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Archivi del mese November, 2010

Nuovi ordini industriali

Nel mese di agosto 2010 rispetto a luglio 2010, nell’area dell’euro l’ indice dei nuovi ordini industriali è aumentato del 5,3%. A luglio l’indice è diminuito del 1,8%. Nel EU271, l’indice di nuovi ordini è aumentato del 3,6% in agosto 2010, dopo un calo del 1,6% in. Escludendo navi e ferrovie  per il quale le modifiche tendono ad essere più volatili,l’indice industrialeaumenta del 4,1% nella zona euro e del 3,3% nella Ue27. In agosto 2010 rispetto ad agosto 2009, i nuovi ordini industriali sono cresciuti del 24,4% nella zona euro e del 22,6% nella Ue27. Totale industria al netto delle navi, ferrovie e aerospazio equipment4 è aumentato del 23,5% e 23,0% rispettivamente.

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Prodotto interno lordo 2010

L’indice istat più famoso dopo l’indice dei prezzi al consumo è senza dubbio quello del prodotto interno lordo, il PIL. Con il prodotto interno lordo possiamo calcolare il valore di beni e servizi prodotti in Italia in un determinato intervallo di tempo per così avere un’idea della situazione macroeconomica del nostro paese. Infatti ogni mese l’Istat ci aggiorna, come fece lo scorso venerdì con questo comunicato:

Nel secondo trimestre del 2010 il prodotto interno lordo (PIL), espresso in valori concatenati con anno di riferimento 2000, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, è aumentato dello 0,5 per cento rispetto al trimestre precedente e dell’1,3 per cento nei confronti del secondo trimestre del 2009. La stima preliminare diffusa il 6 agosto scorso indicava un aumento congiunturale dello 0,4 per cento e un aumento tendenziale dell’1,1 per cento. Il secondo trimestre del 2010 ha avuto una giornata lavorativa in più sia rispetto al trimestre precedente sia rispetto al secondo trimestre 2009. La crescita acquisita per il 2010 è pari allo 0,9 per cento.

PIL mondiale nel 2008

PIL mondiale nel 2008

Quello che Istat non fa però è offrirci una panoramica di dati correlati al PIL per chiarire meglio la situazione italiana. Come i dati europei. Se volete un confronto attendibile fate un giro nei nostri post. Non dimenticate i le grafiche interattive, presto ne vedrete alrti.

Disoccupazione europea

La disoccupazione nell’area euro si è attestata al 10,1% in agosto 2010, il tasso rimane invariato rispetto al mese si luglio. È stato invece del 9,7% nel mese di agosto 2009. Aumenta dunque la differenza annua. Il tasso di disoccupazione nell’EU si ferma al 9,6% nel mese di agosto 2010. Rimasto invariato rispetto al luglio. È stato del 9,2% nel mese di agosto 2009. Eurostat, l’agenzia europea di servizi statistici stima che sono 23,066 i milioni di uomini e donne nell’UE ad essere disoccupati, di cui 15.869.000 vivono nella zona euro. Tra gli Stati membri, i tassi di disoccupazione più bassi sono stati registrati in Austria (4,3%) e nei Paesi Bassi (4,5%), e il più alto in Spagna (20,5%), Lettonia (19,5% nel secondo trimestre del 2010), Estonia (18,6% nel secondo trimestre del 2010) e Lituania (18,2% nel secondo trimestre del 2010).

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Fatturato degli ordinativi

Nel mese di settembre gli indici destagionalizzati del fatturato e degli ordinativi, calcolati con base 2005=100, hanno registrato, nel confronto con il mese precedente, un calo dello 0,3 per cento, il primo, e dell’1,2 per cento, il secondo. Il fatturato è aumentato dell’1,0 per cento sul mercato interno ed è diminuito del 3,2 per cento su quello estero; gli ordinativi nazionali hanno registrato un incremento del 3,1 per cento e quelli esteri una flessione del 7,8 per cento.

Secondo l’Istat:

Nel confronto degli ultimi tre mesi (luglio-settembre) con i tre mesi immediatamente precedenti (aprile-giugno) le variazioni congiunturali sono state pari a più 2,0 per cento per il fatturato e a più 2,1 per cento per gli ordinativi. Si segnala che, come annunciato, in occasione della diffusione dei dati relativi a settembre 2010 si opera una revisione retrospettiva degli indici grezzi , nonché delle specificazioni dei modelli di destagionalizzazione.

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L’agenda Istat del 2010

Ecco l’agenda del 2010 di tutti i comunicati previsti dall’Istat. Nel nostro sito troverete il commento e le notizie pià aggiornate riguardo alle statistiche dell’Istituto.

