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Diritto e società. Tutti i nostri post che parlano di: ‘Diritto e società’

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Politiche del benessere per un sistema sociale (3°parte)

In linea generale, tutti gli interventi citati possono essere attuati indipendentemente da interventi di taglio delle spese sociali pubbliche. Di fatto, tuttavia, molte misure sono state adottate in diversi paesi proprio allo scopo di ottenere risparmi sulla spesa pubblica che non comportassero una riduzione troppo marcata del livello di servizi offerto. In certi settori queste misure hanno addirittura consentito una crescita dell’offerta complessiva, anche in una fase di riduzione delle responsabilità finanziarie dello stato. Altrove, invece, le stesse misure hanno legittimato una politica più decisa di taglio della spesa sociale pubblica e sono state così fortemente avversate dai difensori più accaniti del welfare state. Una delle difficoltà principali a compiere una valutazione specifica dell’impatto politico di queste misure è data dal fatto che esse sono state spesso accompagnate da grandi clamori ideologici (sia prò che contro di esse). Così, ad esempio, l’introduzione di sconti fiscali alle famiglie per l’acquisto di servizi sociali privati è stata considerata in diversi paesi come un attacco, per quanto indiretto, ad una concezione universalistica del welfare, anche se questa misura, in linea di principio, non comporta necessariamente una riduzione del grado acquisito di copertura dei bisogni da parte del welfare pubblico.

Il passaggio da un sistema di finanziamento ai fornitori privati attuato tramite sussidi {grani) ad uno attuato tramite convenzioni è stato considerato spesso come un tentativo di operare tagli alla spesa trasferendo la responsabilità politica dei tagli sui fornitori privati; tuttavia, di nuovo in linea di principio, l’adozione di un contratto per regolare il finanziamento pubblico di un servizio fornito da un soggetto privato indica un grado maggiore, e non minore, di regolazione pubblica. Questo volume nasce proprio dall’intento di esplorare quale sia l’impatto di questo insieme di misure sull’assetto organizzativo e istituzionale dei sistemi socio-assistenziali di sei paesi europei: Francia, Germania, Italia, Norvegia, Regno Unito e Spagna. Il termine che generalmente viene utilizzato per descrivere in forma sintetica questo insieme di misure è quello di privatizzazione. Con esso, appunto, ci si riferisce ad una molteplicità di interventi, i l cui scopo finale è quello di aumentare la quota di funzioni pubbliche svolte da soggetti privati.

In un’accezione estensiva e non troppo rigorosa, rientrano nella privatizzazione anche gli interventi precedentemente indicati sub a e sub b, ovvero quegli interventi volti ad una riorganizzazione del sistema pubblico fondata sull’introduzione di criteri privatistici anche nell’amministrazione dello stato. In questo volume i l fuoco verrà invece concentrato sulle misure indicate sub c e sub d, ovvero su quelle misure che prevedono un coinvolgimento sempre più diretto ed intenso di soggetti privati e soprattutto di organizzazioni non-profit nelle politiche di welfare.

Il passaggio verso la privatizzazione, avvenuto a cominciare dagli anni ottanta, costituisce un vero e proprio turning point non spiegato in modo adeguato dalle teorie tradizionali del welfare. Esso ha suscitato, a seconda dei contesti nazionali, sia reazioni positive che negative. Per una lunga stagione, la privatizzazione è stata identificata come una politica di taglio liberistico, volta a ridurre in misura sostanziale l’impegno dello stato nelle politiche di welfare.

Pluralismo democratico

Da alcuni anni assistiamo ad un vero e proprio scontro di civiltà; uno scontro in cui tutti i mezzi sono leciti. I1 mondo islamico guidato da una non ben definita frangia fondamentalista si propone l’obiettivo di ridare vigore e purezza all’Islam contro la dilagante corruzione dei governanti musulmani, secondo la loro definizione lunga mano del mondo occidentale. Ormai consapevole dell’importanza e della doverosa necessità di uscire dalla clandestinità e conquistare il potere tramite un inserimento nella vita civile e politica e memore inoltre della rivoluzione islamica khomenista in Iran e del gran successo che ebbe nell’immaginario collettivo delle masse musulmane, la battaglia dell’estremismo islamico si gioca sul terreno del consenso, puntando ad una rivoluzione culturale; e quale miglior mezzo per raggiungere questo obiettivo se non l’uso spregiudicato dei mass media? E quale miglior modo per sbranare gli avversari interni ed esterni se non la trasformazione dello scontro in scontro di civiltà? Sotto questo punto di vista risulta chiaro il perché dell’uso massiccio dei proclami propagandistici su Internet, vera e propria centrale di reclutamento e d’indottrinamento dei tanti giovani privi di una salda identità, svenduta e barattata nello sconfinato mercato del consumismo globalizzato.

