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	<title>Indice Istat &#187; Voglio saperne di più</title>
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		<title>Produzione industriale Italia Febbraio 2011</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Apr 2011 17:22:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mirko</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Indice Istat]]></category>
		<category><![CDATA[Produzione industriale Italia Febbraio 2011]]></category>

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		<description><![CDATA[
Secondo i dati diffusi dall&#8217;Istat, a febbraio 2011 l’indice della produzione industriale è aumentato dell’1,4% rispetto al mese precedente. Nella media del trimestre dicembre-febbraio l’indice è cresciuto dello 0,1% rispetto al trimestre immediatamente precedente.
Corretto per gli effetti di calendario, a febbraio 2011 l’indice è aumentato del 2,3% in termini tendenziali (i giorni lavorativi sono stati [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img src="http://t2.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcTRMUYUJYYvcPX9qtH1asrUcivMSGxdV2EYfi4cYakHfLuEbIBL2w" alt="" /></p>
<p>Secondo i dati diffusi dall&#8217;<strong><a href="http://www.indiceistat.it/istat-2010/">Istat</a></strong>, a febbraio 2011 <a href="http://www.indiceistat.it/industria-in-recuper/"><strong>l’indice della produzione industriale</strong></a> è <strong>aumentato dell’1,4%</strong> rispetto al mese precedente. Nella media del trimestre dicembre-febbraio l’indice è cresciuto dello 0,1% rispetto al trimestre immediatamente precedente.</p>
<p>Corretto per gli effetti di calendario, <strong>a febbraio 2011 l’indice è aumentato del 2,3%</strong> in termini tendenziali (i giorni lavorativi sono stati 20 come a febbraio 2010). Nella media dei primi due mesi dell’anno la produzione è cresciuta dell’1,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.</p>
<p>Gli indici corretti per gli effetti di <a href="http://italiaefinanza.it/calendario-borsa-italiana-2011/"><strong>calendario </strong></a>registrano, a febbraio 2011, una crescita tendenziale per i raggruppamenti dei beni strumentali (+6,5%) e dei beni intermedi (+3,5%). Diminuiscono, invece, del 3,0% per il comparto dell’energia e dell’1,1% per i beni di consumo.</p>
<p>Nel confronto tendenziale, <strong>i settori dell’industria manifatturiera caratterizzati da una crescita più accentuata sono:</strong> fabbricazione di macchinari e attrezzature n.c.a. (+10,6%), metallurgia e fabbricazione di prodotti in metallo esclusi macchine e impianti (+8,8%) e altre industrie manifatturiere, riparazione e installazione di macchine ed apparecchiature (+7,3%).</p>
<p>Il settore che in termini tendenziali registra in febbraio <strong>la più ampia variazione negativa</strong> è quello della fabbricazione di computer, prodotti di elettronica e ottica, apparecchi elettromedicali, apparecchi di misurazione e orologi (-12,3%)</p>
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		<title>Indice armonizzato prezzi al consumo (IPCA)</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Apr 2011 15:06:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mirko</dc:creator>
				<category><![CDATA[Agenda]]></category>
		<category><![CDATA[Commercio]]></category>
		<category><![CDATA[Prezzi Alimentari]]></category>
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		<category><![CDATA[Terminologia Economica]]></category>
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		<category><![CDATA[Indice armonizzato prezzi al consumo (IPCA)]]></category>
		<category><![CDATA[Indice Istat]]></category>

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		<description><![CDATA[
L&#8217;indice dei prezzi al consumo armonizzato per i Paesi membri dell&#8217;Unione Europea, conosciuto come IPCA, è un indice calcolato dall&#8217;Istat a partire dall&#8217;anno 1997. Si tratta di un indice ideato per assicurare una misura dell&#8217;inflazione che fosse comparabile a livello europeo.