Data di rilascio
Comunicato
Note

01 marzo 2010 Occupati e disoccupati (provvisori)
Gennaio 2010
01 marzo 2010 Pil e indebitamento delle AP
Anno 2009
ore 11
02 marzo 2010 Prezzi al consumo (provvisori)
Febbraio 2010
ore 11
04 marzo 2010 Produzione nelle costruzioni
IV trimestre 2009
senza briefing
10 marzo 2010 Produzione industriale
Gennaio 2010
10 marzo 2010 Conti economici trimestrali
IV trimestre 2009
ore 11
12 marzo 2010 Retribuzioni di fatto e costo del lavoro (OROS)
IV trimestre 2009
15 marzo 2010 Esportazioni regioni italiane
1/12 2009
senza briefing
16 marzo 2010 Prezzi al consumo
Febbraio 2010
18 marzo 2010 Commercio estero
Gennaio 2010
19 marzo 2010 Fatturato e ordinativi dell’industria
Gennaio 2010
22 marzo 2010 Commercio estero extra UE
Febbraio 2010
senza briefing
24 marzo 2010 Occupati e disoccupati
IV trimestre 2009
25 marzo 2010 Commercio al dettaglio
Gennaio 2010
30 marzo 2010 Fatturato di alcuni servizi
IV trimestre 2009
senza briefing
31 marzo 2010 Prezzi alla produzione dell’industria
Febbraio 2010
31 marzo 2010 Prezzi al consumo (provvisori)
Marzo 2010
ore 11
31 marzo 2010


Occupati e disoccupati (provvisori)
Febbraio 2010
ore 12

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Industria in recupero

Gli ordini industriali – nel mese di giugno 2010 rispetto a maggio 2010- corrispondenti all’euroland sono aumentati del 2,5%. A maggio, invece, l’indice era aumentato del 4,1%. D’altro canto nell’Unione Europea i nuovi ordini sono aumentati del 2,4% nel mese di giugno 2010, dopo un aumento del 4,0% nel
mese di maggio. Escludendo navi, ferrovie ed equipaggiamento aerospaziale, per il quale le modifiche tendono ad essere più volatili, i nuovi ordini industriale sono cresciuti complessivamente del 1,6% nella zona euro e del 1,8% nell’UE.
Nel mese di giugno 2010 rispetto a giugno 2009, i nuovi ordini industriali sono aumentati del 22,6% nella zona euro e del 22,5%
nell’UE-27. Osserviamo dunque un settore industriale (sempre escluse navi, ferrovie e equipaggiamento aerospaziale) in forte aumento nella zona dell’euro e nell’Unione Europea: il 22,5% e 23,7%
rispettivamente. Il recupero non è alle porte. È già in moto.

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Economia Sommersa: il caso spagnolo

L’economia sommersa batte cifre record in Spagna: 245 miliardi, il 23,3% del PIL. No c’è da sorprendersi con un mercato del lavoro fortemente immobilizzato dalle misure governative che negli ultimi 7 anni di governo di Zapatero –e specialmente durante la crisi- mirano a proteggere i lavoratori che contano con un lavoro stabile. Infatti, il grande timore del governo iberico è la perdita di fiducia da parte dei sindacati e la conseguente caduta irreversibile del governo prima del 2012, data ufficiale per le elezioni. Queste misure  a sua volta però non favoriscono l’integrazione di nuovi lavoratori ne creano il cerchio virtuoso della mobilità della forza lavorativa che ha caratterizzato la Spagna nell’ultimo decennio. Vedi l’economia sommersa in Italia

Cartoon Spagnolo sul bivio dell'economia sommersa

Cartoon Spagnolo sul bivio dell'economia sommersa

È tutto il contrario invece. Licenziare in Spagna costa sempre di più e dunque per assumere si hanno sempre meno risorse. Un lavoratore assunto a tempo indeterminato che deve necessariamente essere licenziato costa ad una azienda spagnola oltre 45 giorni di stipendio per anno lavorativo più la consueta indennità statale. Le cifre dell’indennità pattate con i sindacati a volte superano persino quelle che paga la stessa azienda e perciò il lavoratore per un periodo che può arrivare all’anno o ai due anni prenderebbe per stare a casa più soldi di quelli che prendeva lavorando.

Conclusione? L’azienda non licenzia perché se licenzia va in bancarotta; l’azienda non assume più nessuno e se assume lo fa in condizioni di precariato mai viste in Spagna; il lavoratore che non trova lavoro è riceve le indennità non si scomoda per cercarne uno nel breve termine e quello che non ne riceve può soltanto lavorare per quattro soldi. Se quest’ultimo ha veramente bisogno di lavorare per campare ( come c’è l’hanno i giovani disoccupati che sono già al 40% della disoccupazione) non si accontenta soltanto di un lavoro e cerca automaticamente altri modi per arrivare alle fine del mese. Così nasce il lavoro nero.

