Archivi del mese February, 2011
Pubblicato da Mirko - 28/02/11 alle 05:02:20 pm

Nel 2010 i viaggi con pernottamento effettuati dai residenti in Italia sono stati 99 milioni e 997 mila. Rispetto al 2009 si registra una diminuzione del numero di viaggi (-12,4%) e del numero di pernottamenti (-7,8%). In particolare, i viaggi di vacanza, che pesano per l’87,4% sul totale, mostrano una flessione (-11,4%) dovuta alla consistente diminuzione delle vacanze brevi (-18,7%).
I soggiorni di vacanza lunga (di almeno 4 notti) e i pernottamenti per vacanza lunga, invece, si mantengono sostanzialmente stabili. Anche i viaggi per motivi di lavoro, che rappresentano il 12,6% dei viaggi, subiscono una forte diminuzione (-18,4%), accompagnata dal calo del relativo numero di pernottamenti (-29%).
Rispetto al 2009 si osserva anche una riduzione del numero di persone andate in vacanza in media in un trimestre (dal 28% nel 2009 al 27% nel 2010), soprattutto tra i residenti al Centro (dal 32% nel 2009 al 30,4% nel 2010).
Considerando le destinazioni, si riducono del 13,4% gli spostamenti con mete italiane, che rappresentano l’81,7% del complesso dei viaggi, con una contrazione più marcata per i viaggi diretti verso le regioni del Centro (-18,7%), verso cui diminuiscono sia i viaggi di vacanza (-16,2%) sia i viaggi effettuati per motivi di lavoro (-30,7%). Gli spostamenti verso l’estero sono stabili nel loro complesso, ma si riducono quelli effettuati per motivi di lavoro (-17,4%).
Le vacanze per far visita a parenti o amici diminuiscono (-17,2%), così come quelle trascorse in alloggi a titolo gratuito (-18%). Si osserva un incremento delle vacanze prenotate utilizzando internet (+11,5%), mentre diminuiscono i viaggi senza prenotazione (-24,6%).
Pubblicato da admin - 28/02/11 alle 02:02:48 am

Leggero incremento del tasso di crescita dell’economia nell’area euro, rilevante aumento dell’inflazione e disoccupazione in lieve calo. Queste i segnali che affiorano dalla Survey of professional forecasters (SPF) per il primo trimestre 2011 condotte dalla Bce sulla base dei pareri di cinquantasei esperti di istituzioni finanziarie e extraeuropee. I partecipanti all’SPF avvertono al momento che il PIL in termini reali dell’area dell’euro accresca dell’1,6 per cento nel 2011. Questo descrive un controllo al rialzo (di 0,1 punti percentuali) della quotazione sull’espansione per il 2011 riportata nell’antecedente SPF.
La crescita attesa per il 2012 resta identica all’1,7 per cento. Le attese di crescita incluse nell’SPF per il 2011 e il 2012 si situano entro gli intervalli riportati nelle proiezioni macroeconomiche per l’area dell’euro comunicate in dicembre dagli esperti dell’Eurosistema e su un livello leggermente più alto rispetto alle più attuali ipotesi di Consensus Economics e Euro Zone Barometer per il 2011 e il 2012.
La distribuzione di probabilità aggregata per il 2011 si è rinviata considerevolmente verso risultati più elevati, dal momento che gli intervistati ora conferiscono una probabilità del 39 per cento a risultati inclusi fra l’1,5 e l’1,9 per cento, e una probabilità più bassa (27 per cento) all’intervallo tra l’1,0 e l”1,4 per cento.
Pure per quanto riguarda il 2012 la distribuzione di probabilità aggregata si e’ mossa verso l’alto rispetto all’osservazione antecedente, ancorché in misura più moderata, concentrandosi anche in tale circostanza nell’intervallo fra l’1,5 e l’1,9 per cento.
Le attese sul tasso di disoccupazione per il 2011 sono state leggermente riviste al ribasso, di 0,1 punti percentuali, al 9,9 per cento. Quelle per il 2012 sono immutate al 9,6 per cento. I rischi globali per le attese relative al 2011 e al 2012 sono pensati come indirizzati verso l’alto. Le attese sul tasso di disoccupazione a più lungo periodo (per il 2015) rimangono immutate all’8,3 per cento e, pure in siffatto caso, i rischi d’insieme per le prospettive di più lungo termine sono considerati al rialzo.
Pubblicato da admin - 28/02/11 alle 02:02:01 am