L&#8217;indice, riferito alla stessa popolazione ed allo stesso territorio dell&#8217;indice nazionale dei prezzi al consumo per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img src="http://t0.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcQqF46Jlfe7hR_L0bXr9j4v0-kxDXdeUvxOMpGjl59fXXBhTyPG" alt="" /></p>
<p><strong>L&#8217;indice dei prezzi al consumo armonizzato</strong> per i Paesi membri dell&#8217;Unione Europea, conosciuto come <strong>IPCA</strong>, è un indice calcolato dall&#8217;<strong><a href="http://www.indiceistat.it/istat-2010/">Istat</a></strong> a partire dall&#8217;anno 1997. Si tratta di un indice ideato per assicurare <strong>una misura dell&#8217;inflazione che fosse comparabile a livello europeo</strong>.</p>
<p>L&#8217;indice, riferito alla stessa popolazione ed allo stesso territorio dell&#8217;indice nazionale dei prezzi al consumo per l&#8217;intera collettività, è però <strong>calcolato in relazione ad un paniere di beni e servizi</strong> costruito tenendo conto sia delle particolarità di ogni paese sia di regole comuni per la ponderazione dei beni che compongono tale paniere.</p>
<p><strong>l&#8217;IPCA è stato assunto come indicatore di verifica della convergenza delle economie dei paesi membri dell&#8217;UE</strong> al fine dell&#8217;accesso all&#8217;Unione monetaria e della permanenza nella stessa dei paesi aderenti.</p>
<p>Un&#8217;importante differenza rispetto agli altri due indici nazionali (<strong><a href="http://www.indiceistat.it/indice-prezzi-2010/">NIC</a></strong> e FOI) riguarda inoltre il tipo di prezzo considerato nell&#8217;effettuazione del calcolo dell&#8217;indice:</p>
<p>Mentre gli indici nazionali considerano sempre il prezzo pieno di vendita, l&#8217;indice europeo <strong>(IPCA) fa invece riferimento al prezzo effettivamente pagato dal consumatore</strong>;</p>
<p>Nel caso dei medicinali, ad esempio, NIC e FOI considereranno il prezzo pieno delle confezioni mentre l&#8217;IPCA utilizzerà, nel calcolo, la quota effettivamente a carico del consumatore (il ticket) così come, per gli altri beni e servizi, terrà conto di saldi e promozioni.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Diversi indici dei Prezzi al Consumo: saperne di più</title>
		<link>http://www.indiceistat.it/indice-istat-marzo-2010-saperne-di-piu/</link>
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		<pubDate>Mon, 21 Feb 2011 12:20:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giacomo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Agenda]]></category>
		<category><![CDATA[Voglio saperne di più]]></category>
		<category><![CDATA[FOI]]></category>
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		<category><![CDATA[NIC]]></category>

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		<description><![CDATA[Vuoi saperne di più sull&#8217;inflazione? Questo mese avremo sicuramente la possibilità di approfondire su tre indici che riguardano tutti noi: quelli dell&#8217;incremento dei prezzi. Ecco le differenze tra NIC, FOI e IPCA che trovate anche nel documento Istat 2009.



I tre indici hanno finalità differenti:
• Il NIC è utilizzato come misura dell’inflazione a livello dell’intero sistema [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica;">Vuoi saperne di più sull&#8217;inflazione? Questo mese avremo sicuramente la possibilità di approfondire su tre indici che riguardano tutti noi: quelli dell&#8217;incremento dei prezzi. Ecco le differenze tra NIC, FOI e IPCA che trovate anche nel <a href="http://www.istat.it/prezzi/precon/aproposito/metodologia2009.pdf">documento Istat 2009</a>.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica;"><img class="alignnone size-full wp-image-164" title="inflacioon" src="http://www.indiceistat.it/wp-content/uploads/inflacioon.gif" alt="inflacioon" width="470" height="265" /></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica;"><span id="more-163"></span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica;">
