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La gerarchia piramidale della PA
Pubblicato da Salvatore - 21/01/12 05:01:59 pmVi è il criterio della gerarchia in base al quale esse sono collocate su una scala piramidale, accanto a questo criterio si trova quello della competenza in base al quale per es. le leggi regionali sono separate-da quelle statali secondo il principio della competenza o materia:
1) Le fonti superprimarie comprendono la Costituzione repubblicana, le leggi di revisione costituzionale, altre leggi costituzionali, fra cui gli statuti delle Regioni ad autonomia speciale. Si sa che la nostra è una costituzione rigida per cui occorre un particolare procedimento per la sua modifica o per introdurre norme di rango costituzionale – art. 138 -.
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2) Fonti primarie: legge ordinaria, approvata dalle assemblee parlamentari e promulgata dal Presidente della Repubblica. Accanto alla legge dotata di generalità ed astrattezza, troviamo: a) le leggi-provvedimento che agiscono nei casi concreti; b) leggi-incentivo che prevedono agevolazioni; sgravi fiscali, finanziamenti in base all’art. 71 Cost., quali strumenti attuativi della programmazione economica; c) leggi di programmazione predisposte, sempre dalla stessa norma cost., per il raggiungimento di obiettivi generali; d) leggi di principio o leggi cornice. Accanto alla delega legislativa ordinaria disciplinata dalle leggi di finanza, con le quali lo Stato provvede a,spese e ad entrate; leggi tributarie e finanziarie. Il procedimento legislativo si articola nelle fasi dell’iniziativa, dell’istruttoria, decisoria e integrativa dell’efficacia. Decreti legislativi delegati (1. 23 agosto 1988 n. 400). Il Governo svolge attività normativa di grado primario, attraverso i decreti legislativi delegati (legge delegata) e i decreti-legge. I primi si attuano tramite una legge formale (legge delegata) con cui le Camere trasferiscono al Governo l’esercizio della potestà legislativa per dare soluzione a determinate materie (riforma codici), tenuto conto della maggiore idoneità tecnica del Governo. Tale legge incontra i limiti della materia, tempo e contenuto.

Una particolare forma di delega è quella che dà vita a testi unici con cui vengono raccolte in maniera sistematica tutte le precedenti leggi su una stessa materia. Con l’art. 76 Cost., si possono annoverare le ed. deleghe speciali una delle quali è prevista dall’art. 79 Cost., per cui “L’amnistia e l’indulto sono concessi dal P. della Repubblica su legge di delegazione delle Camere”. Un’altra ipotesi è prevista dall’art. 78 Cost. che sancisce; “Le camere deliberano lo stato di guerra e conferiscono al Governo i poteri necessari”.
Decreti-legge
Questi provvedono come stabilito dall’art. 77 le situazioni eccezionali nelle quali il modo normale di produzione giuridica risulterebbe inadeguato. Nel presupposto della necessità ed urgenza il Governo emana i decreti legge, atti normativi primari equiparati alla legge. Se la deliberazione spetta al consiglio dei Ministri, l’emanazione è con decreto del Presidente della Repubblica controfirmato dal Presidente del Consiglio. Possono disciplinare qualsiasi materia, salvo delimitazioni poste dall’art. richiesta la maggioranza degli aventi diritto. Nell’ultima fase, se l’esito è positivo con decreto presidenziale viene dichiarata abrogata la legge. Tale decreto è pubblicato nella G.U. e l’abrogazione decorre dal giorno successivo. Tale abrogazione può essere ritardata per 60 giorni. Fra le fonti primarie bisogna annoverare le leggi regionali, sia quelle a statuto ordinario che quelle a statuto speciale ex artt. 116 e 117 Cost.