A questa invasione mediatica del mondo islamico corrisponde, per reazione, una vera e propria crociata dell’estremismo occidentale di destra. Gli esponenti di questo estremismo dall’ambiguo referente ideologico, spaziano dal razzismo all’antisemitismo, dal conservatorismo e fascismo al trasformismo, si dichiarano “New Con”.

Il loro obiettivo almeno quello dichiarato è quello di difendere la cultura e la tradizione occidentale dall’invasione della così detta ” dittatura del relativismo “e cultura del meticciato”. E anche in questo secondo blocco la ( parola d’ordine è delegittimare gli avversari esterni ed interni, spingendo verso lo scontro di civiltà che deve essere totale e totalizzante, da cui la cultura occidentale può riscoprire e conservare la gloria e il primato mondiale, conquistati a caro prezzo nell’arco della storia. Evidentemente la convergenza di obbiettivi non poteva non portare questi due estremismi a concretizzare i propri intenti; il risultato è una nuova frammentazione del mondo in due blocchi: quello Occidentale e quello Islamico. In questo modo l’estremismo islamico aspira a sostituire l’URSS, come argine allo strapotere negli Stati Uniti. Così da una parte vi è il blocco Islamico, considerato tout court, terrorista, antidemocratico, anticapitalistico,

barbaro e arcaico; dell’altra il mondo Occidentale cristiano, imperialista, sfruttatore, prepotente e schiavista.

Da questo scenario risulta inevitabile la perdita della diversità e del pluralismo che alla base della Cultura umana che è e deve essere plurale, non bipolare, perché solo in questo modo ciascuno può Contribuire allo sviluppo di un etica pubblica mondiale, avente per riferente l’uomo e la sua dignità; e per principi il valore della laicità e dello Stato di diritto. Se non si trova un modo per superare questo bipolarismo, il rischio sarebbe l’identificazione di ciascun blocco con un’ideologia- etica precostituita che detta a ciascuno ciò che è giusto e ciò che non è giusto rare:”L’aberranteTotalitarismo”. Il totalitarimo come sappiamo soprattutto nella storia del secolo scorso ha seminato più vittime che altro e, per tale, ragione riteniamo che sia un rischio che dobbiamo fare correre alle future generazioni.

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Leggi e organizzazione dello stato