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica;">I tre indici hanno finalità differenti:</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica;"><span style="font: 12.0px Symbol;">•</span> Il NIC è utilizzato come misura dell’inflazione a livello dell’intero sistema economico, in altre</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica;">parole considera l’Italia come se fosse un’unica grande famiglia di consumatori, all’interno della</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica;">quale le abitudini di spesa sono ovviamente molto differenziate.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica;"><span style="font: 12.0px Symbol;">•</span> Il FOI si riferisce ai consumi dell’insieme delle famiglie che fanno capo a un lavoratore dipendente</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica;">(operaio o impiegato). E’ l’indice usato per adeguare periodicamente i valori monetari, ad esempio</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica;">gli affitti o gli assegni dovuti al coniuge separato.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica;"><span style="font: 12.0px Symbol;">•</span> L’IPCA è stato sviluppato per assicurare una misura dell’inflazione comparabile a livello europeo.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica;">Infatti, viene assunto come indicatore per verificare la convergenza delle economie dei paesi</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica;">membri dell’Unione Europea. Tale indice viene calcolato e pubblicato dall’Istat e inviato</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica;">all’Eurostat mensilmente secondo un calendario prefissato. L’Eurostat, a sua volta, diffonde gli</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica;">indici armonizzati dei singoli paesi dell’UE ed elabora e diffonde l’indice sintetico europeo, calcolato sulla base dei primi.</p>
<div><span style="font-family: Helvetica, 'Times New Roman', 'Bitstream Charter', Times, fantasy; font-size: small;"><span style="line-height: normal;"><br />
</span></span></div>
]]></content:encoded>
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		<title>Fondi investimento in fuga dall&#8217;Europa</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Feb 2011 18:43:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giacomo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I manager di fondi d’investimento sono in fuga dall’Europa. Lo comunica Bank o America Merril Linch nell’inchiesta mensile realizzata tra le diverse banche europee e tra I manager più importanti al mondo in questa tipologia di fondi. La maggior parte di loro è in fuga per gli Stati Uniti o il Giappone. Tra gli inchiestati [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I manager di fondi d’investimento sono in fuga dall’Europa. Lo comunica Bank o America Merril Linch nell’inchiesta mensile realizzata tra le diverse banche europee e tra I manager più importanti al mondo in questa tipologia di fondi. La maggior parte di loro è in fuga per gli Stati Uniti o il Giappone. Tra gli inchiestati 207 dei manager più importanti con attivi di oltre 429.460 milioni di euro. Il 40% degli intervistati ritiene che I guadagni dell’Eurozona sono quelli più bassi tra tutte le regioni.</p>
<div id="attachment_320" class="wp-caption alignnone" style="width: 410px"><img class="size-full wp-image-320" title="fled" src="http://www.indiceistat.it/wp-content/uploads/fled.jpg" alt="Managers flight. Pick: philsbackupsite.wordpress.com" width="400" height="276" /><p class="wp-caption-text">Managers flight. Pick: philsbackupsite.wordpress.com</p></div>
<p>Gli investimenti scappano dall’Europa –secondo BofA- dovuto principalmente alla crisi della Grecia, all’alto rischio per paese nella zona euro e alle prospettive di dati negativi sul fronte macroeconomico.</p>
<p>Risultati dell’inchiesta:</p>
<p>L’ 85% dei manager scarta la possibilità di un aumento dell’inflazione nella zona euro e di una crescita nel breve termine dei tassi d’interesse. Non prima del quarto trimestre.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Economia Sommersa: il caso spagnolo</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Nov 2010 09:28:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giacomo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’economia sommersa batte cifre record in Spagna: 245 miliardi, il 23,3% del PIL. No c’è da sorprendersi con un mercato del lavoro fortemente immobilizzato dalle misure governative che negli ultimi 7 anni di governo di Zapatero –e specialmente durante la crisi- mirano a proteggere i lavoratori che contano con un lavoro stabile. Infatti, il grande [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’<strong>economia sommersa</strong> batte cifre record in <strong><a href="http://cambiodollaroeuro.com/il-futuro-dell’economia-spagnola/">Spagna</a></strong>: 245 miliardi, i<strong>l 23,3% del PIL.</strong> No c’è da sorprendersi con un <strong>mercato del lavoro</strong> fortemente immobilizzato dalle misure governative che negli ultimi 7 anni di governo di Zapatero –e specialmente durante la crisi- mirano a proteggere i lavoratori che contano con un lavoro stabile. Infatti,<strong> il grande timore del governo iberico</strong> è la perdita di fiducia da parte dei sindacati e la conseguente caduta irreversibile del governo prima del 2012, data ufficiale per le <strong>elezioni</strong>. Queste misure  a sua volta però non favoriscono l’integrazione di nuovi lavoratori ne creano il cerchio virtuoso della mobilità della forza lavorativa che ha caratterizzato la <strong>Spagna</strong> nell’ultimo decennio. Vedi <strong><a href="http://cambiodollaroeuro.com/economia-sommersa/">l&#8217;economia sommersa in Italia</a></strong></p>