Paradossi, incertezze e pericoli di un accordo storico per l’Europa
Pubblicato da Salvatore - 23/12/11 03:12:56 pm
Gli ottimisti sostengono che l’accordo intergovernativo per 17 + x sigillata all’alba del 9 dicembre nel freddo di Bruxelles è un passo storico per rafforzare l’unione fiscale e politica nell’area dell’euro. Il veto di Londra, ha spiegato il presidente francese, Nicolas Sarkozy, ha un grande vantaggio in questo momento drammatico, in quanto consentirà più rapida l’approvazione del patto, che dovrebbe essere pronto in marzo o forse anche prima. Il metodo scelto non obbliga i firmatari ad approvare in un referendum (tranne forse l’Irlanda purista), e limita il trasferimento della sovranità incoraggiando i paesi riluttanti (come la Francia stessa). Tutto questo, riassumono i ottimista, apre la strada alla minaccia di approvazioni possono essere caricati in un colpo di stato del progetto, come è accaduto nel 2005 con la Costituzione europea. Ma la soluzione intergovernativa voluta dalla Francia e sostenuta dalla Germania come un piano B che ha il vantaggio di lasciare Londra, come il cattivo ragazzo è ben lungi dall’essere un modo di vino e di rose. Secondo gli scettici e pessimisti, la proposta approvata è paradossi politici e le debolezze giuridiche possono trascinarsi per mesi per dirigenti e gli avvocati hanno sottolineato a Bruxelles. Vedendo il bicchiere mezzo pieno, se il governo irlandese ha accettato di presentare il referendum e ha perso, sarebbe al di fuori del club, ma che non rallenta l’integrazione degli altri. Allo stesso modo, se si perde le elezioni presidenziali Nicolas Sarkozy in aprile / maggio, e il suo successore (ad esempio François Hollande, per non aver Marine Le Pen) decide che l’accordo non piace e si rifiuta di comprendere la “regola d’oro” nella Costituzione, altri paesi potrebbero seguire liberamente la sua strada. Ma, vedendo il bicchiere mezzo vuoto, se l’Irlanda non ha firmato e non seguire gli altri, e se la Francia dovesse smontare e liberi, avrebbero effettivamente servito per rompere un po ‘ruota di carro e drammatico con Londra?
Lo scenario peggiore è Londra che bloccano il progetto in tribunale
C’è una trappola dello scenario senza precedenti avvisare l’Europhobes, suggerendo che l’accordo potrebbe aprire un ampio menù di velocità (due, tre, sette?): Ortodossia come la Spagna e la Germania, la Repubblica Ceca o caldo come la Svezia, coloro che desiderano entrare nel club nel più breve tempo possibile, quali la Polonia. L’impegno è volontario, ma improbabile, dicono altri, ricordando che quelli che lo sostengono, non proprio sostegno un peperone. Un esempio è la Danimarca, che hanno aderito alla causa del rigore per tutti. Un portavoce ha ammesso la notte del vertice se il suo paese a indire un referendum sull’euro “, avrebbe perso con il 70% dei voti”. Ma la sfida principale è quella di adattarsi alle istituzioni europee nella nuova volontà politica di andare avanti insieme. La progettazione di 17 + x richiede un “nuovo quadro” per dare certezza giuridica al progetto e rendere credibili promesse di austerità franco-tedesca directory, storicamente campione violazione del patto di stabilità. L’accordo prevede uno stretto monitoraggio e chiede di condannare la Commissione, salvo diversa decisione sanzioni semi-85% -, e di veto della Corte europea per le regole d’oro.
Fonte: Internacional.elpais.com
La Manovra di Monti
Pubblicato da Salvatore - 23/12/11 12:12:15 pmIl presidente del consiglio italiano che, come sappiamo, presiede un governo tecnico in carica da un mese circa, incontra le parti sociali del paese più rappresentative: infatti, sono 36 le sigle di associazioni di aziende ed associazioni sindacali chiamate in causa, insieme ad esse vi sono anche le rappresentanze delle Regioni ed dei governi locali . Il segretario della massima associazione sindacale italiana, Camusso commenta in questo modo: ”Siamo determinati a contrastare le scelte sbagliate”.

Il primo ministro italiano Mario Monti ha iniziato a Palazzo Chigi le consultazioni delle parti sociali nell’ottica dell’emanazione di una serie riforme necessarie per far fronte alla crisi economica in Italia.
