
		<category><![CDATA[euro]]></category>
		<category><![CDATA[eurostat]]></category>
		<category><![CDATA[eurozona]]></category>
		<category><![CDATA[unemployment]]></category>

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		<description><![CDATA[La disoccupazione batte i massimi nell&#8217;area euro. A febbraio, secondo l&#8217;Eurostat,la disoccupazione arriva fino al 10% dal 9,9% di gennaio. Il dato, anche se non sorprende gli analisti tuttavia lascia queste grafiche. Restiamo in attesa per il dato italiano. Leggi il documento eurostat.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>disoccupazione batte i massimi nell&#8217;area euro</strong>. A febbraio, secondo l&#8217;Eurostat,la disoccupazione arriva fino al <strong>10% </strong>dal 9,9% di gennaio. Il dato, anche se non sorprende gli analisti tuttavia lascia queste grafiche. <strong>Restiamo in attesa per <a href="http://www.indiceistat.it/istat-occupazione-italiana-febbraio-2010-568/">il dato italiano</a></strong><strong>. </strong>Leggi il <a href="http://epp.eurostat.ec.europa.eu/cache/ITY_PUBLIC/3-31032010-BP/EN/3-31032010-BP-EN.PDF">documento</a> eurostat.</p>
<div id="attachment_467" class="wp-caption alignnone" style="width: 492px"><img class="size-full wp-image-467 " title="disoccupazione zona euro" src="http://www.indiceistat.it/wp-content/uploads/disoccupazione-zona-euro.jpg" alt="disoccupazione zona euro. Fonte: Eurostat" width="482" height="172" /><p class="wp-caption-text">disoccupazione zona euro. Fonte: Eurostat</p></div>
<div id="attachment_468" class="wp-caption alignnone" style="width: 485px"><img class="size-full wp-image-468 " title="euro disoccupa2" src="http://www.indiceistat.it/wp-content/uploads/euro-disoccupa2.jpg" alt="Disoccupati Euro Zona. Fonte: Eurostat" width="475" height="326" /><p class="wp-caption-text">Disoccupati Euro Zona. Fonte: Eurostat</p></div>
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		<title>Disoccupazione regionale</title>
		<link>http://www.indiceistat.it/disoccupazione-regionale/</link>
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		<pubDate>Mon, 20 Dec 2010 11:41:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giacomo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Disoccupazione]]></category>
		<category><![CDATA[Disoccupazione UE]]></category>
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
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		<category><![CDATA[disoccupati 2010]]></category>
		<category><![CDATA[disoccupazione europa]]></category>
		<category><![CDATA[disoccupazione Uk]]></category>

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		<description><![CDATA[Il tasso di disoccupazione regionale varia notevolmente all&#8217;interno dell&#8217;UE nel 2009, dal 2,1% nella regione dello Zeeland nei Paesi Bassi, al 27,1% nella Riunione, un dipartimento francese d&#8217;oltremare. Tra il 2008 e il 2009 la disoccupazione è cresciuta nel 90% dei 271 NUTS 22 regioni della UE-27. Di queste 271 regioni, 28 avevano un tasso di disoccupazione del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il tasso di <strong>disoccupazione regionale</strong> varia notevolmente all&#8217;interno dell&#8217;UE nel 2009, dal 2,1% nella regione dello <strong>Zeeland</strong> nei <strong>Paesi</strong> <strong>Bassi</strong>, al 27,1% nella Riunione, un dipartimento francese d&#8217;oltremare. Tra il 2008 e il 2009 la disoccupazione è cresciuta nel 90% dei 271 NUTS 22 regioni della UE-27. Di queste 271 regioni, 28 avevano un tasso di disoccupazione del 4,4% o meno nel 2009, la metà della media per l&#8217;UE27. Esse incluse undici delle dodici regioni nei Paesi Bassi, cinque regioni in Austria, tre in Italia, due per ogni <strong>Belgio</strong>, <strong>Repubblica</strong> <strong>Ceca</strong> e <strong>Germania</strong>, e uno ciascuno in <strong>Bulgaria</strong>, <strong>Romania</strong> e <strong>Regno</strong> <strong>Unito</strong>.  