<div id="attachment_727" class="wp-caption alignnone" style="width: 410px"><img class="size-full wp-image-727" title="economia-sumergida" src="http://www.indiceistat.it/wp-content/uploads/economia-sumergida.jpg" alt="Cartoon Spagnolo sul bivio dell'economia sommersa" width="400" height="279" /><p class="wp-caption-text">Cartoon Spagnolo sul bivio dell&#39;economia sommersa</p></div>
<p>È tutto il contrario invece. <strong>Licenziare in Spagna</strong> costa sempre di più e dunque per assumere si hanno sempre meno risorse. Un <strong>lavoratore assunto a tempo indeterminato </strong>che deve necessariamente essere licenziato costa ad una <strong>azienda spagnola</strong> oltre 45 giorni di stipendio per anno lavorativo più la consueta indennità statale. Le cifre dell’<strong><a href="http://www.indiceistat.it/inps-disoccupazione-ordinaria/">indennità</a></strong> pattate con i sindacati a volte superano persino quelle che paga la stessa azienda e perciò il lavoratore per un periodo che può arrivare all’anno o ai due anni prenderebbe per stare a casa più soldi di quelli che prendeva lavorando.</p>
<p>Conclusione? <strong>L’azienda</strong> non licenzia perché se licenzia va in <strong>bancarotta</strong>; l’azienda non assume più nessuno e se assume lo fa in <strong>condizioni di precariato</strong> mai viste in <strong>Spagna</strong>; il lavoratore che non trova lavoro è riceve le <strong>indennità</strong> non si scomoda per cercarne uno nel breve termine e quello che non ne riceve può soltanto lavorare per quattro soldi. Se quest’ultimo ha veramente bisogno di lavorare per campare ( come c’è l’hanno i giovani disoccupati che sono già al 40% della disoccupazione) non si accontenta soltanto di un lavoro e cerca automaticamente altri modi per arrivare alle fine del mese. Così nasce il lavoro nero.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Un Indice Istat più affidabile</title>
		<link>http://www.indiceistat.it/il-prezzo-di-un-indice-istat-affidabile/</link>
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		<pubDate>Tue, 26 Oct 2010 12:28:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giacomo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un argomento che sta particolarmente a cuore a tutti quelli che abbiamo qualche investimento nel mondo della finanza è l’attendibilità dell’informazione finanziaria e l’indipendenza delle istituzioni che la diffondono. L’Istat è per molti una istituzione tra le più rispettabili d’europa – ve lo dice un giornalista straniero che vede l’italia dall’estero- ma gli sforzi per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un argomento che sta particolarmente a cuore a tutti quelli che abbiamo qualche investimento nel mondo della finanza è l’attendibilità dell’informazione finanziaria e l’indipendenza delle istituzioni che la diffondono. L’Istat è per molti una istituzione tra le più rispettabili d’europa – ve lo dice un giornalista straniero che vede l’italia dall’estero- ma gli sforzi per rendere l’istituto sempre più indipendenti dale istituzioni legate alla politica non vanno mai abbandonati. Su questo argomento ci schieriamo con Orazio Carabini e il suo testo sul soe 24ore per la difesa di una maggiore indipendenza per l’Istat.<img class="alignnone size-full wp-image-232" title="numbers" src="http://www.indiceistat.it/wp-content/uploads/numbers.jpg" alt="numbers" width="324" height="314" /></p>
<p><span id="more-231"></span></p>
<p>Come spiega Carabini, l’Istat è sottoposto istituzionalmente alla presidenza del Consiglio che controlla la Commissione pe la garanzia dell’informazione statistica. Le statistiche “ufficiali”  -come dice Carabini non possono dipendere da chi governa ma vanno liberati da questo legame che compromette seriamente la loro credibilità dinanzi I cittadini.</p>
<p>Vediamo l’assetto ideale che propon Carabini:</p>
<p><em> </em></p>