Mario Monti, dopo aver incontrati i principali esponenti della politica italiana sia della destra che della sinistra, ha poi anche incontrato i rappresentati delle Regioni, ma anche delle altre autonomie locali.
Secondo il leader della Cisl, Bonanni, è necessario introdurre la cosiddetta tassa patrimoniale, il cui presupposto dell’imposta, com’è noto è proprio il patrimonio che fa capo al contribuente.
Il leader della Cisl, continua affermando che la manovra ha un “indirizzo sbagliato” dal momento che punta più di ogni altra cosa sulle tassazione indiretta piuttosto che su quella diretta ed invoca la introduzione della tassa patrimoniale. Secondo Bonanni verrà provocato un effetto “devastante” sia dall’estensione del contributivo, ma anche dall’aumento dell’età utile per mandare in pensione i lavoratori.
Secondo l’altro leader delle parti sociali Angeletti, buona parte dei risparmi non verranno beneficiati dai giovani. Infatti, questi risparmi andrebbero a colmare il debito al fine di ridurlo ma di questi soldi i giovani non vedranno neanche un centesimo di euro! Monti alle preoccupazioni delle parti sociali risponde dicendo: “Siamo di fronte a una alternativa tra la situazione attuale, con i sacrifici richiesti e una situazione di uno Stato insolvente, di un euro distrutto magari per infamia dell’Italia”. Poi prosegure rassicurando la popolazione : “Situazione grave ma ce la possiamo fare”. Sul finire del meeting tra governo e parti sociali, il presindente del consiglio chiamato a formare un governo tecnico, avrebbe definito i colloqui “positivi e incoraggianti”. Mario Monti avrebbe altresì affermato: “Nelle prossime ore cercherò di trasmettere la reale situazione, grave, al Paese ma anche la fiducia che ce la possiamo fare”.
Secondo la segretaria del più sindacato italiano, Camusso afferma che si tratta di un : “Durissimo colpo a redditi pensionati”. Infatti, la segretaria della Cgil mette in evidenza il fatto che a pagare saranno i pensionati del futuro in quanto si tratta di un allungamento che non si può sostenere.
La Cgil rende noto che si aspetta che vi siano dei cambiamenti concreti di equità altresì al Parlamento.
Dal momento che l’Italia non sta attraversando un momento molto facile dal punto di vista economico,
il ministro dell’Interno, Anna Maria Cancellieri, ha detto che questo è “un momento non facile e la crisi economica ci costringerà a fare scelte dolorose”, in quanto l’Italia viene considerato come “uno dei Paesi più colpiti” dalla crisi economica e finanziaria che attanaglia tutto il mondo. Secondo il presidente di Confindustria la Manovra è un atto dovuto anche perché il nostro paese non ha scelta.
L’Istat: la crescita italiana rallenta
Pubblicato da Salvatore - 15/10/11 07:10:06 pm
Secondo l’Istituto Nazionale di Statistica ISTAT l’economia del nostro paese subisce un rallentamento. Infatti, secondo l’istituto che il prodotto interno loro PIL nel secondo trimestre l’economia si era un pochino ripresa malgrado la crescita annua fosse nettamente lenta. Molti paesi europei ed extraeuropei hanno registrato dei tassi di crescita superiori rispetto all’Italia malgrado stessero condividendo lo stesso periodo di congiuntura recessiva che attanaglio il loro sistema economico interno. Nel nostro paese , l’incemento del prodotto interno lordo per il 2011 è uguale allo 0,7%.

In ogni modo bisogna anche dire che si rilevano degli andamenti congiunturali che fanno ben sperare, soprattutto per quanto concerne l’industria che presenta un incremento dello 0,9%, inoltre vi è anche una leggera crescita del settore dei servizi che è dello 0,1%. Pesante sembra essere invece la situazione economica di mercato che sta attraversando il primo settore, infatti, l’agricoltura registra un calo pari al 2,4%. Si tratta di un duro colpo se pensiamo che metà del paese vive ancora dei proventi che derivano da tale settore economico che ancora rappresenta uno dei punti di forza della produzione italiana e del suo prodotto interno lordo.