L’Istat propone le principali novità che riguardano gli indici dei prezzi al consumo per l’anno 2011.
Com’è noto le operazioni di riesame annuale del paniere dei beni e servizi concernono sia il campione di prodotti per i quali vengono rilevati in ogni mese i prezzi al consumo, sia il complesso di elementi preso come riferimento per la ponderazione, vale a dire i pesi con i quali i prodotti partecipano al computo degli indici che misurano il livello generale dei prezzi di beni e servizi.
Da gennaio 2011 gli indici dei prezzi al consumo sono calcolati secondo un nuovo e più articolato schema di classificazione della spesa per consumi, che accoglie, con alcuni adeguamenti, la proposta di controllo della catalogazione COICOP definita a livello europeo. L’indice dei prezzi al consumo per l’intera comunità (NIC) è diffuso con un livello di dettaglio che giunge a 319 Segmenti di consumo, contro gli antecedenti 204 Voci di prodotto. Le Divisioni di spesa (ex Capitoli) che beneficiano in misura moderatamente più grande dell’ampliamento del livello d’insieme degli indici sono quelle dei Servizi ricettivi e della ristorazione e delle Comunicazioni. Il paniere 2011 è costituito da 1.377 beni, che si riaggregano in 591 posizioni indicative; su queste sono calcolati mensilmente i relativi indici dei prezzi al consumo.
Rispetto al 2010 entra a far parte del paniere le nuove posizioni: Tablet PC, Ingresso ai parchi nazionali, ai giardini zoologici e botanici, Servizi di trasporto periferico multimodale integrato, Fast food etnico, Salmone affumicato. Esce la posizione Noleggio DVD. Fra le posizioni, già contenute nell’indice antecedente, che sono diffuse per effetto della nuova catalogazione, ci sono i Servizi di telefonia mobile (traffico voce ed sms) e i Servizi internet da rete mobile. Nel 2011 sono 85 i comuni capoluogo di provincia che partecipano al computo degli indici che erano 83 nel 2010. Il comune dell’Aquila riprende l’attività di rilevazione, dopo due anni d’interruzione a causa delle conseguenze del sisma del 2009.
Pubblicato da Mirko - 27/02/11 alle 04:02:10 pm

Sulla base delle informazioni disponibili, nel quarto trimestre del 2010 il prodotto interno lordo (PIL) è aumentato dello 0,1 per cento rispetto al trimestre precedente e dell’1,3 per cento rispetto al quarto trimestre del 2009. L’aumento congiunturale del PIL è il risultato di un aumento del valore aggiunto dell’agricoltura e dei servizi e di una diminuzione del valore aggiunto dell’industria.
Il quarto trimestre del 2010 ha avuto due giornate lavorative in meno rispetto al trimestre precedente e lo stesso numero di giornate lavorative rispetto al quarto trimestre 2009. Nel quarto trimestre il PIL è aumentato in termini congiunturali dello 0,8 per cento negli Stati Uniti ed è diminuito dello 0,5 per cento nel Regno Unito. In termini tendenziali, il PIL è aumentato del 2,8 per cento negli Stati Uniti e dell’1,7 per cento nel Regno Unito.
La metodologia utilizzata per la stima preliminare del PIL è analoga a quella seguita per la stima completa dei conti trimestrali. La mancanza totale o parziale di alcuni indicatori alla data della stima preliminare comporta un maggiore ricorso a tecniche statistiche di integrazione.
Sulla base di tale metodologia, il Pil corretto per gli effetti di calendario nel 2010 è aumentato dell’1,1 per cento. Si ricorda che il 2010 ha avuto una giornata lavorativa in più rispetto al 2009. La crescita acquisita per il 2011 è pari allo 0,3 per cento.
Secondo la prassi corrente, l’1 marzo 2011 saranno diffuse le nuove stime annuali (non corrette per gli effetti di calendario) dei conti economici nazionali per il periodo 2008-2010. L’11 marzo 2011 saranno rese note le stime trimestrali coerenti con i nuovi dati annuali.
Pubblicato da Mirko - 27/02/11 alle 04:02:50 pm