<p><em>In un assetto ideale la Commissione dovrebbe essere trasformata in una snella autorità indipendente che risponde al parlamento anziché al governo e che vigila non solo sull&#8217;Istat-Sistan ma anche sulla produzione privata di statistiche (che è abbondante e non sempre qualificata). Il suo compito istituzionale sarebbe quello di assicurare il corretto funzionamento di una funzione essenziale in una democrazia: l&#8217;informazione statistica. È vero che la proliferazione delle authority indipendenti è un fenomeno da evitare sia per i costi che in questo modo sono imposti alla collettività, sia per il rischio di conflitti e sovrapposizioni con i ministeri o altre strutture della burocrazia. Ma questa è un&#8217;eccezione degna di essere considerata. </em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>L&#8217;indipendenza dell&#8217;Istat andrebbe inoltre definitivamente sancita spuntando l&#8217;ultima arma con cui l&#8217;esecutivo può ancora limitarla: le risorse. Con un budget standard, legato per esempio a una percentuale fissa del Pil, gli spazi per le pressioni politiche sarebbero ulteriormente ridotti, se non annullati. Per inciso, secondo gli ultimi dati disponibili, l&#8217;Italia dedica al suo istituto di statistica risorse pari allo 0,011% del Pil, contro lo 0,026% della Francia, lo 0,020% della Gran Bretagna e lo 0,023% della Spagna.</em></p>
<p><em> </em></p>
<p>Testo tratto da IlSole24Ore</p>
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		<title>Aziende italiane all&#8217;estero</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Jun 2010 09:56:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giacomo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le aziende italiane all’estero si contano per decine di migliaia. Sono moltissime infatti le aziende controllate da gruppi italiani in paesi come gli Stati Uniti, il Brasile e la Cina -secondo l’Istat- arrivano ad un numero esatto, calcolato nel 2007, di 20.050. Queste aziende impiegavano all’epoca oltre 1,4 milioni di addetti con un fatturato di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le <strong>aziende italiane all’estero</strong> si contano per decine di migliaia. Sono moltissime infatti le aziende controllate da gruppi italiani in paesi come gli <strong>Stati</strong> <strong>Uniti</strong>, il <strong>Brasile</strong> e la <strong>Cina</strong> -secondo <strong>l’Istat</strong>- arrivano ad un numero esatto, calcolato nel 2007, di <strong>20.050</strong>. Queste aziende impiegavano all’epoca oltre 1,4 milioni di addetti con un fatturato di quasi 400 miliardi di euro. Quelle che guadagnano di più sono le affiliate italiane presenti in settori non relativi all’intermediazione finanziaria (non banche) che tiravano su un bel gruzzoletto: 305 miliardi di euro. In particolar modo spiccano le aziende del settore industriale con 182 miliardi di fatturato e <strong>57 miliardi </strong>di fatturato al netto degli acquisti di beni e servizi impiegando nelle loro infrastrutture oltre <strong>838 mila addetti</strong>.</p>
<div id="attachment_739" class="wp-caption alignnone" style="width: 476px"><a href="http://www.indiceistat.it/wp-content/uploads/italiaallestero.jpg"><img class="size-full wp-image-739 " title="Aziende controllate italiane all'estero" src="http://www.indiceistat.it/wp-content/uploads/italiaallestero.jpg" alt="italiaall'estero" width="466" height="365" /></a><p class="wp-caption-text">Aziende controllate italiane all&#39;estero</p></div>
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		<title>Bilancia Commerciale Regno Unito: riduzione del deficit commerciale UK</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Apr 2010 09:25:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giacomo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Area Ocse]]></category>
		<category><![CDATA[Statistiche Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Voglio saperne di più]]></category>
		<category><![CDATA[bilancia commerciale]]></category>
		<category><![CDATA[calo]]></category>
		<category><![CDATA[libra]]></category>
		<category><![CDATA[regno unito]]></category>
		<category><![CDATA[Uk]]></category>

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		<description><![CDATA[In calo a febbraio il deficit complessivo della bilancia commerciale dei beni della Gran Bretagna, che si attesta a 6,2 mld di sterline rispetto agli 8,1 mld del mese precedente. Il dato è reso noto dall&#8217;Office for National Statistics della Gran Bretagna (ONS). I dati soni positivi per la Sterlina.