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Ogni ente, è chiaro che ha le sue leggi. Le istituzioni e le leggi dei vari popoli non costituiscono qualcosa di casuale e arbitrario, ma sono strettamente condizionate dalla natura dei popoli stessi, dai loro costumi, dalla loro religione e sicuramente anche dal clima. Al pari di ogni essere vivente anche gli uomini, e quindi le società, sono sottoposte a regole fondamentali che scaturiscono dall’intreccio stesso delle cose. Queste regole non debbono considerarsi assolute, cioè indipendenti dallo spazio e dal tempo; esse al contrario, variano col mutare delle situazioni; come i vari tipi di governo e delle diverse specie di società. Ma, posta una società di un determinato tipo, sono dati i principi ai quali essa non può derogare pena la sua rovina. Ma quali sono i tipi fondamentali in cui si può organizzare il governo degli uomini? Montesquieu analizza i generi di poteri, e traccia la costituzione fondamentale di un governo. Montesquieu nell’esporla rende accessibili i temi fondamentali della libertà politica, e quindi i tipi di governo degli uomini; che sono tre: la repubblica, la monarchia e il dispotismo. Ciascuno di questi tre tipi ha propri princìpi e proprie regole da non confondersi tra loro. Il princìpio che è alla base della repubblica è, secondo Montesquieu, la virtù, cioè l’amor di patria e dell’uguaglianza; il princìpio della monarchia è l’onore; il princìpio del dispotismo, il terrore. napolitano_fantoccioL’autore in un passo dice: Questi i princìpi dei tre governi: ciò non significa che in una certa repubblica si sia virtuosi, ma che si dovrebbe esserlo. Né dimostra che in una determinata monarchia regni l’onore o in un particolare Stato dispotico la paura, ma solo che dovrebbe regnarvi: senza di che il governo sarà imperfetto. La repubblica è la forma di governo in cui il popolo è al tempo stesso monarca e suddito; il popolo fa le leggi ed elegge i magistrati, detenendo sia la sovranità legislativa sia quella esecutiva. Al polo opposto della repubblica vi è il dispotismo, nel quale una singola persona accentra in sé tutti i poteri e di conseguenza lede la libertà dei cittadini. Montesquieu fa trasparire profonda avversione per ogni forma di dispotismo, poiché sono le leggi a doversi conformare alla vita dei popoli e non viceversa. La forma che sta in mezzo è la monarchia regolata, la monarchia costituzionale, in cui Montesquieu vede contemperate le caratteristiche positive sia del regime monarchico assoluto che di quello repubblicano. L’esempio di questa forma di governo a “costituzione mista” è rappresentato dall’Inghilterra, il cui ordinamento Montesquieu considera come la più alta espressione di libertà. La tesi fondamentale secondo il filosofo, è spesso confusa con altri concetti, come, ad esempio, quello Montesquieu è che può dirsi libera solo quella costituzione in cui nessun governante possa abusare del potere a lui affidato. Per contrastare tale abuso bisogna far sì che “il potere arresti il potere”, cioè che i tre poteri fondamentali siano affidati a mani diverse, in modo che ciascuno di essi possa impedire all’altro di esorbitare dai suoi limiti e degenerare in tirannia.

Lo stato e le leggi

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Pur non possedendo miniere d’oro, come il re di Spagna suo vicino, è più ricco di lui perché sa trarre oro dalla vanità dei suoi sudditi, più inesauribile di qualsiasi miniera. Lo si è visto intraprendere e sostenere lunghe guerre senz’altre risorse che la vendita dei suoi titoli nobiliari e, per un miracolo dell’orgoglio umano, le sue truppe erano regolarmente pagate, le fortezze munite e le flotte equipaggiate. Del resto questo re è un gran mago: esercita il suo potere sullo spirito stesso dei suoi sudditi; li fa pensare come egli vuole. Se si trova ad avere un solo milione di scudi nel suo erario, e ne ha bisogno di due, non ha che persuaderli che uno scudo ne vale due ed essi lo credono. Se deve finanziare una guerra diffìcile e non ha denaro, non ha che da far credere loro che un pezzo di carta è denaro sonante ed essi sono subito persuasi. Giunge persino a far credere loro di essere capace di guarirli da ogni sorta di male toccandoli. Tanto è grande la forza ch’egli ha sugli spiriti. Ciò che ti vengo narrando di questo principe non deve stupirti: c’è infatti un altro mago, anche più forte di lui, che esercita sul suo stesso spirito il potere ch’egli ha sui sudditi. Questo è il Papa. Egli riesce a far credere che tre e uno sono la stessa cosa, che il pane che si mangia non è pane o che il vino che si beve non è affatto vino, e mille altre cose di questo genere [...]. Il Papa è il capo dei cristiani. Si tratta di un vecchio idolo, incensato per abitudine. Un volta i principi stessi lo temevano [...] ma ora non fa più paura a nessuno. Pretendo d’essere il successore d’uno dei primi cristiani che si chiamava San Petro; certo si tratta d’una successione: egli possiede infatti tesori immensi ed il padrone d’un grande paese. 476-665-large Lo spirito delle leggi è l’opera più importante, frutto di quattordici anni di lavoro, Montequieu la pubblica anonima a Ginevra nel 1748. Due volumi, trentuno libri, un lavoro tra i maggiori della storia del pensiero politico, una vera e propria enciclopedia del sapere giuridico e politicodel Settecento. L’opera venne attaccata dai gesuiti egiansenisti e messa all’indice ( Index Librorum Prohibitorum ) nel 1751, dopo il giudizio negativo della Sorbona. (A Voltaire era andata peggio, era finito già alla Bastiglia, e ci stava ritornando per la seconda volta, ma fece in tempo a darsela a gambe levate, iniziando così il suo “vagabondaggio illuminista” nelle varie corti europee). Nel libro XI de Lo spirito delle leggi, Montesquieu traccia la teoria della separazione dei poteri. Partendo dalla considerazione che il “potere assoluto corrompe assolutamente”, l’autore analizza i tre generi di poteri che vi sono in ogni stato: il potere legislativo (fare le leggi), il potere esecutivo (indicare le linee politiche e operare le scelte conseguenti) e il potere giudiziario (attuare concretamente le norme giuridiche). Montesquieu cercò di dimostrare come, sotto la diversità degli eventi, la storia abbia un ordine e manifesti l’azione di leggi costanti.