All&#8217;estremo opposto, tredici regioni hanno avuto un tasso del 17,8% o superiore, doppio di quello del 27: nove regioni della <strong>Spagna</strong> ed i quattro dipartimenti francesi d&#8217;oltremare. Questi dati sulla disoccupazione regionale, compilata sulla base del lavoro dell&#8217;UE Force Survey, sono pubblicati da Eurostat, l&#8217;ufficio statistico dell&#8217;Unione europea.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-798" title="disoccupazione europa" src="http://www.indiceistat.it/wp-content/uploads/disoccupazione-europa.jpg" alt="disoccupazione europa" width="605" height="299" /></p>
<h1 style="padding-left: 90px; "><span style="font-size: medium;"><span><br />
</span></span></h1>
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		<title>Lavoro a chiamata</title>
		<link>http://www.indiceistat.it/lavoro-a-chiamata/</link>
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		<pubDate>Fri, 12 Nov 2010 20:00:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giacomo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Disoccupazione]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro a chiamata]]></category>
		<category><![CDATA[mercato del lavoro]]></category>

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		<description><![CDATA[L’Istat pubblica una grafica sul lavoro a chiamata e l’evoluzione di questo tipo di contratto in Italia molto interessante.  “I primi contratti di lavoro a chiamata sono stati stipulati nel 2004” spiega l’istituto “tuttavia nei  dati amministrativi utilizzati le informazioni di interesse sono disponibili a  partire dal 2006 poiché soltanto all’inizio di tale anno l’Inps [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>L’Istat</strong> pubblica una<strong> </strong><strong><a href="http://www.indiceistat.it/wp-content/uploads/lavoro-a-chiamata.jpg">grafica sul </a></strong><strong><a href="http://www.indiceistat.it/wp-content/uploads/lavoro-a-chiamata.jpg">lavoro</a></strong><strong><a href="http://www.indiceistat.it/wp-content/uploads/lavoro-a-chiamata.jpg"> </a></strong><strong><a href="http://www.indiceistat.it/wp-content/uploads/lavoro-a-chiamata.jpg">a</a></strong><strong><a href="http://www.indiceistat.it/wp-content/uploads/lavoro-a-chiamata.jpg"> </a></strong><strong><a href="http://www.indiceistat.it/wp-content/uploads/lavoro-a-chiamata.jpg">chiamata</a></strong> e l’evoluzione di questo tipo di contratto in Italia molto interessante.  “I primi <strong>contratti</strong> <strong>di</strong> <strong>lavoro</strong> a <strong>chiamata</strong> sono stati stipulati nel 2004” spiega l’istituto “tuttavia nei  dati amministrativi utilizzati le informazioni di interesse sono disponibili a  partire dal 2006 poiché soltanto all’inizio di tale anno l’Inps ha definito la relativa disciplina previdenziale  (circolare Inps 17/2006) “consludeo il comunicato. Le stime considerano il periodo sino alla fine del 2009 e verranno aggiornate periodicamente.</p>
<p><a href="http://www.indiceistat.it/wp-content/uploads/lavoro-a-chiamata.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-994" title="lavoro a chiamata" src="http://www.indiceistat.it/wp-content/uploads/lavoro-a-chiamata.jpg" alt="lavoro a chiamata" width="644" height="315" /></a></p>
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		<title>Disoccupazione italiana, una grafica per combattere il mito</title>
		<link>http://www.indiceistat.it/disoccupazione-italiana-una-grafica-per-combattere-il-mito/</link>
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		<pubDate>Tue, 09 Nov 2010 10:48:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giacomo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Disoccupazione]]></category>
		<category><![CDATA[Disoccupazione UE]]></category>
		<category><![CDATA[Grafiche interattive]]></category>