Dando un’occhiata alla situazione degli scambi possiamo dire che si registra anche una riduzione di certo non trascurabile delle importazioni dall’estero sia per quanto concerne il settore dei beni che per quello dei servizi, una diminuzione del 2,3 %. Una nota positiva certamente proviene dall’esportazione dei nostri prodotti e servizi, infatti, sul mercato si registra una crescita della loro domanda pari allo 0,9%, sono in aumento anche i volumi degli investimenti fissi che si attestano allo 0,2% alla stregue dei consumi finali nazionali. Sul piano degli investimenti si registra un aumento in macchine ed altri investimenti a fecondità ripetuta ed a lento ciclo di reintegro di all’incirca il 2,5%.
Risulta in calo, invece, il volume degli investimenti in costruzioni che scendono all’1,6% e anche l’acquisto dei mezzi di trasporto per i quali vi è stata una contrazione della domanda di mercato pari allo 0,3%. Per quanto concerne la spesa delle famiglie in tutto il territorio del paese vi è stato un incremento dell’1,1%, i settori interessati da questa moderata espansione della domanda di mercato sono i servizi ma anche i beni non durevoli. Rimane stabile invece il consumo dei beni considerati durevoli. Anche gli investimenti fissi lordi sono stati caratterizzati di un incremento pari allo 0,6%. Nel secondo trimestre, l’Istat aveva rilevato degli andamenti congiunturali positivi della crescita dell’industria in senso stretto dell’1,5%. Una crescita si era registrata anche nei settori dei servizi del credito al consumo, nel settore assicurativo, nell’ambito dell’attività immobiliari e dei servizi alla persona, in totale dello 0,2%. Resta invariato il valore aggiunto del settore che rimane stazionario il valore aggiunto del settore che riunisce le attività commerciale e quelle che offrono servizi per il turismo come alberghi e altri esercizi, trasporti e comunicazioni, mentre si rilevano tendenze negativi per le fabbricazioni (0,9%) e per il primo settore (2,4%). Nei prossimi mesi ci si augura di poter commentare un migliore andamento dell’economia del nostro paese.
Le Plusvalenze e relative tassazioni
Pubblicato da Salvatore - 15/10/11 01:10:48 pmDiscuteremo in questa sottoparte di plusvalenze immobiliari e professionali, così come plusvalenze su titoli.
1 – Utili professionale
Plusvalenze realizzate come parte di un commerciale o industriale e, attraverso una attività professionale indipendente, sono tassati come reddito ordinario nella categoria in questione. Per quanto riguarda le plusvalenze derivanti dalla cessione di un’attività portata avanti per oltre 5 anni e questo, compresa la vendita di un business, sono tassati separatamente.

L’imposta è calcolata applicando l’importo ricevuto, un tasso pari alla metà della aliquota fiscale media effettiva del contribuente, calcolato nell’arco di due anni per tutti i suoi redditi imponibili. Se, durante questi due anni, solo un anno ha portato a tassazione, questo reddito è utilizzato come riferimento, ma se negli ultimi due anni il contribuente non era imponibile, il tasso di riferimento sarà quella del fiscale prima parentesi quadra.
I guadagni immobiliari
Quando non è il risultato di una attività industriale o commerciale, reale plusvalenze immobiliari generate da individui sono tassati come redditi diversi.
Tuttavia, questi guadagni sono esenti se il contribuente possiede un edificio da oltre 5 anni. Tuttavia, questa esenzione non si applica alla vendita di terreni edificabili. D’altra parte, nel caso di vendita entro 5 anni o su un cantiere, il contribuente ha la possibilità di un tax rate specifica del 20% o l’applicazione della tabella ordinaria delle imposte sul reddito. Se il possesso dei beni ceduti è il risultato di una donazione, il calcolo del periodo di cinque anni inizia quando il donatore ha acquisito la proprietà. Gli utili derivanti dalla vendita di residenza principale del contribuente o di un membro della famiglia sono esenti. Allo stesso modo, le plusvalenze su immobili acquisiti per successione sono esonerati.