A gennaio 2011 le esportazioni dal nostro Paese hanno registrato una crescita congiunturale dell’8,7%, superiore a quella delle importazioni (+4,4%), con livelli di interscambio più elevati per i flussi in entrata. La crescita tendenziale è molto sostenuta per entrambi i flussi: +34,9% per le esportazioni e +46,2% per le importazioni.
Il persistente debito commerciale con i paesi extra Ue si amplifica notevolmente: dai meno 3,4 miliardi di gennaio 2010 ai meno 5,8 miliardi di gennaio 2011.
Il comparto energetico ha registrato, sempre a gennaio 2011, un consistente ampliamento del debito (-5,6 miliardi rispetto a -3,8 di gennaio 2010), contribuendo per il 75% all’incremento del deficit complessivo. Al saldo negativo della bilancia commerciale, che passa dai 456 milioni di gennaio 2010 a meno 169 milioni di gennaio 2011, contribuisce anche l’interscambio di prodotti non energetici.
I beni strumentali trainano la crescita tendenziale delle esportazioni di prodotti non energetici (+41,9% realizzando un saldo attivo di oltre 2,1 miliardi.
Per i prodotti intermedi si registra una crescita tendenziale delle importazioni (+73%) notevolmente più ampia di quella delle esportazioni (+31%) ed un deficit commerciale di quasi 1,9 miliardi di euro.
I mercati di destinazione più dinamici sono Stati Uniti (+64,9%), paesi Mercosur (+62,5%), Turchia (+45,5%), Russia (+45,2%) e Svizzera (+35,5%). Più debole è la crescita verso paesi ASEAN e EDA.
Una crescita sostenuta delle importazioni interessa i paesi Mercosur (+73%), i paesi OPEC (+65,2%), la Cina (+52%) e gli Stati Uniti (+50,5%), mentre è relativamente più contenuta la crescita dei flussi in entrata dalla Turchia (+17,6%) e dal Giappone (+27,2%).
Data di pubblicazione: February 27, 2011
Categorie: Debito pubblico, Esportazioni, Esportazioni Italiane, Indice Prezzi 2010, Istat 2011, Statistiche Europa, Statistiche Italiane, Statistiche del Mondo, Vendite, bilancia commerciale
Tags:
Tags: commercio estero extra UE, dati istat
Pubblicato da Mirko - 26/02/11 alle 09:02:37 pm

I dati sui prezzi al consumo diffusi dall’Istat riguardo al periodo di riferimento di gennaio 2011 denotano che l’indice NIC, comprensivo dei tabacchi, registra un aumento dello 0,4% rispetto al mese di dicembre 2010 e del 2,1% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente (era +1,9% a dicembre 2010). La stima definitiva, insomma, conferma quella provvisoria.
L’inflazione acquisita per il 2011 è pari all’1,2%. L’inflazione di fondo, calcolata al netto dei beni energetici e degli alimentari freschi, è pari all’1,4%, rimanendo così invariata rispetto a quella calcolata a dicembre. Sul piano tendenziale, la variazione dei prezzi dei beni sale al 2,5% (dal +2,1% di dicembre 2010), mentre per i servizi la dinamica tendenziale dei prezzi scende all’1,5% (era +1,6% a dicembre).
L’accelerazione dell’inflazione di gennaio risente delle tensioni sui prezzi dei beni, in particolare gli energetici non regolamentati e gli alimentari non lavorati. Gli effetti di questa accelerazione vengono attenuati solo in parte dal lieve rallentamento della crescita su base annua dei prezzi dei servizi.
L’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) diminuisce dell’1,6% rispetto al mese precedente e aumenta dell’1,9% su base tendenziale. L’indice nazionale (FOI), al netto dei tabacchi, segna un aumento dello 0,4% rispetto al mese precedente e del 2,2% rispetto a gennaio 2010.
Pubblicato da Mirko - 25/02/11 alle 12:02:03 am