		<category><![CDATA[Statistiche Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Statistiche Italiane]]></category>
		<category><![CDATA[disoccupati]]></category>
		<category><![CDATA[disoccupazione inps]]></category>
		<category><![CDATA[disoccupazione italiana]]></category>
		<category><![CDATA[indice disoccupati]]></category>

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		<description><![CDATA[Sulla disoccupazione abbiamo versato fiumi d’ inchiostro digitale. Su indiceistat.it per esempio, ogni mese contiamo con un minimo di due post dedicati esclusivamente alle cifre che più preoccupano gli italiani, quelle della disoccupazione. Tanto l’europea come quella italiana, senza contare poi gli analisi macroeconomici che parlano della crisi e nei quali non manca mai la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sulla <strong><a href="http://www.indiceistat.it/disoccupazione-europea-2010/">disoccupazione</a></strong><a href="http://www.indiceistat.it/disoccupazione-europea-2010/"> </a>abbiamo versato fiumi d’ inchiostro digitale. Su <strong><a href="http://www.indiceistat.it/">indiceistat.it </a></strong>per esempio, ogni mese contiamo con <strong><a href="http://indiceistat.it/?s=disoccupazione">un minimo di due post</a> </strong>dedicati esclusivamente alle <strong><a href="http://www.indiceistat.it/istat-casa/">cifre che più preoccupano gli italiani</a></strong><a href="http://www.indiceistat.it/istat-casa/">,</a> quelle della <strong>disoccupazione</strong>. Tanto <strong>l’europea</strong> come quella <strong>italiana</strong>, senza contare poi gli analisi macroeconomici che parlano della crisi e nei quali non manca mai la voce disoccupati o deficit pubblico. Queste cifre, ammettiamolo, vengono usate spesso con la disinvoltura di un professore di economia da chiunque  -e ancora più spesso inventate da chiunque. Ce le  ritroviamo in bocca quando vogliamo spiegare <strong>la situazione italiana</strong> ad un amico che viene dall’estero e vorrebbe vivere in Italia: “venire in Italia?? Pedro ma sei matto? Qui non si vive. Ma sai <strong>quante <a href="http://icicalcolo.it/calcolo-ici-milano/">tasse paghiamo a Milano</a></strong>? E la disoccupazione? Ma stattene in Spagna va, non fare ca…te”.</p>
<p>Scherzi a parte. Questo <strong>fenomeno sociologico</strong> si verifica spesso perché le cifre sono difficili da ricordare. Se fate un giro nei bar di quartiere e dopo il secondo caffè alzate la voce e chiedete al cameriere cosa ne pensa della disoccupazione, se pensa che in Italia <strong><a href="http://www.indiceistat.it/italia-spagna-compara-tasso-disoccupazione/">sia più alta che nel resto d’Europa</a></strong> scatta subito il meccanismo. E parte un’asta di numeri che farebbe venire il mal di testa anche al ebayer più accanito. “Il 10%, no il 20%, ma dai il 20% è in Spagna noi siamo al 18%, quelli che sono messi male sono i greci, eh si”, commenta il solito esperto.</p>
<p>Per ricordare meglio la situazione della <strong>disoccupazione in Europa</strong> vi proponiamo di fare clic nella nostra grafica interattiva. Premendo il pulsante play parte da sola l’animazione con la quale potrete osservare l’evoluzione della disoccupazione in Europa dal 1983. Mica male vero? Osservate per esempio i paesi evidenziati, i famosi <a href="http://cambiodollaroeuro.com/la-debolezza-delleuro-e-i-pigs/">PIIGS</a>. <strong>Portogallo</strong>, <strong>Italia</strong>, <strong>Irlanda</strong>, <strong>Grecia</strong> e <strong>Spagna</strong>. Quale è messo peggio? <strong>L’Italia</strong>? Poi se non siete ancora troppo stanchi chiamate Pedro o mandategli una mail. Ditegli che in Italia le cose non vanno troppo bene, che se viene a trovarci sarà difficile, ma che a confronto con altri paesi… qui non si mica tanto male.</p>