Plusvalenze su titoli
Quando un contribuente vende titoli o di altri titoli similari di una società o associazione residente in Italia e si esercita un controllo effettivo, solo il 49,72% della plusvalenza è imponibile della tassa reddito.
Questa riduzione comporta:
- I titoli sono detenuti da oltre un anno dal contribuente;
- I titoli azionari sono trattati come nel primo bilancio chiuso dopo l’acquisizione;
- E nei tre anni precedenti la vendita, la società target è stato un lavoro efficace.
I contribuenti che non esercitano il controllo della società, salvo il trasporto possono tuttavia beneficiare di tale sollievo se, in un periodo di dodici mesi, cedono oltre il 2% dei diritti di voto o al 5% del capitale della una società quotata in borsa. Nel caso di società non quotate, le percentuali sono rispettivamente aumentati del 20% o 25%. Tuttavia, se il contribuente non può trarre vantaggio da questa deduzione, le plusvalenze quando i titoli sono tassati con un’aliquota fissa del 12,5%.

Tuttavia, dal 25 giugno 2008, un esonero totale dalle plusvalenze su titoli effettuate da persone fisiche viene pagato su partecipazioni in società, purché siano rispettate le seguenti condizioni:
- La società target è stato creato negli ultimi 7 anni;
- Il contribuente detiene il trasferimento di almeno 3 anni;
- La plusvalenza è reinvestiti entro due anni la vendita a un’altra società nella stessa zona, residente in Italia e fatto negli ultimi 3 anni. L’ammontare esenzione è ancora limitato in base agli importi investiti dalla nuova società, in beni ammortizzabili o in ricerca e sviluppo.
Fonte: http://www.fontaneau.com
Secondo i dati Istat, l’Italia cresce poco e lentamente
Pubblicato da Salvatore - 31/08/11 08:08:31 pm
Il premio di rischio italiano è salito al di sopra di quello degli spagnoli dal 2010 con uno spread di 400 punti base per i 396 spagnoli. Ciò significa che l’Italia paga più interessi sul proprio titolo decennale che la Spagna e le prestazioni dei titoli di Stato italiani rispetto ai Bund tedeschi, che sono considerati più sicuri dai mercati, è 6,251% da 6,241 % degli spagnoli. Anche se durante diverse giornate il premio per il rischio italiano ha di nuovo superato quello Spagnolo, i dati indicano che i mercati iniziano a vedere l’economia italiana più vulnerabile di quanto gli spagnoli, ciò non significa che sia un successo per la Spagna ma piuttosto un pericolo per l’intera zona euro. L’Italia è la terza più grande economia dell’euro a sostenere un debito del 120% (1,9 miliardi di euro) rispetto al Prodotto Interno Lordo (PIL), solo in Europa dopo la Grecia. Mentre il deficit non è il più alto del vecchio continente, con una crescita economica pari al 4,5% di un decennio si è bloccato allo 0,1%. Si tratta di un cocktail letale, perché se il divario continua a crescere a questo ritmo e l’Italia non cresce, il debito si moltiplicheranno nei prossimi anni. Ieri, un rapporto pubblicato dal Centro per l’Economia e Business Research di Londra, ha affermato che in questa fase, il debito italiano e il PIL potrebbe raggiungere il 150% nel 2017, mettendola sull’orlo del fallimento.