Per chi ha un contratto di affitto, la scadenza annuale rappresenta sempre un appuntamento “importante”. E’ il momento nel quale arriva anche la richiesta di adeguamento all’indice Istat per tutti quei contratti che prevedono l’indicizzazione.
Contratti a canone concordato (3+2 anni). Per questa tipologia di contratti la legge prevede l’adeguamento annuale allo 0,75% dell’indice Istat. Il testo del contratto, che va stipulato sul modello ministeriale, non stabilisce espressamente che l’adeguamento debba avvenire sulla base della richiesta del locatore, ma neppure che si tratti di aumento automatico. Considerato che per legge non si possono inserire nel contratto clausole peggiorative per il conduttore, si applica in questo caso quello che è previsto per le locazioni commerciali, ossia che il canone aggiornato è dovuto solo se richiesto, a partire dal mese successivo. Il proprietario che si è dimenticato di chiedere l’aggiornamento, ha in qualunque momento la possibilità di richiederlo.
Contratti “liberi”: con aumento automatico dovuti anche gli arretrati. Nel caso dei contratti liberi (4+4 anni), occorre prestare particolare attenzione alle clausole che vengono scritte a proposito degli aggiornamenti.
- Se viene specificato che l’aggiornamento è dovuto “a richiesta” valgono le regole appena viste per i contratti concordati, ovvero nessun aumento è dovuto se non espressamente chiesto e in caso di dimenticanza non si debbono pagare arretrati ma solo il canone aggiornato in base agli aumenti scattati a partire dalla data di riferimento.
- Invece se il contratto contiene formule quali “adeguamento automatico senza richiesta del proprietario” è l’inquilino a doversi fare carico di pagare il canone aumentato a partire dal primo anno successivo alla data di stipula del contratto, senza necessità di richiesta. E se non lo fa, il proprietario ha diritto non solo all’aumento dalla scadenza annuale in poi ma anche a tutti gli arretrati proprio perché l’aggiornamento era contrattualmente dovuto.
Locazioni commerciali: richiesta retroattiva fino a cinque anni ma senza arretrati. La prescrizione quinquennale vale anche nel caso delle locazioni commerciali. Per questo tipo di contratto l’articolo 32 della legge sull’equo canone, nella parte tutt’ora in vigore su diritti e doveri di proprietario e inquilino e locazioni commerciali, stabilisce che “Le parti possono convenire che il canone di locazione sia aggiornato annualmente su richiesta del locatore per eventuali variazioni del potere di acquisto della lira.
L’indice di riferimento dell’andamento dei prezzi che serve per il calcolo dell’adeguamento del canone è pubblicato tutti i mesi sulla Gazzetta Ufficiale il 15 del mese successivo a quello a cui si riferisce – ad esempio l’indice di settembre sulla Gazzetta di ottobre e così via – e sul sito è possibile trovare la serie storica dal 1947
Pubblicato da admin - 24/02/11 alle 04:02:48 pm

Quando parliamo di indice dei prezzi al consumo, ci riferiamo ad una determinazione quantitativa di natura statistica che interessa il livello generale dei prezzi di beni e/o servizi che un corrispondono da un determinato paniere.
Quest’ultimo, com’è noto, è rappresentato dalle abitudini dei consumatori medi che orientano i loro acquisti verso una certa tipologia di prodotti. Uno degli indici più adoperati è senz’altro quello che individua la variazione della media ponderata del livello dei prezzi che riguardano tutte le transazioni economiche che si realizzano tra i diversi operatori commerciali, partendo dal produttore che per arrivare fino al consumatore finale.
Tale indice adoperato, dall’ISTAT, vale a dire l’Istituto di Statistica Italiano cerca di dare una determinazione quantitativa espressa in percentuale della variazione aumentativa del livello generale dei prezzi di beni e servizi che formano oggetto delle transazioni eseguite dagli operatori commerciali che interagiscono sul mercato nazionale.
Gli indici Istat che riguardano il livello generale dei prezzi di beni e servizi variano nel tempo e si differenziano, sia rispetto alla popolazione dei consumatori che prendono come riferimento, sia per quanto concerne il territorio interessato, sia per le caratteristiche del paniere che viene preso in considerazione che per i prezzi relativi a quest’ultimo.
L’Istat dispone di tre differenti indici dei prezzi al consumo:
1) L’indice NIC: esso rappresenta l’indice che prende come riferimento la collettiva intera. Di conseguenze viene determinato in relazione alla presenza della popolazione per intero in tutto il territorio dello stato che esegue le transazioni economiche che riguardano tutti i beni e servizi presenti sul mercato ad un determinato prezzo praticato sul mercato stesso.
2)L’indice FOI: questo, misura i consumi delle famiglie che sono strettamente correlati ad un lavoratore dipendente. Tale indice è adoperato come riferimento per adeguare gli affitti o al vitalizio che in caso di separazione bisognerà corrispondere al coniuge.
3) L’indice (IPCA): questo indice consente di ottenere delle comparazioni tra il livello generale dei prezzi di beni e servizi interni con quello dei 27 paesi membro dell’Unione Europea.
Pubblicato da admin - 24/02/11 alle 03:02:19 pm