Bilancia Commerciale per paesi:
Paesi Terzi:  un deficit [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In <strong>calo a febbraio il deficit complessivo della bilancia commerciale dei beni della Gran Bretagna</strong>, che si attesta a 6,2 mld di sterline rispetto agli 8,1 mld del mese precedente. Il dato è reso noto dall&#8217;Office for National Statistics della Gran Bretagna (ONS). I dati soni <strong><a href="http://cambiodollaroeuro.com/cambio-sterlina-dollaro-discesa-con-possibilita-di-rimbalzo/">positivi per la Sterlina.</a></strong></p>
<p><strong>Bilancia Commerciale per paesi:</strong></p>
<p>Paesi Terzi:  un deficit di 3,3 mld contro il disavanzo di 4,7 mld di gennaio.</p>
<p>Paesi UE: gap  negativo per 2,8 mld rispetto ai -3,4 mld di gennaio.</p>
<p><strong>Bilancia Servizi</strong>: saldo positivo di 4,1 mld contro i 4,2 mld dello scorso mese.</p>
<p><strong>Bilancia Commerciale Globale beni e servizi</strong>: deficit di 2,1 mld in calo rispetto al -3,9 del mese precedente</p>
<div id="attachment_598" class="wp-caption alignnone" style="width: 460px"><img class="size-full wp-image-598" title="london-bus" src="http://www.indiceistat.it/wp-content/uploads/london-bus.jpg" alt="Londra. Foto: www.eurocheapo.com" width="450" height="275" /><p class="wp-caption-text">Londra. Foto: www.eurocheapo.com</p></div>
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		<title>Che cosa è l&#8217;Indice PMI</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Apr 2010 09:24:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giacomo</dc:creator>
				<category><![CDATA[PMI Servizi]]></category>
		<category><![CDATA[PMI manifatturiero]]></category>
		<category><![CDATA[Terminologia Economica]]></category>
		<category><![CDATA[Voglio saperne di più]]></category>
		<category><![CDATA[che cosa è?]]></category>
		<category><![CDATA[manifatturiero]]></category>
		<category><![CDATA[PMI]]></category>
		<category><![CDATA[Settore Servizi]]></category>

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		<description><![CDATA[PMI significa Purchasing Managers Index, che in Italiano sarebbe indice dei direttori agli acquisti. Secondo la definizione degli esperti de ilSole24Ore “La figura del direttore agli acquisti è una figura chiave in un&#8217;azienda, perché deve procurare gli input in vista dell&#8217;output, e quindi ha il polso della situazione aziendale. Nei diversi Paesi i direttori agli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>PMI significa Purchasing Managers Index</strong>, che in Italiano sarebbe indice dei direttori agli acquisti. Secondo la definizione degli esperti de ilSole24Ore “<strong>La figura del direttore agli acquisti è una figura chiave in un&#8217;azienda, perché deve procurare gli input in vista dell&#8217;output, e quindi ha il polso della situazione aziendale</strong>. Nei diversi Paesi i direttori agli acquisti hanno una loro associazione professionale, e attraverso queste associazioni svolgono un sondaggio presso i propri associati. Questi sondaggi sono molto seguiti perché il campione è molto esteso e i risultati di queste inchieste si sono rivelati affidabili nel tracciare e anticipare la congiuntura.”</p>
<div id="attachment_545" class="wp-caption alignnone" style="width: 410px"><img class="size-full wp-image-545" title="Questions" src="http://www.indiceistat.it/wp-content/uploads/faq1.jpg" alt="Che cosa è l'Indice PMI? " width="400" height="300" /><p class="wp-caption-text">Che cosa è l&#39;Indice PMI? </p></div>
<p><strong>Perché è importante l&#8217;indice PMI?</strong></p>