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Questa mattina, l’italiano Statistica (ISTAT) ha riferito che l’economia italiana è cresciuta dello 0,3% nell’ultimo trimestre. Secondo l’Istat, la crescita annua raggiungerà lo 0,7%, mentre il governo si aspetta che sia in grado di superare l’1%. La Spagna, però, ha un debito di 67,3% e la sua crescita negli ultimi anni è stata migliore nonostante il rallentamento nel quarto trimestre, che lo pone in una posizione migliore rispetto alla loro premio di rischio. Ma proprio perché è la terza più grande economia in Europa, l’UE non poteva permettersi un piano di salvataggio per l’Italia, che temevano in caso di default, prendendo il front-end per i paesi dell’euro diversi. Il governo italiano ha approvato lo scorso luglio, un pacchetto di regolazione di 48.000 milioni di euro, ma i tagli sono previsti sono forti per il 2012- 2013. Dopo che il governatore della Banca centrale europea Jean Claude Trichet, ha ammonito l’esecutivo di Silvio Berlusconi che sarebbe opportuno anticipare alcune misure per introdurre un mercato più rigorosa, quest’ultimo si è attivato facendo in modo che al più presto vengano attuate tutte le misure di cui il paese ha bisogno per raggiungere l’obiettivo entro il 2013 di portare debito allo 0%.
In termini di crescita economica, Berlusconi e il suo ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, dopo sono incontrati a Roma con le banche con i rappresentanti dei datori di lavoro e sindacati per sviluppare un piano per rilanciare l’economia non sono riusciti a trovare un punto d’incontro in quanto la manovre del governo non convince a tal punto da indurre la Cgil ad indire per il prossimo 6 settembre uno sciopero generale.
ISTAT: INFLAZIONE, A LUGLIO +0,3% SU MESE E +2,7% SU ANNO
Pubblicato da Salvatore - 31/08/11 02:08:01 pmSecondo quanto viene riportato da un comunicato dell’Istituto Nazionale di Statistica, nel mese di luglio, l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività, che comprende anche i tabacchi, registra un accrescimento dello 0,3% rispetto al mese antecedente e del 2,7% nei confronti dello stesso mese dell’anno antecedente (il medesimo valore che si era notato anche nel mese di giugno).
Il dato che in definitiva è stato comunicato dall’Istat conferma la valutazione provvisoria.

Il tasso di inflazione che si è registrato nel corso del 2011 è del 2,50%. Tale valore viene calcolato non tenendo conto sia dei beni energetici sia dei beni di prim’ordine che si attesta al 2,1%, se invece si considera questo valore senza calcolare i beni energetici, la tendenza della crescita degli indici dei prezzi al consumi si riduce dell’ 0,1% attestandosi per l’appunto al 2,1%. In linea di massima possiamo dire che tendenzialmente il livello dei prezzi in genere scende dal 3% fino al 2,8% che si era registrato nel corso del mese antecedente. Si registra, invece, un aumento del livello generale dei prezzi per servizi, ed esattamente dello 0,1% rispetto al mese precedente. Infatti, a giugno questo valore era del 2,6% a luglio invece era del 2,7%. Seguendo questi andamento, possiamo senza ombra di dubbio affermare che il differenziale dell’inflazione che riguarda beni e servizi si riduce di 3 decimi rispetto al mese di giugno 2011.

Su questo valore possono essere molteplici gli elementi e i fattori che avranno inciso, non dimenticando il periodo di crisi e congiuntura economica che affligge il nostro paese; non è da escludere che a questo andamento abbia inciso anche l’incremento di costo per i beni energetici. Un impatto indicativo scaturisce pure dall’incremento congiunturale dei prezzi dei Servizi concernenti i trasporti che è dell’1,9%.

Quindi, il primo prodotto di freno si deve alla riduzione congiunturale dei prezzi dei generi alimentari non elaborati del 2,5%. Il livello generale dei prezzi di prodotti che vengono comprati con maggiore ripetizione sono inalterati se calcolati su base mensile. Il discorso cambia se invece devono essere calcolati su base annuale: ecco, infatti che il loro valore è aumento anche se non di rilievo se confrontato con Giugno 2010. I prezzi dei beni comprati con maggiore frequenza sono inalterati su base mensile e accrescono del 3,4% su base annuale del 3,5% nel corso del mese di giugno. Un aumento congiunturale dello 0,8% si mette in evidenza per i prezzi a media frequenza di acquisto, che aumentano del 2,8% rispetto a luglio 2010. L’indice equilibrato dei prezzi al consumo si riduce dell’1,7% su base mensile e accresce del 2,1% su base annuale.