<p><iframe width="460" height="725" frameborder="0" scrolling="no" marginwidth="0" marginheight="0" src="http://www.google.com/publicdata/explore/embed?ds=z8o7pt6rd5uqa6_&amp;ctype=m&amp;strail=false&amp;nselm=s&amp;met_s=unemployment_rate&amp;fdim_s=seasonality:sa&amp;scale_s=lin&amp;ind_s=false&amp;idim=country:it:gr:es:pt:ie&amp;ifdim=country:country_group:eu&amp;pit=410227200000&amp;hl=en&amp;dl=en&amp;xMin=-8.2391222&amp;yMax=64.95015875&amp;iconSize=0.2811811108155378&amp;yMin=35.129141&amp;uniSize=0.035&amp;xMax=33.4286823&amp;mapType=t"></iframe></p>
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		<title>Disoccupazione Italiana estate 2010</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Jul 2010 16:07:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giacomo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Disoccupazione]]></category>
		<category><![CDATA[Statistiche Italiane]]></category>
		<category><![CDATA[disoccupati 2010]]></category>
		<category><![CDATA[indice disoccupati]]></category>

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		<description><![CDATA[La disoccupazione italiana è in diminuzione dello 0,2 % rispetto a quella del mese di aprile quando la stessa cifra –segnala l’Istat era di crescita. Cioè ad aprile 2010 la disoccupazione cresceva dello 0’2% e adesso scema dello 0,2%. Bene. Questi dati possono portarci a pensare che il calo della disoccupazione mese su mese sia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>disoccupazione italiana</strong> è in diminuzione dello 0,2 % rispetto a quella del mese di aprile quando la stessa cifra –segnala <strong>l’Istat</strong> era di crescita. Cioè ad aprile 2010 la disoccupazione cresceva dello 0’2% e adesso scema dello 0,2%. Bene. Questi dati possono portarci a pensare che il calo della <strong>disoccupazione</strong> mese su mese sia indicativo di un recupero accentuato dalla ripresa economica e dalla situazione sempre più stabile <strong>dell’economia</strong> <strong>europea</strong> dopo<strong><a href="http://cambiodollaroeuro.com/la-crisi-delleuro/"> la crisi dell’euro</a></strong>. Tuttavia la <strong><a href="http://www.indiceistat.it/disoccupazione-europea-maggio-2010/">disoccupazione</a></strong><a href="http://www.indiceistat.it/disoccupazione-europea-maggio-2010/"> </a><strong><a href="http://www.indiceistat.it/disoccupazione-europea-maggio-2010/">europea</a></strong><a href="http://www.indiceistat.it/disoccupazione-europea-maggio-2010/"> </a>(ferma al 10%) continua a preoccupare gli stati membri e concretamente in italia il dato sul quale realmente dovrebbe cadere l’occhio e sul tasso di occupati: appena il 56’9% segnala <strong>l’Istat</strong>.</p>
<p>Durante i mesi estivi è normale che i dati dell’occupazione migliorino. Lo chiamano <strong>lavoro stagionale</strong>. Ma il più delle volte –anche se non si tratta di <strong><a href="http://www.indiceistat.it/emersione-lavoro-irregolare/">occupazione</a></strong><a href="http://www.indiceistat.it/emersione-lavoro-irregolare/"> </a><strong><a href="http://www.indiceistat.it/emersione-lavoro-irregolare/">irregolare</a></strong> come succede spesso- questi posti di lavoro vengono distrutti alla fine <strong>dell’estate</strong> e la situazione rimane la stessa. Tanto per il <strong><a href="http://www.indiceistat.it/lavoro-autonomo/">lavoro autonomo </a></strong>come per gli impiegati.</p>
<p><a href="http://www.indiceistat.it/wp-content/uploads/disoccupazione4.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-861" title="disoccupazione" src="http://www.indiceistat.it/wp-content/uploads/disoccupazione4.jpg" alt="disoccupazione" width="372" height="457" /></a></p>
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		<title>Calcolo Disoccupazione</title>
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		<pubDate>Tue, 11 May 2010 12:29:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giacomo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Disoccupazione]]></category>
		<category><![CDATA[disoccupazione inps]]></category>