<p>Il PMI è un indicatore molto importante ed attendibile per i mercati finanziari. È considerato il migliore per calcolare la <strong>produzione industriale</strong>, le <strong>pressioni inflazionistiche</strong>, le <strong>attività manifatturiere o del settore terziario</strong>. PMI non ha la stessa importanza che l’Indice dei Prezzi al Consumo nel calcolo dell’inflazione e per calcolare l’inflazione è sempre meglio usare quest’ ultimo.</p>
<p><strong>Se il PMI è soggetto a drastiche variazioni è probabile che l’attività industriale e l’output della stessa siano soggetti a volatilità nel breve termine.</strong> Infatti il PMI è il miglior indicatore per il calcolo della crescita o la flessione negli ordinativi all’industria e conseguentemente della <strong>domanda</strong> del mercato.</p>
<p>Sempre secondo ilSole24Ore &#8220;questi indici mensili (prodotti separatamente per l&#8217;<strong>industria manifatturiera</strong> e per le <strong>industrie dei servizi</strong>) coprono vari aspetti degli andamenti aziendali, dalla produzione agli ordini, dall&#8217;occupazione ai prezzi pagati e ricevuti, dalle aspettative alle scorte, e vengono anche riassunti in un indice complessivo.&#8221;</p>
<p><strong>Chi calcola il PMI?</strong></p>
<p>Europa: <strong>Ntc Research e diffusi via Reuters</strong></p>
<p>Usa: <strong>Ism (Institute of Supply Management)</strong></p>
<p>Indice <strong>Mondiale:  JP Morgan</strong></p>
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		<title>Come calcolare l&#8217;adeguamento dell&#8217;affitto 2010?</title>
		<link>http://www.indiceistat.it/come-calcolare-ladeguamento-dellaffitto-2010/</link>
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		<pubDate>Tue, 30 Mar 2010 12:53:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giacomo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Voglio saperne di più]]></category>
		<category><![CDATA[affitti]]></category>
		<category><![CDATA[Indice Prezzi]]></category>
		<category><![CDATA[inflazione]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.indiceistat.it/?p=153</guid>
		<description><![CDATA[Come possiamo calcolare l’adeguamento del nostro affito nel 2010? L’istat ci propone una formula semplice per farlo:

Molteplicate la vecchia rata per i coeficenti riportati nella tabella.
GENNAIO 2010
Rivalutazione annuale del 75%: moltiplica il vecchio affitto per 1,00975
Rivalutazione annuale del 100%: moltiplica il vecchio affitto per1,013
Rivalutazione biennale del 75%: moltiplica il vecchio affitto per 1,02175
Rivalutazione biennale del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Come possiamo calcolare l’adeguamento del nostro affito nel 2010? L’istat ci propone una formula semplice per farlo:</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-154" title="calcolo_del_mutuo_casa_online-755885" src="http://www.indiceistat.it/wp-content/uploads/calcolo_del_mutuo_casa_online-755885.jpg" alt="calcolo_del_mutuo_casa_online-755885" width="245" height="244" /></p>
<p>Molteplicate la vecchia rata per i coeficenti riportati nella tabella.</p>
<p><strong>GENNAIO 2010</strong></p>
<p><strong>Rivalutazione</strong> annuale del 75%: moltiplica il vecchio affitto per <strong>1,00975</strong></p>
<p><strong>Rivalutazione</strong> annuale del 100%: moltiplica il vecchio affitto per<strong>1,013</strong></p>
<p><strong>Rivalutazione</strong> biennale del 75%: moltiplica il vecchio affitto per <strong>1,02175</strong></p>
<p><strong>Rivalutazione</strong> biennale del 100%: moltiplica il vecchio affitto per<strong>1,029</strong></p>
<p>Continua a leggere <a href="http://www.agenziaimmobiliarelaurenti.com/tabella_istat.php">l&#8217;articolo Istat</a></p>
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