Istat comunica la crescita dell’indice di motorizzazione
Pubblicato da Salvatore - 31/08/11 02:08:17 pm
Secondo quanto viene riportato dall’Istituto nazionale di statistica, si registra nel nostro paese un aumento del tasso di motorizzazione nei comuni che sono capoluogo di provincia. Tale incremento, rispetto all’anno passato è dello 0,6%. Quindi, si è avuta una leggerissima crescita pari allo 0,1 in media nell’arco dei 10 anni a partire dall’anno 2000. Ma cosa misura tale indice? Esso serve per dare una determinazione quantitativa delle auto che sono presenti nelle città e questo calcolo viene effettuato per ogni 1000 abitanti.

In tutto il territorio nazionale vi sono diverse province in cui si sono registrati degli aumenti del numero di macchine calcolando questo dato sempre su una scala di 1000 residenti ecco quali sono le città interessate: Olbia e Nuoro, Aosta, L’Aquila, Latina, Potenza, Catania. L’ Istituto nazionale di statistica ha dato comunicazione di tali facendo riferimento a degli indicatori che sono stati adoperati a livello urbano.
Inoltre, l’istituto di statistica sostiene che tale tasso che indica il livello di motorizzazione è parecchio alto anche in altre zone del paese, e addirittura in ben settantasette capoluoghi di provincia vi sono quasi 600 auto su una base di 1000 residenti. Chiaramente questi dati possono differire di città in città e bisogna tenere conto di alcuni fattori che fanno riferimento alla struttura urbana che presenta ogni singola realtà cittadina. Sono del 25% le città capoluogo di provincia che presentano un più basso indice di motorizzazione ecco alcune: Barletta, Genova e Venezia. Inoltre, poco cambia anche sul fronte dei motocicli. Infatti, secondo il rapporto pubblicato dall’Istituto nazionale di statistica si mette in evidenza come vi sia una preponderanza della quantità di motocicli in tutto il territorio. 
L’indicatore a cui fa riferimento l’Istat indica che vi è stato un incremento nelle città capoluogo del 2,4% negli ultimi anni, se questo dato invece si confronta con quello che fa riferimento agli ultimi dieci anni, allora si scopre che addirittura l’aumento che si registrato è pari all’80%. Di certo non poco avranno inciso le modifiche della struttura dei centri urbani da parte delle amministrazioni locali che nel tempo hanno incrementato l’aumento di aree a traffico limitato e zone in cui le macchine non possono transitare oltreché la scarsità di aree adibite a parcheggio e zone dove il parcheggio è a pagamento orario. Questo disagio si avverte di più in quei centri che sono particolarmente sensibili al problema del traffico e i dati sembrano confermare ciò.
Istat: cosa è successo dal 2010 a oggi in Italia
Pubblicato da Salvatore - 31/08/11 01:08:28 pmNel 2010, l’Italia aveva 1.156.000 famiglie vivono in assoluta povertà: oltre tre milioni di persone. E 8.272.000 i residenti che vivono con meno di 500 euro al mese, secondo l’istituto di statistica, Istat. Un altro recente sondaggio indica che solo uno su cinque italiani ha fatto quest’anno una vacanza estiva. Di questi, il 62% sono andati solo per una settimana. Per capire ciò che sta accadendo oggi bisogna guardare al passato. Secondo gli esperti nel campo dell’economia, l’Italia ha vissuto per decenni una sorta di “guerra civile sotterranea”. La gente è abituata a diffidare dello Stato e non si aspetta nulla di buono dai loro politici. “Il vero problema è che il governo ha passato tre anni a mentire agli italiani”, ha detto Gianfranco Fini, presidente della Camera dei Deputati ed ex alleato di Silvio Berlusconi. Gran parte dei problemi attuali politici hanno avuto inizio con la sua epurazione dal Popolo della Libertà nel luglio 2010. Fini è stato bandito senza processo da parte del leader supremo. Berlusconi ha esaurito la materia grigia nelle mani di Tremonti, Umberto Bossi e alcuni colonnelli più fedeli scarsamente istruiti. Una delle ragioni dell’ espulsione di Fini risale al 2009 quando vennero fatte alcune dichiarazioni generali circa l’economia del paese che non erano giuste. Il 13 aprile 2008, Berlusconi ha vinto le elezioni con la maggioranza più ampia della storia della Repubblica. Poteva fare le riforme che il paese aveva bisogno, ma lui non lo fece. Ha preferito indulgere in propaganda e mistificare la realtà. La situazione è buona, siamo usciti dalla crisi meglio di altri, ha detto sia lui che Tremonti. Ora stiamo pagando questa miopia. Come puoi dire che tutto sta andando bene e improvvisamente tutti ci troviamo a viaggiare a bordo del Titanic?