		<category><![CDATA[disoccupazione italiana]]></category>
		<category><![CDATA[indice disoccupati]]></category>
		<category><![CDATA[indice istat disoccupazione]]></category>
		<category><![CDATA[inps disoccupazione ordinaria]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>

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		<description><![CDATA[Il calcolo della disoccupazione in Italia non è semplice. La disoccupazione Italiana  ha fatto scattare gli allarmi dell&#8217;Unione Europea ed è vista come un problema serio, simile a quello della disoccupazione spagnola (anche se le differenze italia spagna sono importanti). Un problema che ci porta inevitabilmente a rammentare alcune frase della costituzione italiana; “L&#8217;Italia è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>calcolo della disoccupazione in Italia</strong> non è semplice. La <strong><a href="http://www.indiceistat.it/la-disoccupazione-italiana/">disoccupazione Italiana </a> </strong>ha fatto scattare gli allarmi dell&#8217;Unione Europea ed è vista come un problema serio, simile a quello della <strong><a href="http://www.indiceistat.it/spagna-disoccupazione-di-nuovo-alle-stelle/">disoccupazione spagnola</a> </strong>(anche se le <a href="http://www.indiceistat.it/italia-spagna-compara-tasso-disoccupazione/">differenze italia spagna</a> sono importanti). Un problema che ci porta inevitabilmente a rammentare alcune frase della costituzione italiana; “L&#8217;Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”. “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto”;</p>
<div id="attachment_715" class="wp-caption alignnone" style="width: 317px"><img class="size-full wp-image-715  " title="ITALY ECONOMY" src="http://www.indiceistat.it/wp-content/uploads/disoccupazione2.jpg" alt="Un disoccupato. Foto: AP Photo/Antonio Calanni" width="307" height="468" /><p class="wp-caption-text">Un disoccupato. Foto: AP Photo/Antonio Calanni</p></div>
<p>Sono le due righe più significative che l<strong>a Costituzione Italiana</strong> recita per tutelare e responsabilizzare i lavoratori, ma nella realtà? <strong>Stage</strong>, <strong>inserimento</strong>, <strong>progetto</strong>, <strong>determinato</strong>, sembra che chiunque si senta pronto a tuffarsi nella giungla del lavoro debba per forza superare i 5-6 steps rappresentati dai tipi di contratti. Fatto un gradino, se si è fortunati si passa al successivo, altrimenti a volte, ci tocca anche ripetere più volte e accontentarsi dei famosi “<strong>rimborsi spese</strong>”  che poi di spese ne coprono ben poche. <strong>Mi chiedo: può un ragazzo appena laureato evitare di diventare un “bamboccione” a queste condizioni?</strong> Penso proprio di no. Lo scorso 17 gennaio si dichiarava l’intenzione di “fare una legge che obblighi i ragazzi ad uscire fuori di casa a 18 anni”, ma potranno poi i futuri lavoratori essere  in grado provvedere a sé stessi? E’ vero che spesso capita che ragazzi alla tenera età di 30 anni non riescano a rifare il letto, e che il rischio di “passare dalla mamma alla moglie” è  sempre più alto, motivo per cui il mercato del lavoro dovrebbe provvedere anche ad aiutare le persone a costruirsi una propria indipendenza.</p>
<p><strong>Da qui nasce un altro grande problema: allarme disoccupazione.</strong></p>
<p>I tassi di questo brutto, bruttissimo indice crescono, ed i rimborsi spese di cui parlavo prima diventano veri e propri stipendi privilegiati per chi, anche dopo anni, è  costretto a girarsi i pollici sul divano di casa propria. <strong>L’Italia passa da un tasso dell’8,6 di febbraio all’8,8%</strong>, ed anche se esistono davvero ragazzi che, per studiare e crearsi un futuro, a 18 anni vanno via di casa, molte volte succede che tra le braccia di mamma e papà, devono ritornarci.</p>
<p><strong>Velia Serino</strong></p>
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		<title>La disoccupazione Italiana</title>