La Res Publica

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La Repubblica Romana sotto Cesare divenne oggetto del suo potere arbitrario, l’Europa risentì del suo violento governo militare. Dal nord scesero un’infinità di popoli che si riversarono nelle province romane, e commettendo altrettante numerose razzie fondarono diversi regni. Questi popoli erano liberi e limitavano l’autorità dei loro re, i quali, fungevano da capi o generali. Adifferenza di questi, i popoli asiatici come i Turchi e Tartari, in seguito alle loro conquiste diedero al loro dispotico sovrano nuovi sudditi al potere del quale dovevano sottomettersi, alla pari del suo popolo. I popoli del Nord invece come i Vandali in Africa, i Goti in Spagna non conferirono ai loro capi una grande autorità. Alcuni princìpi, ai quali si rifecero le monarchie moderne erano già presenti in quei stati che nacquero dalla rovine dell’Impero Romano ( condivisone del potere tre capo e soldati, esenzione dell’imposte per il principe, leggi create nelle Assemblee della nazione ecc.).

Pagina Generica Sfondo Nero copia (1)Nell’opera il parallelismo tra Oriente e Occidente continua, l’autore mette a confronto le rispettive società, già egli ha lasciato intendere come i sovrani europei riconoscessero ai loro sudditi più diritti che i sultani asiatici, artefici di regni dispotici, anche se è pur vero che in Europa non si può parlare di stati democratici che hanno esteso tutte le libertà, si può dire, e Montequieu l’ha fatto, che l’Europa fosse sicuramente più avanti dell’ Asia e di qualsiasi continente del mondo. Profonda era la differenza tra Oriente e Occidente, per esempio mettendo a confronto i sistemi giudiziari dei paesi dei due continenti, si può dire che i reati in Europa erano puniti applicando pene miti che al massimo prevedevano la reclusione per i reati più gravi, in Asia, per gli stessi delitti venivano applicate pene sproporzionate rispetto alla gravità del reato stesso, prevedendo l’aggressione fisica dell’imputato. Montesquieu evidenzia come ci sia una profonda differenza nel modo di comportarsi nella società tra Asiatici ed Europei, i primi preferiscono vivere isolati, i secondi sembrano essere fatti per vivere nella società, nutrono sentimenti quali l’amicizia e si caratterizzano per l’intensità delle relazioni sociali, anche le mentalità sono molte diverse, per certi versi opposte, l’uomo europeo lavora senza riposarsi, rischiando così facendo, di accorciare la sua vita per il desiderio di possedere sempre di più, vi è una febbre del lavoro che ha contagiato gli europei, i quali conducono una vita frenetica, infatti Rica in una lettera nota che i francesi corrono senza mai fermarsi, e che da circa un mese che si trova a Parigi ma non ha mai visto un parigino passeggiare. Forzando un po’, si può dire che con Montesquieu abbiamo il preannunzio della società capitalistica moderna, gli orientali invece sono visti come gente inerte, che si muovono con un passo molto lento, per averne un’idea basti pensare al passo regolato dei cammelli con cui si muovono nel deserto. L’autore infine, con la tecnica di criticare per bocca dei suoi personaggi, non si fa scappare l’occasione di attaccare il re di Francia, massimo rappresentante delle istituzioni laiche, ed il papa di quelle ecclesiastiche, in un passo delle lettere persiane l’autore definisce il re di Francia e il papa due grandi “maghi” capaci di manipolare lo spirito degli uomini: Il re di Francia è il più potente principe d’Europa.

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