Nelle ultime settimane, come abbiamo potuto vedere i mercati finanziari hanno registrato più giornate nere in cui si sono bruciati tanti milioni di euro ed il panico viene condiviso anche da Madrid e si estende verso l’Europa. La Consob che è l’organo di vigilanza per la borsa, ha cercato di limitare la speculazione anche se ciò solo in parte è stato possibile. Ci si chiede che cosa può far cambiare le sorti di questo e se veramente risulterà essere efficace una manovra, quale quella del governo che sembra ancora una volta strozzare i ceti medio alti, senza toccare privilegi di sorta che rimangono prerogativa di pochi.
ISTAT: INDICE FIDUCIA CONSUMATORI SCENDE A 103,7 A LUGLIO
Pubblicato da Salvatore - 10/08/11 10:08:36 pm
L’indice di fiducia dei consumatori è un indice che consente di individuare l’andamento dei consumi nel tempo percependo gli umori dei consumatori, le cui preferenze come sappiamo incidono sull’andamento della domanda di beni e servizi offerti dal mercato. Si tratta di un indice intuitivo ma anche molto difficoltoso da calcolare, in quanto viene costruito facendo un’ indagine a campione che chiama in causa all’incirca 5.000 nuclei familiari. Le domande più rilevanti concernono le condizioni “attuali” dell’economia e del mercato del lavoro, e quali sono le aspettative che gli intervistati nutrono per il prossimo futuro.
Secondo quanto viene riportato dall’Istituto Nazionale di Statistica, per quanto concerne il mese di luglio 2011, si è registrato una riduzione di tale indice, su cui (è superfluo dirlo) sta incidendo notevolmente il peggioramento della condizione economica-finanziaria interna per effetto della congiuntura. Come riporta il titolo, pertanto, l’indice di fiducia dei consumatori scende nel mese di Luglio 2011 a 103,7.
Secondo il rapporto di Confartigianato, l’Italia ha più di un milione di disoccupati di età inferiore ai 35 anni, corrispondente a un tasso del 15,9%.
Il problema è particolarmente acuto nel gruppo di età 15-24 anni con un tasso del 27,8% registrato a giugno dall’Istituto europeo Eurostat, la media europea per i suoi circa 20,3%.
Guardando specificamente la porzione di 35 anni, il numero di giovani con posti di lavoro sono diminuite del 926.000 unità tra il 2008 e il 2011.
L’istituto italiano di statistica Istat da parte sua che l’Italia ha nel primo trimestre del 2011, 1,152 milioni di disoccupati sotto i 35 anni.
La disoccupazione è soprattutto nel Mezzogiorno si trova a sud della penisola con un tasso del 21,1%, che rappresenta 538.000 giovani disoccupati. La Sicilia ha la più alta con un tasso del 28%, riferisce Confartigianato … a prescindere … non dichiarato
Per le aziende, contratti non standard (o anche di lavoro nero …) può liberarsi del carico fiscale. L’assenza di misure efficaci per ridurre l’occupazione.
Indice Istat, tutto quello che devi sapere su statistiche economiche italiane e gli effetti che avranno sulla nostra economia personale.
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