		<link>http://www.indiceistat.it/la-disoccupazione-italiana/</link>
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		<pubDate>Fri, 30 Apr 2010 11:22:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giacomo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Disoccupazione]]></category>
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		<category><![CDATA[disoccupati 2010]]></category>
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		<category><![CDATA[istat disoccupazione]]></category>
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		<category><![CDATA[occupati]]></category>
		<category><![CDATA[occupazione 2010]]></category>
		<category><![CDATA[tasso disoccupati italia]]></category>

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		<description><![CDATA[Leggi in questo post gli ultimi dati della disoccupazione italiana pubblicati dall&#8217;Istat. Puoi anche leggere che cosa è la disoccupazione ordinaria e come funziona l&#8217;indennità inps sul nostro sito. La disocupazione in Italia diventa un problema impellente visto che a marzo quasi il 9% della popolazione non ha trovato lavoro (il dato peggiore dal 2002). [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_682" class="wp-caption alignnone" style="width: 403px"><img class="size-full wp-image-682  " title="disoccupati_bassa" src="http://www.indiceistat.it/wp-content/uploads/disoccupati_bassa.png" alt="Cartoon di Diversamentioccupati.it. A me non fa affatto ridere, e a voi?" width="393" height="358" /><p class="wp-caption-text">Cartoon di Diversamentioccupati.it. A me non fa affatto ridere, e a voi?</p></div>
<p>Leggi in questo post gli ultimi dati della <strong>disoccupazione italiana </strong>pubblicati dall&#8217;<strong>Istat</strong>. Puoi anche leggere che cosa è la <strong><a href="http://www.indiceistat.it/inps-disoccupazione-ordinaria/">disoccupazione ordinaria </a></strong>e come funziona<strong> l&#8217;indennità inps</strong> sul <strong><a href="http://www.indiceistat.it/">nostro sito</a></strong>. La disocupazione in Italia diventa un problema impellente visto che a marzo quasi <strong>il 9% della popolazione</strong> non ha trovato lavoro (il dato peggiore dal 2002). Sono in cifre assolute <strong>2,194 milioni gli italiani in cerca di lavoro.</strong></p>
<p><strong>Il numero di occupati</strong> a marzo 2010:</p>
<ul>
<li>Pari a 22 milioni 753 mila unità (dati destagionalizzati)</li>
<li> In calo dello 0,2 per cento rispetto a febbraio</li>
<li> Inferiore dell’1,6 per cento  (-367 mila unità) rispetto a marzo 2009.</li>
<li>Il tasso di occupazione è pari al 56,7 per cento (inferiore, rispetto a febbraio, di 0,1 punti percentuali e di 1,1 punti percentuali rispetto a marzo dell’anno precedente).</li>
<li>Il numero delle persone in cerca di occupazione risulta pari a 2 milioni 194 mila unità, in crescita del 2,7 per cento (+58 mila unità) rispetto al mese precedente e del 12 per cento (+236 mila unità) rispetto a marzo 2009. Il tasso di disoccupazione si posizio- na all’8,8 per cento (+0,2 punti percentuali rispetto al mese precedente e +1 punto percentuale rispetto a marzo 2009). Il tasso di disoccupazione giovanile è pari al 27,7 per cento, con un calo di 0,4 punti percentuali rispetto al mese precedente ma in aumento di 2,9 punti percentuali rispetto a marzo 2009.</li>
</ul>
<p><strong>Il numero di inattivi di età compresa tra 15 e 64 anni</strong></p>
<ul>
<li>Pari a 14 milioni 907 mila unità</li>
<li>Riduzione dello 0,2 per cento (-24 mila unità) rispetto a febbraio 2010 e un aumento dell’1,6 per cento (+239 mila unità) rispetto a marzo 2009.</li>
<li>Il tasso di inattività è pari al 37,8 per cento (-0,1 punti percentuali</li>
</ul>
<p>rispetto al mese precedente ma in aumento di 0,5 punti percentuali rispetto a</p>
<p>marzo 2009).</p>
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