Da Gennaio 2011, la spesa per i consumi di beni e servizi in Italia, viene classificata utilizzando degli indici dei prezzi al consumo a livello internazionale denominati COICOP. Esso si articola seguendo una struttura di tipo gerarchico che presenta tre livelli:
1) I capitoli di spesa;
2) Le categorie di prodotto;
3) I gruppi di prodotto.
Questo nuovo schema classificatorio, adoperato per i tre indici dei prezzi al consumo diffusi dall’Istat, ha previsto altresì l’inserimento di due nuovi livelli di disaggregazione, le Sottoclassi di prodotto e i Segmenti di consumo e risulta, pertanto, ordinato in cinque livelli, i cui nomi sono stati resi conformi a quelli internazionali. Inoltre, tra le novità si ricorda l’inserimento del livello che prende il nome di Segmento di consumo in riferimento al Regolamento dell’Unione Europea n. 1334/2007 del 14 novembre 2007, che lo definisce come un insieme di transazioni economiche che hanno ad oggetto prodotti omogenei dal punto di vista del soddisfacimento di determinati bisogni e che, di conseguenza, possono essere considerati equivalenti dagli utenti-consumatori.
Il fatto che si utilizzino schemi di classificazione degli indici variegati, fa sì che ci sia un ampliamento notevole che riguarda l’informazione statistica che si basa sui dati forniti dall’istituto nazionale italiano.
Gli indici saranno, difatti, estesi senza esitazioni con un livello di globalità che giunge a 319 segmenti.
Per quanto riguarda il paniere dei beni e servizi del 2011, bisogna dire che esso è composto di oltre 1300 prodotti che costituiscono il livello essenziale del complesso dei consumi che registrano nel paese da parte delle famiglie. Su questi ultimi saranno individuati i prezzi ogni mese o bimestre nel corso di tutto il 2011.
Infine è doveroso rammentare che l’ISTAT pone in essere una revisione del paniere di beni e servizi consumati dagli utenti-consumatori italiani, al fine di determinare l’inserimento di tutti quei prodotti che hanno acquisito una crescente rilevanza tra i consumi delle famiglie italiane.
Pubblicato da Giacomo - 22/02/11 alle 12:02:34 pm
Dimenticate i dati macro e affidatevi alle certezze che solo un panino sa offrire: nei momenti più turbolenti sul mercato delle valute date un morso al Big Mac Index. L’idea è del settimanale inglese The Economist, che ha scelto il prodotto più globalizzato del fast food più noto al mondo per comparare i tassi di cambio delle monete. Il meccanismo è semplice e si basa sulla parità del potere d’acquisto. Il “mostro” di carne e pane a triplo strato è servito in 120 paesi a un prezzo identico in ogni luogo.

Dunque, la giusta domanda da porsi non è più quanto costa un dato bene, ma quanti panini posso acquistare spendendo la stessa cifra. In questo modo, è possibile capire quale moneta è svalutata rispetto a un’altra, e viceversa. Osservando tra le succose pieghe del Big Mac scopriamo che le preoccupazioni americane sulla debolezza dello Yuan a conti fatti non sono poi così infondate. Il Big Mac Index, infatti, ci dice che la moneta cinese è svalutata del 49 per cento rispetto a quella americana. E che il valore della moneta unica europea nel mese di marzo superava del 25 per cento quello reale.