L’assetto politico dell’Europa del ‘700
Pubblicato da Salvatore - 19/02/12 alle 11:02:27 am
L’assetto politico europeo subì nuovi mutamenti con le guerre di successione spagnola, polacca e austriaca (1700-1748). Dopo la guerra di successione spagnola (1713), la Lombardia, il Napoletano e la Sardegna (poi scambiata con la Sicilia e passata nel 1720 ai Savoia) vennero attribuiti all’Austria, che si sostituì alla precedente dominazione spagnola nella penisola italiana. Nel 1714 col trattato di Rastadt fu conclusa la pace tra Austria e Francia, indebolita dalle continue guerre di Luigi XIV. Alla morte dell’imperatore Carlo VI e dopo che alla figlia Maria Teresa fu riconosciuto il diritto di successione (1748), in Europa si verificò un rovesciamento delle classiche alleanze che, a eccezione dell’Inghilterra, mirante ad arginare le mire espansionistiche di Federico II di Prussia, sfociarono nella guerra dei Sette anni (1756-1763), la prima di dimensioni mondiali, in quanto coinvolse le colonie atlantiche, i Caraibi e le Indie orientali. L’Inghilterra, che nel 1707 si era unita con la Scozia nel Regno Unito di Gran Bretagna, dal 1714 ebbe come re il tedesco Giorgio I della dinastia degli Hannover.
Gli Asburgo-Lorena ebbero il governo del Granducato di Toscana dopo l’estinzione della famiglia Medici (1737) e i regni di Napoli e di Sicilia passarono dall’Austria ai Borbone di Spagna (1735). In tutta Europa e in alcuni stati italiani (Toscana, Piemonte, Lombardia, Regno di Napoli) si tentarono una serie di riforme economiche, fiscali e sociali non sempre coronate da successo. Vasta eco aveva ovunque il movimento illuminista francese. La Gran Bretagna, grazie all’accorta politica rivolta a garantire gli equilibri di potenza e all’espansione coloniale condotta nella prima metà del Settecento, era divenuta la maggior potenza mondiale, arbitro dell’equilibrio continentale. Le particolari condizioni dell’economia e della società britannica, oltre che le innovazioni tecnologiche nell’industria tessile, fecero avviare il complesso fenomeno della rivoluzione industriale a cui corrispose un generale e inarrestabile incremento demografico. Il rinnovamento prodottosi nella speculazione filosofica e politica europea, in particolare inglese e francese, fornì un fondamentale sostegno ideologico a eventi diversi e geograficamente lontani. Nella Francia di Montesquieu Luigi XV e il nipote, Luigi XVI, non ebbero le capacità necessarie ad adattare le istituzioni del paese alle mutate condizioni del XVIII secolo. La Francia fu in questa epoca la più ricca e potente nazione del continente e il suo gusto e stile nell’architettura e nelle arti vennero imitati in tutto l’Occidente. Le idee politiche e sociali dei pensatori francesi ebbero grande influenza sugli altri paesi d’Europa e in America, e il francese si diffuse ovunque come lingua delle classi colte. Il secolo rappresentò un’epoca di straordinaria crescita economica: la popolazione salì da 21 milioni di abitanti nel 1700 a 28 milioni nel 1790, il reddito prodotto dall’agricoltura aumentò del 60%. La Francia di Montesquieu era la principale potenza manifatturiera del mondo, possedeva il miglior sistema stradale d’Europa e una fiorente marina mercantile. Il reddito dei ceti più bassi, tuttavia, riusciva a malapena a tenere il passo con l’inflazione; la maggior parte dei contadini continuava a condurre un’esistenza miserabile, su cui gravava il fardello delle tasse. Da queste erano invece esentate le terre della nobiltà e del clero (circa i l 35% dei terreni coltivati), così che lo stato stesso era di fatto escluso dalla nuova prosperità.