Lavoro a chiamata

L’Istat pubblica una grafica sul lavoro a chiamata e l’evoluzione di questo tipo di contratto in Italia molto interessante.  “I primi contratti di lavoro a chiamata sono stati stipulati nel 2004” spiega l’istituto “tuttavia nei  dati amministrativi utilizzati le informazioni di interesse sono disponibili a  partire dal 2006 poiché soltanto all’inizio di tale anno l’Inps ha definito la relativa disciplina previdenziale  (circolare Inps 17/2006) “consludeo il comunicato. Le stime considerano il periodo sino alla fine del 2009 e verranno aggiornate periodicamente.

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Disoccupazione italiana, una grafica per combattere il mito

Sulla disoccupazione abbiamo versato fiumi d’ inchiostro digitale. Su indiceistat.it per esempio, ogni mese contiamo con un minimo di due post dedicati esclusivamente alle cifre che più preoccupano gli italiani, quelle della disoccupazione. Tanto l’europea come quella italiana, senza contare poi gli analisi macroeconomici che parlano della crisi e nei quali non manca mai la voce disoccupati o deficit pubblico. Queste cifre, ammettiamolo, vengono usate spesso con la disinvoltura di un professore di economia da chiunque -e ancora più spesso inventate da chiunque. Ce le ritroviamo in bocca quando vogliamo spiegare la situazione italiana ad un amico che viene dall’estero e vorrebbe vivere in Italia: “venire in Italia?? Pedro ma sei matto? Qui non si vive. Ma sai quante tasse paghiamo a Milano? E la disoccupazione? Ma stattene in Spagna va, non fare ca…te”.

Scherzi a parte. Questo fenomeno sociologico si verifica spesso perché le cifre sono difficili da ricordare. Se fate un giro nei bar di quartiere e dopo il secondo caffè alzate la voce e chiedete al cameriere cosa ne pensa della disoccupazione, se pensa che in Italia sia più alta che nel resto d’Europa scatta subito il meccanismo. E parte un’asta di numeri che farebbe venire il mal di testa anche al ebayer più accanito. “Il 10%, no il 20%, ma dai il 20% è in Spagna noi siamo al 18%, quelli che sono messi male sono i greci, eh si”, commenta il solito esperto.

Per ricordare meglio la situazione della disoccupazione in Europa vi proponiamo di fare clic nella nostra grafica interattiva. Premendo il pulsante play parte da sola l’animazione con la quale potrete osservare l’evoluzione della disoccupazione in Europa dal 1983. Mica male vero? Osservate per esempio i paesi evidenziati, i famosi PIIGS. Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia e Spagna. Quale è messo peggio? L’Italia? Poi se non siete ancora troppo stanchi chiamate Pedro o mandategli una mail. Ditegli che in Italia le cose non vanno troppo bene, che se viene a trovarci sarà difficile, ma che a confronto con altri paesi… qui non si mica tanto male.

Importazioni esportazioni

La bilancia commerciale europea con il resto del mondo nel mese di luglio del 2010 ha ottenuto +6,7 miliardi di euro di surplus di euro rispetto ai 11,9 miliardi dello stesso periodo dell’anno precedente. Questo vale a dire che l’europa esporta più di quello che importa dal resto del mondo. Vedi più per chi esportiamo di più. Secondo l’Eurostat un mese prima, a giugno del 2010 la cifra si è attestata a 2,2 miliardi di euro, rispetto ai rispettivi 5,2 miliardi raggiunti giugno 2009. Nel mese di luglio 2010 rispetto a giugno 2010, le esportazioni sono diminuite del 0,6% e le importazioni del 1,5%. Questo calo simultaneo delle importazioni e le esportazione con una flessione più importante delle prime ha portato ad una bilancia positiva.

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  • Settori in deficit (aumento delle importazioni):

L’energia (€ -140,2 mld nel gennaio-giugno 2010 rispetto ai -110,6 mld in gen-

Giugno 2009)

  • Settori in surplus (aumento delle esportazioni):

Prodotti fabbricati aumentato (81,4 mld contro 63,0 mld).

  • Esportazioni in calo per

Per gli Stati Uniti (-3%) visto l’aumento dell’euro nel cambio dollaro.

  • Esportazioni in aumento per

Brasile (+59%)

Cina (+43%)

Turchia (+40%)

  • Importazioni in aumento da

Russia (+45%)

India (+24%)

Cina (+22%).

Indice Istat, tutto quello che devi sapere su statistiche economiche italiane e gli effetti che avranno sulla nostra economia personale.

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